L’anno delle riforme

Carlo Giuro
L’avvento del 2022 apre nuovi scenari al sistema previdenziale italiano, dopo che con la manovra finanziaria gli interventi si sono limitati ad attenuare l’impatto del venir meno di Quota 100 al 31 dicembre 2021. Con l’incontro governo-sindacati del 20 dicembre scorso è stato aperto il cantiere con l’obiettivo di disegnare una nuova riforma strutturale su flessibilità in uscita, previdenza per giovani e donne e previdenza complementare. Volendo tracciare un linea di demarcazione tra vecchio e nuovo anno, quali sono stati i profili previdenziali del 2021 e quali le prospettive per il 2022? Partendo dalla previdenza obbligatoria va sottolineato in particolare, come anticipato, che si è conclusa nel 2021 la sperimentazione del canale di pensionamento di quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi). Con riferimento alla previdenza complementare l’anno si è caratterizzato soprattutto per la attività di adeguamento da parte dei fondi pensione negoziali e preesistenti alle novità recate dal recepimento nell’ordinamento delle direttive Iorp II. L’attività principale ha riguardato l’adeguamento dell’assetto organizzativo, con la prima operatività delle funzioni fondamentali di gestione del rischio, revisione interna e attuariale.

Andando al nuovo anno e partendo dalla previdenza obbligatoria per quel che riguarda le modalità di pensionamento rimangono immutati i requisiti della pensione di vecchiaia (67 anni di età e 20 di contributi), della pensione anticipata (anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi le donne con finestra trimestrale). E’ stato prorogato il canale di pensionamento cosiddetto Opzione donna (occorre raggiungere almeno 58 anni di età per le dipendenti ed almeno 59 anni di età per le autonome con il requisito contributivo di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2021 con finestra di 12 mesi per le dipendenti private/pubbliche e 18 mesi per le autonome) ed è stato varata pro tempore (soltanto per il 2022) la nuova Quota 102 (64 anni di età e 38 anni di contributi con finestra di 3tremesi per i dipendenti privati e gli autonomi e 6 mesi per i dipendenti pubblici) per evitare lo scalone determinato dallo scadere a fine 2021 di Quota 100.

Quali potrebbero essere le evoluzioni? Nell’ambito dello specifico tavolo di concertazione tra governo e sindacati dovrà elaborarsi un nuovo schema di uscita previdenziale che si affianchi ai tradizionali pensione di vecchiaia e pensione anticipata rilevando il testimone di quota 102 quando terminerà la propria vigenza. Il prerequisito posto dal premier Draghi è che le nuove soluzioni rientrino comunque nella logica del metodo di calcolo contributivo. Tra le ipotesi all’attenzione va citata per esempio la cosiddetta Opzione tutti modellata sul funzionamento di opzione donna con la previsione del pensionamento anticipato a 62 anni con il ricalcolo però integralmente contributivo del trattamento previdenziale.

Altro tema rilevante è poi quello legato alla opportunità di introdurre una pensione di garanzia, una sorta di minimo comune denominatore per i contributivi puri soprattutto per attenuare il rischio previdenziale delle nuove generazioni.

Proprio per il suo rilevante sostegno prospettico ai giovani si guarderà alla previdenza complementare per individuare nuove modalità di sviluppo. Tra i ragionamenti in corso vi è la possibilità di individuare nuove finestre di silenzio assenso con portata generalista (si applica oggi solo ai neo assunti) e la possibile implementazione delle agevolazioni fiscali (tra le proposte vi sono quelle di aumentare i benefici per i famigliari a carico e specifiche agevolazioni per i giovani) anche in ottica di armonizzazione europea alla luce del prossimo avvento del nuovo piano pensionistico individuale paneuropeo. Va sottolineato a tal proposito che nella gran parte degli altri Paesi europei lo schema fiscale adottato è del tipo Eet (Esenzione dei contributi versati-esenzione dei rendimenti-tassazione delle prestazioni) e non del tipo Ett come in Italia in cui i rendimenti vengono tassati anno per anno con aliquota del 20%. Possibili anche interventi agevolativi per stimolare l’investimento dei fondi pensione nell’economia reale rafforzandone il ruolo di investitori istituzionali. (riproduzione riservata)
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