Psicologi, in pensione 3/4 dell’extra rendimento

Simona D’Alessio
Nel 2021 continuerà a salire il numero degli psicologi iscritti all’Enpap (Ente previdenziale di categoria): gli attivi saranno 68.961, con «un incremento di quasi 1.900 unità rispetto alle previsioni assestate per il 2020, al netto di cessazioni e decessi, pari a +2,8%». E, in considerazione dell’ampliamento della platea, per oltre l’80% «rosa», la Cassa, per assicurare l’equilibrio del Fondo per l’indennità di maternità (in linea con le indicazioni dei ministeri del Lavoro e dell’Economia), punta a fissare a 120 euro il contributo di maternità per l’anno prossimo, rispetto ai 105 dell’annualità che va a chiudersi, viste le domande di sussidio che potrebbero pervenire. Lo si legge nel bilancio di previsione per il 2021 dell’Enpap, che contiene un risultato economico positivo da 43,2 milioni e un patrimonio netto disponibile alla fine dell’esercizio di 202 milioni; per «contrastare l’impoverimento» degli associati, assicurando una pensione più congrua, dopo la rivalutazione dei montanti nel quadriennio 2015-2018 per 78,8 milioni, l’Ente ha deciso di «riversare in favore degli iscritti il 75% dell’extra rendimento del 2019, per un importo pari a 14,3 milioni» (mossa che rivedrebbe i montanti al rialzo per il «3,0079% in luogo dell’1,8254% stabilito per legge»), però la delibera è ancora all’attenzione dei dicasteri controllanti.

Al vaglio del Parlamento, invece, ci sono, ricorda a ItaliaOggi il presidente Felice Damiano Torricelli, gli emendamenti alla Legge di Bilancio per introdurre «voucher», affinché le fasce più deboli della popolazione, in cui disagio sociale è aggravato dalla pandemia, possano accedere ai servizi degli psicologi. E l’impegno lavorativo della categoria possa, di conseguenza, beneficiarne. L’Enpap, infine, è in credito per più di 240.000 euro dati allo Stato negli anni 2012 e 2013 ai sensi della «spending review» (decreto 95/201), prelievo illegittimo per effetto della sentenza 7/2017 della Corte Costituzionale, di cui è stato «formalmente richiesto il rimborso». In totale, le Casse di previdenza private, tagliando dal 2012 al 2019 le proprie spese, hanno trasferito all’Erario 78 milioni, (come raccontato su ItaliaOggi del 6 dicembre 2019). Tuttavia, finora, della restituzione di quelle risorse non c’è traccia.

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