Risparmio, State Street cerca soci

di Nicola Carosielli
Mentre in Italia sembra ancora incerta l’operazione Arca-Anima (in scia a un possibile deal tra Banco Bpm e Bper), i colossi esteri del risparmio gestito si impegnano nel risiko del settore. L’ultima operazione che si prospetta vede coinvolta State Street, intenzionata a valorizzare la propria divisione di asset management. La società con sede a Boston, come riportato dal Wall Street Journal, ha dato mandato a Goldman Sachs per esaminare varie opzioni strategiche per la divisione di risparmio gestito State Street Global Advisor, valutando possibili combinazioni con le divisioni di gestione patrimoniale di alcuni competitor.

Alla finestra vi sarebbero in particolare Ubs e Invesco, interessate a un’operazione di merger delle rispettive divisioni di asset management con uno dei colossi del settore che gestisce oltre 3 mila miliardi di dollari, con dozzine di fondi comuni di investimento e proprietaria del più grande Etf al mondo per masse gestite (320 miliardi di dollari). A essere potenzialmente in vantaggio sarebbe il gruppo svizzero. Le due banche avevano infatti avviato dei colloqui già all’inizio dell’anno, salvo poi rallentare le trattative in estate alla luce di difficoltà nella definizione di alcuni dettagli. Ubs e State Street, tuttavia, sono sempre rimaste in contatto. A dire il vero, il corteggiamento va avanti da circa 10 anni considerando che i due istituti avevano preso in considerazione una possibile fusione nel 2012, in scia alla necessità di stringere nuove alleanze per accelerare la ripresa dopo la crisi del 2008-2009. E ora il management di State Street è seriamente intenzionato a perseguire una joint venture con un’altra società, perché consapevole che la crescita sia l’unica strada per rimanere competitivi. Una consapevolezza comune ormai a tutti i player del settore alla luce della crescente esigenza di dar vita a colossi in grado di creare sinergie che consentano di proporre commissioni più favorevoli agli investitori, attenti più che mai ai costi di gestione.

Ubs è da tempo alla ricerca di nuovi accordi per la divisione di asset management, soprattutto dopo lo stop lo scorso anno dei colloqui per fondere la sua divisione di risparmio gestito con Dws, la società di asset management di Deutsche Bank. Invesco, invece, è finita da tempo nel mirino del fondo attivista Trian Fund Management (in possesso del 9,9% del gruppo), amante delle dimensioni e in pressing da tempo sulla società di Atlanta affinché si faccia attore nel momento di consolidamento dell’industria.

Il settore, effettivamente, è al centro di un grande periodo di effervescenza. Basti pensare che solo nelle ultime settimane la Bank of Montreal starebbe valutando alcune ipotesi per valorizzre le sue attività dei fondi, mentre Wells Fargo e Société Générale avrebbero preso in considerazione una possibile cessione delle attività di risparmio gestito. A febbraio, invece, era stata la volta del deal tra Jupiter Fund Management e Merian Global Investors e dell’acquisizione di Legg Mason da parte di Franklin Templeton per 4,5 miliardi di dollari cash. (riproduzione riservata)

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