La riforma degli sport invernali

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Cambia la vita per sciatori e gestori di impianti sciistici. Dal prossimo 1° gennaio, infatti, entrerà in vigore la nuova regolamentazione per la pratica sciistica in Italia, contenuta nel decreto legislativo n. 40/2021 attuativo della legge delega di riforma dello sport (legge 86/2019), almeno della parte della riforma che tratta gli sport invernali. L’obiettivo principale del testo è quello di aumentare le norme di sicurezza per chi scia: vengono infatti inseriti nuovi obblighi sia per i gestori sia per i clienti, con un conseguente aggravio di costi e adempimenti. Viene, in sostanza, riscritta la legge 363/2003, andando ad accrescere gli strumenti per scongiurare pericoli o per limitare le conseguenze di incidenti o di altre problematiche. Ci saranno nuovi obblighi assicurativi, sia per i gestori che per i clienti, che acquisteranno l’assicurazione insieme allo sky pass. Stretta, inoltre, sulle piste più «impegnative», che dovranno essere dettagliate dai proprietari degli impianti, i quali dovranno mettere a disposizione informazioni puntuali e precise sui percorsi e sulle loro caratteristiche. Agli utenti sarà inoltre richiesta un’opera di autoregolamentazione, visto che dovranno intraprendere solo le piste adatte a loro sulla base dell’esperienza maturata come sciatori. Vengono poi mutuate, ancora di più che in passato, alcune norme del codice della strada, che saranno quindi applicate sulle piste. In particolare, stretta sul consumo di alcolici con il divieto tassativo di sciare dopo aver assunto sostanze alcolemiche o tossicologiche e la previsione di alcol e drug test per gli sciatori. In caso di incidente, come per le automobili, si procederà con il concorso di colpa.

Insomma, una vera e propria rivoluzione per un settore che in Italia vale tra i 10 e i 12 miliardi di euro, con una struttura degli impianti sul territorio del valore di 1,2 miliardi e un numero di occupati, compreso l’indotto, che supera le 400 mila unità.

Le novità non sono state accolte completamente di buon occhio dal comparto, anche a causa dei nuovi costi e dei nuovi obblighi in capo ai gestori; lo sci è stato duramente colpito dal Covid, con le chiusure degli impianti arrivate in extremis quando la stagione era ormai partita. I proprietari, proprio per la natura dell’attività che gestiscono, hanno importanti costi fissi (si parla di oltre 100 milioni di euro all’anno complessivi di spesa solo per innevare artificialmente le piste). La preoccupazione, quindi, è sulla tenuta economica del sistema sci italiano, che porta ogni anno sulle montagne oltre 4 milioni di persone.

Nuove regole dal 1° gennaio

Dal 1° gennaio 2022, quindi, entreranno in vigore le nuove misure in materia di sicurezza nelle discipline sportive invernali, il complesso di norme inserite nella cosiddetta «riforma dello sport», contenuto nel dlgs 28 febbraio 2021 n. 40 che, come detto, vedrà la sua attuazione il primo giorno del nuovo anno. Sebbene quest’ultima scelta da parte del legislatore potrebbe destare qualche perplessità e disagio per gli operatori del settore in considerazione del fatto che l’adeguamento alla nuova disciplina dovrà avvenire nel bel mezzo della stagione sciistica, è pur vero che nel suo insieme l’impianto normativo è sicuramente apprezzabile, se non altro per avere colmato le troppe lacune della vecchia legge 363/2003 che verrà abrogata a eccezione di pochissimi articoli. Il predetto decreto, quindi, sarà il primo tra quelli della riforma dello sport a vedere la luce e, peraltro, lo farà senza avere subito alcuna modifica o emendamento del testo pubblicato nella Gazzetta ufficiale dello scorso 31 marzo. Fulcro della riforma è la creazione di un sistema normativo che, finalmente, andrà a disciplinare in maniera organica, chiara e completa le misure di sicurezza da adottare durante la pratica delle discipline invernali al fine di evitare pericoli per utenti e terzi sia nelle aree sciabili che in quelle adiacenti ed esterne. Da diversi anni, infatti, si auspicava un radicale intervento sulla precedente legge 363/03 che, seppur abbia rappresentato un unicum nel panorama legislativo europeo in tema di sicurezza sulla neve, è sempre stata oggetto di svariate interpretazioni di carattere giurisprudenziale da parti delle corti di giustizia italiane. Non solo, ma la vecchia legge non ha saputo (e potuto) intercettare il carattere dinamico che lo sport della montagna ha avuto nel corso degli ultimi anni risultando, per certi versi, vetusta e poco applicabile a nuove discipline e attività. In questo contesto, pertanto, appare vincente la scelta del legislatore di cogliere l’occasione del riordino del mondo dello sport che, attraverso la nota legge n. 86/2019, ha permesso di aggiornare il pregresso quadro normativo che, fino ad allora, era stato oggetto solo di sporadici disegni di legge. Se il confine dettato dalla legge delega è stato fin da subito chiaro («garantire livelli di sicurezza più elevati»), il testo di legge successivamente approvato ripone il perseguimento di tale obiettivo a carico sia del gestore degli impianti che degli utenti delle piste.
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