La finanza alternativa accelera

I DATI CONTENUTI NEL 4° REPORT CURATO DA POLIMI, CON IL SUPPORTO DI UNIONCAMERE E INNEXTA
di Roxy Tomasicchio
La finanza alternativa al credito bancario, o complementare per certi versi, esce dalla nicchia e punta quasi al raddoppio. Solo nei primi sei mesi di quest’anno, grazie a strumenti come l’invoice trading, i minibond, ma soprattutto private equity e venture capital, nelle casse delle imprese sono arrivati 1,98 miliardi di euro (+91% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). E calcolando i risultati del secondo semestre del 2020 (2,25 miliardi di euro), tra luglio 2020 e giugno 2021, sono stati 4,23 i miliardi di euro erogati, in aumento del 58% rispetto a un anno fa: erano 2,67 i miliardi di euro veicolati nel periodo luglio 2019-giugno 2020 e 2,56 in quello precedente (un ritmo che ora caratterizza il semestre). Una crescita ancor più straordinaria se si considera che, nel 2017-2018, solo l’1% delle imprese che ne aveva la possibilità (circa 1.800) si era affidato a canali di credito diversi da quello bancario.

A certificare la svolta, numeri alla mano, è il 4° report sulla Finanza alternativa per le Pmi, presentato nei giorni scorsi da Giancarlo Giudici, professore ordinario del Politecnico di Milano e direttore scientifico dell’Osservatorio Crowdinvesting, nel corso dell’edizione 2021 dell’Alt-Finance Day, giornata organizzata da Innexta in collaborazione con School of Management del Politecnico di Milano, Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Unioncamere Nazionale.

Nella fase più acuta della pandemia, la finanza alternativa al canale bancario ha giocato un ruolo importante per assicurare liquidità al sistema. Nel momento attuale di ripresa, invece, l’accesso al capitale può essere funzionale per gli investimenti per il futuro, e la finanza alternativa si prepara a dare un contributo attivando risorse consistenti, con l’obiettivo di mobilitare, almeno in parte, la massa di liquidità che giace sui conti correnti degli italiani.

Più competitività, diversificazione delle fonti, accresciute competenze manageriali, visibilità sul mercato e maggiori opportunità di investimento: questi i principali vantaggi derivanti dal ricorso alla finanza alternativa, rafforzata anche da importanti novità che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, come l’entrata in vigore della regolamentazione europea Ecsp per il crowdfunding; operazioni di sistema sui basket bond; l’avvio di nuovi Eltif e Pir alternativi; l’integrazione di Borsa Italiana nel gruppo Euronext (con la trasformazione di Aim Italia in Euronext Growth Milan); la continua pressione del Fintech; l’arrivo di nuovi player in un ecosistema che, sommando piattaforme digitali, portali di crowdfunding, investitori specializzati pubblici e privati, società di rating, arranger e advisor, conta circa 250 soggetti.

Le principali tendenze dei sette ambiti. I mercati del private equity e venture capital, ossia il finanziamento di imprese non quotate con capitale di rischio fornito da investitori professionali come fondi e business angel, tornano ai valori pre-Covid, con un flusso di 1,22 miliardi di euro, confermandosi i maggiori canali alternativi al credito bancario per le Pmi italiane. Tuttavia, malgrado sia attivo da tempo, il mercato italiano del private equity e soprattutto del venture capital è ancora sotto-dimensionato rispetto alla situazione di Germania e Francia.

Segue l’invoice trading che, nonostante un lieve arretramento registrato nel primo semestre 2021, legato ai ritardi nei depositi dei bilanci 2020 e dall’uscita dal mercato di alcune piattaforme, registra un incremento del 7,5% rispetto al 2020. Parliamo cioè dello smobilizzo di fatture commerciali acquisite da soggetti non bancari attraverso piattaforme web. Piattaforme che negli ultimi dodici mesi hanno distribuito 1,24 miliardi di euro: 712, milioni nel secondo semestre 2020 e 531,6 milioni di euro nel primo semestre 2021. Da segnalare che il ciclo di investimento in questo ambito è molto più breve, trattandosi della cessione a investitori professionali di fatture commerciali a scadenza mediamente 3-4 mesi, che vengono spesso utilizzate come sottostante per operazioni di cartolarizzazione. Molte delle risorse conteggiate sono quindi state reinvestite più volte nell’arco del periodo e le stesse imprese hanno ceduto più fatture nel tempo. Si può stimare che questo canale di finanziamento sia stato adottato da un buon numero di Pmi italiane ed è certamente lo strumento relativamente più utilizzato fra tutti quelli considerati.

