Bper pensa al rilancio su Carige

OGGI IL BOARD DI MODENA ESAMINERÀ LE OPZIONI SUL TAVOLO PER LA CASSA GENOVESE
di Luca Gualtieri
La partita Carige arriva al bivio per Bper. Dopo essere uscita allo scoperto la scorsa settimana con un’offerta non vincolante che ha impresso un’accelerazione al dossier genovese, ora Modena deve prendere decisioni importanti. Ieri scadeva il termine per la concessione dell’esclusiva, mentre oggi è prevista una riunione del cda che potrebbe rivelarsi decisiva. Nel frattempo la posizione del Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi (Fitd) non è cambiata. Il primo azionista di Carige (80% del capitale) ha confermato la linea emersa alla fine della scorsa settimana: il nuovo statuto varato all’inizio di quest’anno non permette al fondo di concedere l’onerosa dote richiesta da Bper, cioè un aumento di capitale da un miliardo. La proposta sarebbe insomma decaduta, almeno nella sua prima formulazione comunicata al mercato martedì 14 dicembre. La palla è così tornata nella metà campo di Bper che a questo punto dovrà decidere se abbandonare definitivamente il dossier oppure rilanciare con una nuova offerta. Per il momento non filtrano ancora indicazioni ufficiali, ma alcune fonti suggeriscono che i margini per una trattativa ci sono. Non solo perché negli ultimi giorni alcune grandi banche si sono espresse a favore di un intervento risolutivo su Carige, ma anche perché le autorità di Vigilanza avrebbero accolto positivamente il progetto di Modena. Anche per Bper limare l’offerta presenterebbe dei vantaggi. La conquista della cassa genovese consentirebbe infatti a Modena di porre un tassello decisivo al progetto di quel terzo polo su cui da tempo si ragiona. Per venire incontro alle richieste del Fitd però Bper dovrebbe ridimensionare le proprie richieste iniziali, per esempio abbassando a 650-700 milioni il contributo del fondo, come stimano gli analisti di Equita sim. Considerando anche 400 milioni di crediti fiscali, la dote complessiva supererebbe comunque il miliardo di euro per un istituto che oggi capitalizza appena la metà. Sarà questa la scelta dei vertici e dei soci di Bper, a partire da Unipol, oggi primo azionista al 18,9%? Si vedrà. Meno probabile comunque in questa fase è che il Fitd faccia dei passi per avvinarsi a Bper. Ieri diverse fonti escludevano la possibilità di una revisione dello statuto approvato all’inizio di quest’anno. «Quel documento è stato concepito proprio con l’intento di evitare nuovi salassi al sistema bancario italiano dopo quelli degli ultimi anni», si è confidato un banchiere. Basti ricordare che, solo nel salvataggio della Popolare di Bari, il fondo ha messo a disposizione risorse per 1,2 miliardi che hanno fatto di quell’operazione il maggior intervento mai fatto sino a quel momento. Con le ultime modifiche l’ammontare degli interventi preventivi ora non deve superare il 50% delle contribuzioni complessive versate dalle banche nell’anno precedente. In casi eccezionali e alle condizioni espressamente previste il limite è comunque aumentabile su delibera degli organi fino al 20% delle contribuzioni versate nell’anno precedente. Paletti che i vertici non sembrano disponibili a rimuovere. In attesa che Bper decida come muoversi, sul mercato qualcuno ipotizza l’arrivo di nuove offerte. L’indiziato numero uno è Crédit Agricole che, dopo il blitz sul Creval, potrebbe crescere ancora sul mercato italiano. Le indiscrezioni però non trovano ancora conferme ufficiali e dal quartier generale di Parigi arrivano soltanto «no comment». Fonti finanziarie suggeriscono anche l’interesse di fondi di investimento facendo il nome di Cerberus, Apollo, Centerbridge e Bain, anche se per ora è difficile stabilire la consistenza di queste ipotesi. Ieri intanto Carige ha perfezionato la cessione ad Amco di un portafoglio di npl da 17,7 milioni. (riproduzione riservata)
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