Welfare, così le aziende aiutano i dipendenti a sopportare la pandemia

Una ricerca di Harris Interactive per conto di Sodexo ha rilevato che il benefit aziendale più ricercato dai dipendenti italiani è il buono shopping, in vista della stagione natalizia. Opzione che batte i buoni pasto, la possibilità di lavorare da casa e persino l’assicurazione sanitaria integrativa. Secondo Sergio Satriano, managing director di Sodexo Benefits&Rewards Services, «la versatilità dei buoni shopping risulta ancora più adatta in una situazione complessa come quella che stiamo vivendo. Rappresentano uno strumento importante per le aziende che vogliono ottimizzare i costi del personale e per i collaboratori che possono scegliere tra benefit aziendali, assistenza medico-sanitaria integrativa, opere e servizi o rimborsi per le spese». Il benessere dei dipendenti è al centro delle misure di welfare aziendale, che non si limitano al buono shopping natalizio. Nel mese di novembre il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato un report sull’andamento dei contratti e dei premi di risultato. Su 14.338 dichiarazioni di conformità alla data del 17 novembre, 8.210 di queste prevedono misure di welfare aziendale.

Quest’anno risulta più conveniente, come ha spiegato Miriam Quarti, senior consultant e responsabile dell’area Reward&Engagement di ODM Consulting, azienda di consulenza HR di Gi Group: «Ricorrere al welfare significa rispondere ai bisogni dei lavoratori erogando beni e servizi orientati al loro benessere e indirettamente aumentare il loro potere d’acquisto. Il legislatore è intervenuto in tal senso dando una spinta all’utilizzo di questa leva grazie al Decreto Agosto, in cui stabilisce che non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente l’erogazione ai lavoratori di beni e servizi fino a un ammontare massimo pari a 516,46 euro». Beni materiali e servizi come «Spazio Ascoltami», attivato da Odm Consulting per supportare le aziende «al fine di sostenere e garantire in particolar modo l’equilibrio e la motivazione di chi ne fa parte», fornendo sostegno psicologico per far fronte allo stress provocato dalla pandemia.

A riconoscere l’importanza del tema della salute mentale è anche Oliver Wyman, che ha fornito supporti ai propri dipendenti già durante il primo lockdown, «come un bonus babysitting per i dipendenti che all’improvviso si sono ritrovati a dover conciliare l’attività lavorativa normale con la presenza di figli piccoli a casa da scuola», ha raccontato Elena Massironi, talent management and recruiting lead di Oliver Wyman. Con il prolungarsi della pandemia sono sorte nuove esigenze a cui hanno fatto fronte per andare incontro ai dipendenti: «In aggiunta all’assistenza sanitaria integrativa standard, quest’anno offriamo gratuitamente il vaccino anti-influenzale a tutti i nostri dipendenti che lo desiderano e la possibilità di ricevere anche il vaccino anti-pneumococco, quest’ultimo a carico degli interessati».

L’attenzione al benessere dei dipendenti si fa strada nella cultura aziendale grazie ai piani di welfare, ma il perdurare della pandemia evidenzia delle criticità, soprattutto nel settore assicurativo. «Il mercato segue dinamiche in una logica che non è concretamente della sicurezza per gli assicurati, ma è maggiormente conservativa per il settore», ha spiegato Luca Franzi, presidente di Aiba. I danni indiretti provocati dalla pandemia sono insostenibili, poiché «non esiste capacità finanziaria sufficiente dei mercati assicurativi per finanziare il rischio». A un aumento dei costi non corrisponde una crescita delle coperture assicurative. Non è mancato, comunque, un adeguamento dei prodotti per fornire coperture specifiche per la pandemia. Unipol, per esempio, ha regalato ai propri clienti una copertura assicurativa contro il Covid. (riproduzione riservata)

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