La contesa di Trieste

Anna Messia
Non avveniva da anni che un assemblea Generali si preannunciasse tanto calda. La tensione che sta salendo intorno all’appuntamento fissato per il prossimo 29 aprile, che determinerà la nuova governance della prima assicurazione italiana, è degna delle migliori battaglie che si sono combattute a Trieste negli ultimi decenni e non manca di colpi di scena. Come la mossa a sorpresa di Mediobanca che, proprio per prepararsi all’assemblea di aprile, ha preso a prestito un pacchetto del 4,43% delle azioni del Leone da aggiungere al suo 12,82%, arrivando quindi al 17,25% (oltre all’ l’1,14% di De Agostini anche se in vendita), utile a rafforzare le sue munizioni per la riconferma del group ceo, Philippe Donnet. Sull’altro lato del fronte, che chiede invece un cambio di rotta per Generali, il più attivo è stato senza dubbio Francesco Gaetano Caltagirone che ha continuato a comprare azioni della compagnia (oggi al 7,98%) finendo per chiamare in campo la Consob nel tentativo di depotenziare la lista che il consiglio di amministrazione uscente della compagnia sta mettendo a punto, proprio per la riconferma di Donnet.

Per ora la Commissione si è limitata a fissare paletti che aumentano il ruolo degli indipendenti (riducendo quello del presidente Gabriele Galateri non indipendente perché in carica da 9 anni) e ha pure messo in pubblica consultazione le sue posizioni. Il quadro sarà quindi chiaro solo a gennaio, quando saranno rese note le risposte del mercato (per ora è stata pubblicata solo da Assonime) e la Commissione dovrà trarne le conclusioni, oltre a rispondere (privatamente) agli altri quesiti sollevati da Caltagirone, a partire proprio dal prestito titoli. Non solo. Tra gennaio e febbraio cominceranno ad essere svelate anche le contro-proposte dei pattisti. Gli azionisti che chiedono discontinuità rispetto al passato ovvero Caltagirone, Leonardo Del Vecchio (6,62%) e Crt (1,47%) sono arrivati a detenere complessivamente il 16,07% del capitale della compagnia raccolto in un patto, e non è un mistero che vogliano crescere ancora in vista dell’assise di aprile. La loro intenzionati sarebbe di spingere oltre i 5,6 miliardi di dividendi promessi al mercato da Donnet con il nuovo piano strategico presentato a metà dicembre, desiderosi di accelerare sul fronte delle acquisizioni per riavvicinare rapidamente Generali ai big europei, come Allianz o Axa. C’è bisogno di una scossa, aggiungono, e la dimostrazione sta nel fatto che il piano di Donnet non ha entusiasmato il mercato visto che il giorno dell’investor day il titolo del Leone ha chiuso solo con un +0,27% a 18,5 euro. Ora, dopo le critiche all’attuale gestione, i pattisti dovranno entrare nel merito del loro contro-piano e soprattutto dovranno riuscire a convincere il mercato, vero ago della bilancia in questa vicenda, considerando che il 34,75% delle azioni è in mano ad investitori istituzionali e il 7,93% ad altri investitori, e il 22,59% al retail. Da Generali sottolineano il fatto che in questi anni Donnet ha fatto meglio degli altri competitor europei in termini tra andamento del titolo e dividendi, che gli analisti hanno apprezzato il piano e che la procedura per la messa a punto della lista sarà un esempio anche per tutte le altre società che vorranno presentare il futuro una lista del board uscente. Mentre sul fronte dei pattisti le voci di mercato hanno già iniziato a rincorrersi non solo sul piano (spinta sull’asset management) ma pure sui manager che potrebbero attuarlo. Tra gli uomini graditi ai due imprenditori ci sarebbe Diego De Giorgi, uno dei pochi banchieri italiani che ha ricoperto posizioni di vertice nelle grandi banche d’affari internazionali (da GoldmanSachs a Merrill Lynch) e insieme a Jean Pierre Mustier ha lanciato Pegasus, la più grande spac d’Europa da 500 milioni, entrato anche nel di Unicredit. Dalla sua avrebbe avrebbe tra l’altro la fiducia dei Benetton, che in questa partita non si sono ancora schierati, ma hanno in mano un importante 3,9%. Oltre al suo nome si fa anche quello di Giulio Terzariol, cfo di Allianz, che avrebbe un focus più specifico sul settore assicurativo e proprio come De Giorgi è un italiano che si è fatto apprezzare all’estero. Solo voci per ora, come quella di una chiamata a Jp Morgan sul piano. (riproduzione riservata)
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