Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Il prossimo anno gli assegni pensionistici resteranno fermi per via dell’andamento negativo dell’inflazione nei primi tre trimestri del 2020. Il provvedimento fissa in misura definitiva il tasso di adeguamento all’inflazione dei trattamenti erogati nell’anno 2020 rispetto al 2019 e indica, in via previsionale, la misura dell’inflazione da applicare dal 2021 rispetto all’anno precedente. Il decreto ha quindi fissato la rivalutazione per il 2020 in misura pari allo 0,5%, contro il dato previsionale dello 0,4% individuato nel Decreto del 16 novembre 2019, e ha fissato allo 0% il tasso previsionale di inflazione da applicare dal 1° gennaio 2021 sulle pensioni. A dire il vero, tale dato è stato registrato in negativo dello 0,3% ma il valore, per via del dl Poletti, ex ministro del lavoro, non può risultare inferiore a zero.
Più risparmi e meno consumi. Come si è visto questa è stata la risposta data dagli italiani – ma il fenomeno riguarda un po’ tutti i Paesi – alla situazione di pressione, economica e anche emotiva, prodotta dalla pandemia e dalla conseguente serrata delle attività. Non proprio l’ideale per uno Stato che già prima che scoppiasse il virus aveva estrema necessità di risollevarsi, figurarsi adesso che per far fronte alle varie emergenze provocate dal covid-19 il ricorso al debito è oltremodo aumentato, imponendosi ancor più come il vero problema del Paese e dunque degli italiani. Il punto è che le prospettive non sono quelle di una rapida inversione di tendenza. Così almeno sostiene la Banca d’Italia nelle sue «Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana», la cui conclusione è che nel triennio 2021-23 la ripresa dei consumi delle famiglie sarà «più graduale» rispetto a quella del Pil, «frenata da una ancora elevata propensione al risparmio precauzionale», che a sua volta sarà riassorbita «solo gradualmente». Gli investimenti recupereranno dopo la forte caduta di quest’anno, «in misura più accentuata di quanto atteso a luglio (nel bollettino economico, ndr), sospinti dagli interventi finanziati con i fondi Next Generation Eu nonché dalle favorevoli condizioni di finanziamento». Tra le altre considerazioni di natura macro-economica c’è il fatto che l’inflazione è destinata a rimanere molto bassa nel 2021, risentendo degli ampi margini di capacità inutilizzata che frenerebbero gli aumenti salariali e si tradurrebbero in politiche di prezzo prudenti delle imprese. Salirebbe poi gradualmente, portandosi all’1,2% nel 2023. Insomma, la fotografia di una economia che non tira.
La polizza allo sportello si scalda, tra gare bancassicurative milionarie e cause legali da capogiro. La cronaca di questi giorni ha visto esplodere il caso di Banco Bpm-Cattolica, con la banca guidata da Giuseppe Castagna che ha deciso di esercitare prima del tempo l’opzione di acquisto del 65% delle due joint venture (Vera Vita e Vera Assicurazioni) che condivide dal 2018 con la compagnia assicurativa di Verona. La motivazione addotta dalla banca è che Cattolica, dopo l’ingresso nel suo capitale da parte delle Generali con il 24,46%, ha di fatto cambiato controllore, considerando che Trieste ha stretto un ampio accordo industriale e ha forti poteri di veto in assemblea e in cda. Una tesi rispedita al mittente da Cattolica, che è pronta a chiedere alla banca guidata da Giuseppe Castagna un esborso complessivo di 500 milioni. Di questi, circa 400 milioni sarebbero relativi alla differenza tra quanto pagato da Verona tre anni fa alla costituzione delle due joint venture, ovvero 853,4 milioni, e i 335,7 milioni che la banca dovrebbe pagare secondo quanto stabilito dagli accordi per l’esercizio dell’opzione. Ma al conto Cattolica è pronta ad aggiungere altri 100 milioni per i danni subiti con la mossa di Banco Bpm annunciata al mercato martedì 15 dicembre.
