Gli infortuni sul lavoro nel settore delle attività professionali e tecniche

Le statistiche INAIL sugli infortuni e le malattie professionali nel settore delle attività professionali scientifiche e tecniche

Il settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche comprende una serie di attività per le quali è richiesta una elevata preparazione specialistica, per fare qualche esempio: studi legali e di contabilità, di architettura e ingegneria, servizi veterinari, consulenza aziendale, ricerche di mercato e pubblicità, design, traduzione e interpretariato.

Le aziende del settore assicurate annualmente all’Inail sono circa 153mila (171mila le PAT) e 912mila gli addetti. Nel 2020 le denunce di infortunio sul lavoro sono state 7.918, in calo rispetto al 2019 del 21,8% e del 20,1% dal 2016. Nello stesso anno 33 i decessi professionali, dato più elevato del quinquennio 2016-2020, che ne conteggia in media poco più di 20 l’anno, con un minimo di 12 casi nel 2017.

infortuni

Gli infortuni nel settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche

Poco più del 47% degli infortuni si concentra nelle attività di direzione aziendale e consulenza gestionale, il 18% nelle altre attività professionali, scientifiche e tecniche – le uniche peraltro ad aver registrato un incremento di casi nell’ultimo anno (+18,5%) – il 13% negli studi di architettura, ingegneria e di collaudo e analisi di prodotto. Gli stessi settori sono più coinvolti anche quando si parla di eventi mortali: nell’ultimo anno 13 le vittime (39% del totale) nelle attività di direzione e consulenza aziendale, 7 negli studi di architettura e ingegneria (21%) e 6 nelle altre attività professionali scientifiche e tecniche (18%).

I dati dell’ultimo anno sono indubbiamente condizionati dalla diffusione del coronavirus che ha ridotto le attività per buona parte dell’anno a quelle strettamente necessarie e collocato molti lavoratori in smart working, riducendo sicuramente l’esposizione al rischio di incorrere in un infortunio sul lavoro.
Se si analizzano i dati legati al contagio professionale da SARS-CoV-2 si osserva che le denunce per l’anno 2020 sono state poco meno di 1.900 incidendo per quasi un quarto sul totale degli eventi del settore; in particolare, il maggior numero di casi Covid-19 si osserva nelle attività di direzione aziendale e consulenza gestionale (un caso di contagio da coronavirus ogni 4 infortuni denunciati) e nelle altre attività professionali, scientifiche e tecniche (oltre 4 casi su 10). Sempre nelle attività di direzione aziendale si registra il maggior numero di decessi per via del Covid-19 (7 dei 16 contagi totali denunciati nel settore).

Elevata la quota di infortuni in itinere: il 40% in media negli anni dal 2016 al 2019 e il 25% nel 2020, a fronte di incidenze nettamente inferiori per il complesso dell’Industria e Servizi e pari rispettivamente al 18% e al 12%. Analoghe differenze anche per gli infortuni stradali, ma con percentuali inferiori di 1-2 punti in media rispetto a quelle appena descritte.

Nel 2020 gli infortuni del settore si possono considerare ripartiti tra i sessi, a meno di poche
decine in più per il genere maschile; la quota di denunce maschili risulta quindi inferiore a quella riscontrata per il complesso dell’Industria e Servizi (pari al 57%). Nel dettaglio per comparti si osserva la prevalenza degli infortuni femminili nelle attività legali e di contabilità (72%), nelle altre attività professionali, scientifiche e tecniche (59%), nei servizi veterinari (57%) e nella pubblicità e ricerche di mercato (54%). I decessi, invece, sono quasi esclusivamente maschili: nell’ultimo anno 29 su 33.

Il 39,0 % degli infortunati ha un’età compresa tra i 35 e i 49 anni, appena l’1,0% ha oltre 64 anni, dato che sale al 6,1% se si considerano i deceduti; questi ultimi sono generalmente più anziani con i 3/4 ultra 49enni.

Poco meno del 70% degli infortuni avviene nel Nord (68,4%), il resto è ripartito tra Centro e
Mezzogiorno; se si considerano i soli decessi le distribuzioni variano: aumenta la quota di casi nel
Mezzogiorno, in particolare nel Sud che vede raddoppiare le percentuali dal 12,1% delle denunce al
24,2% dei morti sul lavoro, contemporaneamente si riduce la quota del Nord, in particolare del versante
Est che passa dal 27,7% delle denunce al 15,2% dei decessi. Le regioni che in valore assoluto registrano
il maggior numero di infortuni sono la Lombardia (23,7% del totale Italia), il Veneto (14,7%) e il
Piemonte (13,8%). In Lombardia sono concentrate anche il 30% delle vittime professionali, a seguire
Lazio e Campania (entrambe 4 denunce mortali).

Le malattie professionali

Le malattie professionali del settore sono state 402 nel 2020, in diminuzione del 22,7% rispetto al 2019 e del 23,4% dal 2016, alla contrazione delle tecnopatie ha contribuito seppur indirettamente, la pandemia che in molti casi ha portato, anche a seguito delle difficoltà a rivolgersi ai presidi sanitari e amministrativi, a rimandare l’atto della denuncia anche all’anno successivo.

Poco meno di 6 malattie su 10 sono denunciate nell’attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale, contenuti i casi negli altri comparti. Analogamente agli infortuni le altre attività professionali, scientifiche e tecniche segnano un aumento rispetto al 2019 (+21,0%), ma è pur vero che è l’anno in cui le denunce sono state le più basse del periodo 2016-2019 (38 rispetto ad una media di 50 l’anno). Sostanzialmente stabili le denunce nella ricerca e sviluppo e nella pubblicità e ricerche di mercato.

Le malattie del sistema ostemuscolare e del tessuto connettivo rappresentano oltre il 67% delle denunciate, e mostrano, in termini relativi, un’incidenza più elevata rispetto agli anni precedenti (in media nel quadriennio erano il 60% circa del totale delle denunciate). Altre patologie più frequenti sono le malattie del sistema nervoso (in media una sessantina di casi l’anno), le malattie dell’orecchio e i tumori.