Crescono anche il mercato dei minibond (+17% rispetto allo scorso anno) e quello del crowdfunding, in particolare il lending (+73% rispetto allo scorso anno). In dettaglio, l’industria dei minibond continua nella direzione di una crescita stabile e progressiva fin dal 2013, quando le innovazioni normative avviate dal dl Sviluppo e da decreti successivi hanno facilitato l’opportunità per le Pmi di collocare obbligazioni e cambiali finanziarie sul mercato, sottoscritte da investitori professionali (tipicamente banche, fondi di private debt e asset management companies) e oggi anche collocate su portali di equity crowdfunding (sebbene solo a particolari categorie di investitori e solo per i titoli delle spa).

Le Pmi non finanziarie italiane emittenti di minibond fino al 30 giugno 2021 sono state 444; fra queste, ben 37 si sono affacciate sul mercato per la prima volta nel primo semestre 2021. Il controvalore collocato negli ultimi 12 mesi coperti dalla ricerca è stato di 455 milioni, di cui 342,6 milioni nel secondo semestre 2020 e 112,4 milioni nel primo semestre 2021 (con un aumento tendenziale del 17% rispetto allo stesso periodo del 2020).

L’equity crowdfunding (ovvero il collocamento di quote del capitale di rischio su portali autorizzati da Consob) ha visto un ottimo tasso di crescita negli ultimi anni, anche grazie all’estensione a tutte le Pmi di questa opportunità, inizialmente riservata a start-up e Pmi innovative. Sono 742 le aziende italiane che hanno provato a raccogliere capitale di rischio sulle piattaforme Internet autorizzate fino al 30 giugno 2021, portando a successo 588 campagne. Negli ultimi 12 mesi osservati la raccolta è stata pari a 127,7 milioni, con un incremento del 67% rispetto al periodo precedente. Nel primo semestre 2021 la raccolta è stata di 65,4 milioni, con un aumento tendenziale del 70% sul 2020.

Per quanto riguarda le piattaforme di lending, che erogano prestiti finanziati o co-finanziati dai piccoli risparmiatori su Internet, hanno canalizzato denaro alle Pmi italiane per 310,8 milioni nell’ultimo periodo annuale (79,9 milioni nel secondo semestre 2020 e 230,9 milioni nel primo semestre 2021). L’incremento è del 73% rispetto all’anno scorso (sarebbe maggiore considerando che alcune piattaforme sono da quest’anno incluse nella categoria direct lending) mentre quello tendenziale considerando solo gli ultimi 6 mesi è del 338%.

Completa il quadro il reward-based crowdfunding; si parla di campagne di piccolo importo (condotte soprattutto su portali Usa) che imprese italiane hanno lanciato per raccogliere denaro offrendo in cambio prodotti e ricompense non monetarie. È di 5,1 milioni la raccolta effettuata negli ultimi 12 mesi, con una buona crescita grazie ad alcune singole campagne di successo.

Da segnalare nel report una novità per l’ambito del direct lending, il credito erogato da soggetti non bancari (per esempio fondi di credito) attraverso prestiti diretti, che da quest’anno considera i portali che erogano credito su Internet attingendo esclusivamente da investitori professionali (i dati, quindi, non sono comparabili con quelli presentati lo scorso anno). Il trend del settore è comunque positivo, con una crescita raddoppiata rispetto al primo semestre 2020. Il contributo arrivato da questo segmento può essere stimato in 570,7 milioni per gli ultimi 12 mesi, con una buona crescita nel primo semestre 2021 (307,8 milioni) rispetto ai 6 mesi precedenti (262,9 milioni) e ancora di più rispetto al primo semestre 2020, con valori più che raddoppiati.

Ai minimi il flusso di Icos (Initial coin offerings, il collocamento di token digitali e in generale di crypto-asset su Internet grazie alla tecnologia emergente della blockchain), dove non sono state condotte operazioni significative da team italiani.

In ultimo si evidenzia che la raccolta che le Pmi hanno effettuato sul mercato borsistico, in particolare su Euronext Growth Milan, erede di Aim Italia, è aumentata del 66% rispetto al periodo precedente. A fine giugno 2021 il mercato ha raggiunto la soglia di 146 società quotate, con una raccolta (considerando gli aumenti di capitale condotti alla quotazione o anche successivamente, ed escludendo le Spac) pari a 131,4 milioni nel secondo semestre 2020 e 106,5 milioni nel primo semestre 2021; quest’ultimo dato ha segnato un deciso recupero rispetto allo stesso periodo del 2020. In totale le risorse veicolate alle imprese negli ultimi 12 mesi sono di 237,9 milioni.
Fonte:
logoitalia oggi7