Le settimane di festività non dovrebbero interrompere il complesso lavoro in corso al vertice di Unicredit. Il cda della banca sta seguendo il lavoro del comitato nomine (presieduto da Stefano Micossi) e dell’head hunter Spencer Stuart per la selezione del nuovo ceo che, probabilmente già nella prima metà di gennaio, raccoglierà il testimone da Jean Pierre Mustier. La fretta di chiudere la partita è comprensibile perché un gruppo con le dimensioni e la complessità di Unicredit non può permettersi di restare a lungo senza una gerarchia definita. Gli amministratori però hanno ben presente che la scelta dovrà rispettare il delicatissimo equilibrio tra gli stakeholder. In primo luogo ci sono i grandi fondi che, a partire da BlackRock, detengono oggi circa tre azioni Unicredit su quattro e chiedono al board un candidato di standing internazionale. Poi c’è la Bce che, sotto la supervisione del responsabile della vigilanza Andrea Enria, sottoporrà il candidato a un severo fit and proper assessment valutandone sia la professionalità che l’onorabilità, come avviene per tutte le systemically important financial institution. Quindi si dovrà tener conto del parere della componente tedesca che, pur minoritaria nel capitale, ha ancora un certo peso nella governance della banca nonché una presenza stabile nel consiglio di amministrazione. Questa componente (capitanata da Allianz con il suo 1,13%) sarà senza dubbio molto attenta alle ricadute che la nomina avrà in Germania dove il gruppo è ben presente attraverso Hvb.
Entrare nel nuovo anno «molto carichi», con una componente di rischio sostenuta, per riposizionarsi in maniera più difensiva più tardi, verso l’estate, quando la gran parte delle vaccinazioni sarà stata completata. Giacomo Campora, amministratore delegato di Allianz spa, non ha dubbi: il 2021 va aggredito con un portafoglio sbilanciato sull’azionario. «Diciamo un portafoglio 60 e 40», sintetizza, «dove però la parte meno rischiosa è composta da obbligazioni tradizionali e non da quelle che circolano ora, paragonabili all’equity». Campora ha partecipato al programma Outlook2021 che ClassCNBC dedica all’anno che verrà (in onda da lunedì 21 su Sky507 e sul milanofinanza.it).
Per ora gli italiani ci credono ancora: la casa resta l’investimento più amato, forse ancor più che in passato. Dopo la pausa forzata di questi mesi, chiusi letteralmente tra quattro mura causa lockdown, tra smartworking e convivenze forzate ne hanno riscoperto pregi e potenzialità. «Lo conferma la sostanziale tenuta dei prezzi, con anzi incrementi a Milano e Bologna anche del 5-6% come rileva l’Istat», spiega Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, «e questo nonostante i lunghi mesi di inattività che hanno portato a un brusco calo delle compravendite». Ma lo confermano ancora più esplicitamente il bel rimbalzo delle transazioni visto nel corso dell’estate che in qualche modo anticipa l’esito di un recente sondaggio condotto da Assofin-Demetra: a precisa domanda il 46% degli italiani ha dichiarato di aver intenzione di comprare casa nell’arco dei prossimi 5 anni. Ma soprattutto ha aggiunto che pensa di farlo in fretta: il 69% pensa che oggi sia un buon momento per l’acquisto, addirittura ottimo per il 30%. La convinzione sicuramente nasce da fattori psicologici ed emotivi: la quasi reclusione degli ultimi mesi, insieme ai pregi ha messo alla luce anche i tanti limiti delle case in cui viviamo, e magari fatto sognare improbabili vite bucoliche. Ma una convinzione che poggia anche su solide motivazioni che si chiamano smart working, mutui a costi irrisori, risparmio energetico, bonus riqualificazioni. Insieme ad altre concause, questo poker spinge alla ricerca di abitazioni migliori e meno inquinanti, ne finanzia l’acquisto o la riqualificazione (che per alcune tipologie di lavori oggi è quasi gratis), e infine ne sostiene il valore nel tempo, un trend in realtà in atto da anni, cui però la pandemia ha dato un’ulteriore spinta.
