Verso un welfare territoriale

L’innovazione tecnologica incide fortemente sullo sviluppo del lavoro e pone dinanzi a noi grandi sfide. Tra queste vi è sicuramente la necessità di garantire un’equa distribuzione dei benefici che tale trasformazione è in grado di apportare.
In questo scenario, emerge sempre più l’importanza del welfare che, come dimostrato da diversi studi, impatta positivamente sulla relazione tra individuo e impresa, sulle prestazioni delle aziende e sulla loro reputazione. Ma non solo. Sono state rilevate delle correlazioni molto forti anche tra l’attivazione di percorsi di welfare e la presenza di processi aziendali innovativi.

Se le imprese di grandi dimensioni, attive nei settori economici più evoluti, hanno già introdotto politiche di welfare, oggi è tempo di scommettere sulle piccole e medie imprese per consentire loro di approdare a nuove forme di sviluppo. In questo, la contrattazione collettiva e la bilateralità giocano un ruolo importante. Di fatto, gli organismi bilaterali sono molto più vicini a imprese e lavoratori di altri soggetti, conoscono le loro esigenze e garantiscono la tutela dei bisogni essenziali di entrambe le categorie. Ne è un chiaro esempio l’esperienza dei fondi paritetici interprofessionali che hanno favorito il maggiore ricorso alla formazione continua mostrando anche un elevato livello di efficienza.

Ma la bilateralità assume un ruolo ancora più centrale nello sviluppo e nel sostegno delle politiche di welfare. Potrebbe costituire la spina dorsale del cosiddetto «secondo welfare» e avere una funzione importante nell’erogazione di prestazioni sociali e sanitarie, nonché nella gestione di forme d’integrazioni al reddito.

È il binomio contrattazione collettiva decentrata e bilateralità che può dare vita a un «secondo welfare» di tipo territoriale capace di adattare la richiesta di welfare a specifici contesti produttivi e sociali. Lo sviluppo di esperienze bilaterali su base locale può aiutare ad adattare l’offerta di welfare alle esigenze specifiche dei territori, coinvolgendo una rete capillare di fornitori, con conseguenze economiche positive per la collettività. Una soluzione ancora più efficace nei settori produttivi caratterizzati da altissima frammentazione e da ridottissime dimensioni di impresa. Le reti territoriali, nello sviluppo delle piccole e medie imprese, svolgono infatti un ruolo fondamentale. La promozione di rapporti collaborativi tra attori che operano a livello locale introduce grandi potenzialità di sviluppo dell’economia territoriale. I sistemi bilaterali potrebbero coordinare tali rapporti e divenire importanti collettori nell’erogazione di prestazioni sociali e sanitarie offerti dalle varie imprese del territorio, attraverso il coinvolgimento dei vari stakeholder locali.

Ecco perché Cifa e Confsal individuano proprio nella contrattazione collettiva lo strumento principale per stimolare l’introduzione di politiche di welfare in azienda, così come individuano nella bilateralità un valido strumento per l’erogazione di servizi e prestazioni a sostegno dei lavoratori. Anche su questi temi è in corso un’elaborazione all’interno dell’Osservatorio Lavoro Cifa-Confsal, il cui comitato tecnico-scientifico è guidato da Cesare Damiano, già ministro del lavoro, presidente di Lavoro&Welfare e componente del Cda dell’Inail. Con il rinnovo del Ccnl intersettoriale commercio, terziario, servizi, distribuzione, turismo e pubblici esercizi e con la sottoscrizione del Ccnl Metalmeccanica Pmi, Cifa e Confsal hanno introdotto misure di welfare obbligatorio e hanno rafforzato il ruolo della bilateralità garantendo ai lavoratori l’assistenza sanitaria attraverso il proprio fondo di assistenza sanitaria integrativa Sanarcom.

Per il presidente di Cifa, Andrea Cafà, «gli organismi bilaterali, frutto di un dialogo costante tra parte datoriale e sindacale, devono assumere un ruolo sempre più attivo nelle politiche di welfare, favorendo in prossimità la nascita di microsistemi di welfare sempre più vicini alle esigenze di imprese e lavoratori». Per il segretario generale della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, «il rafforzamento delle politiche di welfare a opera della bilateralità rappresenta per le parti sociali un’importante occasione per essere protagoniste in un quadro sociale ed economico sempre più critico e bisognoso di interventi urgenti a sostegno dei lavoratori e delle rispettive famiglie».

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