LI ANALISTI SCOMMETTONO SU CEDOLE IN CRESCITA A 5,2 MILIARDI NEL PROSSIMO TRIENNIO

di Anna Messia
È andato avanti per più di otto ore il consiglio di amministrazione di Generali chiamato ieri a votare il nuovo piano industriale delle compagnia triestina che sarà presentato questa mattina al mercato. Iniziata a mezzogiorno la riunione si è protratta fino oltre le 21 (quando questo giornale era già andato in stampa) a dimostrazione delle tensione e della voglia di confronto che si respira in consiglio. Il dato di fatto è che ora la competizione per la nuova governance di Generali entrerà ufficialmente nel vivo, su un nuovo piano di confronto. Con la presentazione da parte del group ceo Philippe Donnet del business plan 2022-2024 il campo di battaglia tra i due fronti che da mesi si contendono la gestione delle prima compagnia assicurativa italiana, a colpi di acquisti e prestiti azionari, si sposterà infatti sui contenuti, in vista dell’assemblea degli azionisti di aprile che dovrà nominare il nuovo consiglio. Da una parte c’è Mediobanca (12,82% diretto e 17,22% con il prestito titoli), che sostiene la riconferma di Donnet, dall’altra Francesco Gaetano Caltagirone (7,81%) e Leonardo Del Vecchio (6,3%) che insieme a Crt (1,47%) hanno stretto un patto (arrivato 15,58%) pronti a presentare una lista diversa da quella del consiglio e un piano alternativo a quello del manager che guida la compagnia dal 2016. Il primo a scoprire le carte sarà appunto Donnet con il mercato che si attende un rilancio sui dividendi dopo i 4,5-5 miliardi promessi con il precedente piano 2019-2021 e raggiunti nella forchetta bassa (4,5 miliardi), nonostante la pandemia. Equita, per esempio, per il periodo 2021-2024 ha stimato un tasso medio annuo di crescita dell’utile operativo del 2% a 6,3 miliardi di euro (ex Cattolica, +4% con), un cagr dell’utile netto del 4% a 3,2 miliardi (senza Cattolica, e +5% includendola) e un dividendo cumulato 2022-2024 (su utili 2021-2023) di 5,2 miliardi, rispetto ai 4,5 miliardi riconosciuti appunto nel piano precedente. Di certo, come anticipato da MF-Milano Finanza, al centro del nuovo piano ci sarà ancora l’asset management, ma anche la spinta su digitale, innovazione e sostenibilità. Oltre che sulle acquisizioni in mercati ad alta redditività, a partire dall’Asia. La prima reazione cui si guarderà sarà quella del mercato che ieri, alla vigilia del piano è rimasto in attesa, con il titolo Generali che ha chiuso a 18,45 euro, (-0,19%). Un giudice decisamente importante perché in questa contesa saranno i fondi e gli investitori istituzionali a rappresentare l’ago della bilancia: le azioni della compagnia per il 34,98% sono in mano a fondi e assicurazioni e per 7,98% ad altri istituzionali come le fondazioni, con il 22,74% controllato da retail. Saranno quindi loro a decretare il vincitore della competizione e subito dopo la presentazione del grupo ceo l’attenzione si sposterà inevitabilmente sulle contromosse che sta mettendo a punto il fronte degli oppositori che preannunciano discontinuità rispetto al passato. Mentre ieri Caltagirone ha preso parte alla riunione, votando contro il piano, Romolo Bardin, consigliere espressione di Del Vecchio, era invece assente. I due, insieme a Paolo Di Benedetto (considerato vicino all’imprenditore capitolino), già lo scorso settembre, si erano opposti alla riconferma di Donnet, con Sabrina Pucci (vicina a Crt) che si era astenuta. L’attesa per conoscere il programma e il candidato alternativo a Donnet che i pattisti presenteranno è inevitabilmente alta e anche in questo caso si dovrà parlare di numeri e strategie. Resta poi aperta la questione Consob cui si era rivolto Caltagirone nel tentativo di depotenziare la presentazione di una lista del consiglio di amministrazione. La commissione ha riconosciuto la legittimità della pratica che prevede la presentazione di una lista del board ma fissando precisi paletti sul ruolo degli indipendenti (e in particolare del presidente) che hanno portato subito dopo Generali a rivedere la sua procedura, limitando l’azione del presidente Gabriele Galateri (non più indipendente perché in carica da 9 anni) rispetto alla precedente versione. Ma la pubblica consultazione sulla posizione di Consob si chiuderà venerdì 17 e solo allora la situazione sarà chiara mentre per gli altri quesiti posti da Caltagirone (prestito titoli) bisognerà aspettare ancora. (riproduzione riservata)
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