Un investitore ha fatto causa al proprio consulente finanziario e alla banca di appartenenza sostenendo che taluni investimenti in perdita sarebbero stati eseguiti sulla base di ordini recanti firme false. Lo stesso ha quindi chiesto che venisse accertata la nullità di queste operazioni per violazione del requisito di forma scritta, di cui all’art. 23 Tuf (Testo Unico della Finanza), con conseguente restituzione degli importi versati. Accertata la falsità delle firme, i giudici di merito hanno condannato cf e banca, in solido tra loro, a restituire il conferimento.

La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza della Prima Sezione Civile n. 23566 del 27 ottobre 2020, ha accolto il ricorso del consulente finanziario e ha annullato la sentenza di condanna, disponendo il rifacimento del processo. La Sezione Civile ha innanzitutto ritenuto, sulla scorta della propria consolidata giurisprudenza, che il requisito di forma scritta previsto dall’art. 23 Tuf ha riguardato il contratto quadro e non gli ordini di investimento, non soggetti a requisiti di forma, se non quella convenzionalmente stabilita nel contratto.
Arca Vita Ingegno è un prodotto d’investimento assicurativo multiramo a vita intera, a premio unico con partecipazione agli utili e componente unit linked. L’obiettivo dichiarato è realizzare una crescita graduale del capitale nel lungo periodo, in base al profilo rischio/rendimento selezionato. Per far ciò la polizza si avvale di una duplice posizione in merito al sottostante finanziario: la gestione separata Oscar 100% ma anche fondi interni ed esterni, ai quali è possibile accedere liberamente o attraverso combinazioni predefinite (o Portafogli) di fondi suggerite dalla compagnia di assicurazione. Il contraente potrà investire i premi destinati alla gestione separata per un minimo del 10% e un massimo del 70%, con un valore minimo investito in ciascun fondo di mille euro e un valore minimo investito in ciascuna combinazione di investimento di 10 mila euro.
AZ Galaxy è un contratto finanziario-assicurativo a premio unico di tipo unit linked, agganciabile a numerose offerte in merito al motore finanziario sottostante. In questo caso si è scelto come sottostante finanziario il fondo Escalator Global (opzione no load), un fondo interno gestito da Azimut. Al momento della sottoscrizione del contratto è possibile scegliere tra il regime commissionale load e no load del fondo, che prevedono differenti trattamenti in termini di costi di gestione/riscatto. Il prodotto assicurativo ha un orizzonte di investimento di medio-lungo periodo, ma il fondo selezionato per questa analisi vedremo che esprime dinamiche di volatilità peculiari in quanto è pensabile come ad un Pac su azionario.

Il superbonus conquista la proroga al 2023. In legge di bilancio arriverà l’emendamento che dà due anni in più per il credito d’imposta maggiorato al 110% per efficientamento energetico e adeguamento sismico. I 5 miliardi di euro necessari per finanziare la proroga saranno parte del consistente sforamento (20 mld) che il governo richiederà dopo la chiusura della manovra di bilancio, a gennaio 2021. «Sul superbonus la nostra posizione è di prorogarlo il più possibile, 2023 o 2024, e mi sembra ci sia condivisione anche del Pd.

  • Anima non ferma i dividendi: «Pagheremo il 50% dell’utile»
«Continueremo a pagare la cedola ai nostri soci anche nel 2021, non vedo alcun motivo per cui non dovremo farlo». In una fase complessa come quella attuale, Alessandro Melzi d’Eril preferisce sgombrare il campo da ogni dubbio: il gruppo Anima, alla cui guida siede dallo scorso aprile, non è soggetto alle norme Bce, che questa settimana ha dettato alle banche le limitazioni alla distribuzione dei dividendi per il prossimo anno, e per questo motivo non aveva sospeso i versamenti neppure nel corso del 2020.
  • Inflazione a zero, sulle pensioni 2021 solo un mini conguaglio
Nessun aumento del valore delle pensioni nel 2021 per effetto dell’adeguamento all’inflazione del 2020 e micro conguaglio a favore dei pensionati di 0,1 punti percentuali su quanto incassato quest’anno. Con la circolare 148/2020 pubblicata ieri l’Inps ha ufficializzato i valori e le istruzioni per il rinnovo delle pensioni, delle prestazioni assistenziali e di quelle di accompagnamento alla pensione per il 2021.

  • Si chiamerà Aas il risolutore nelle polizze