Malattia professionisti, il ddl scansa il rinvio

di Simona D’Alessio
Il disegno di legge per consentire ai professionisti di curarsi, senza il «peso» degli adempimenti (1474), si toglie i bastoni dalle ruote. E, usufruendo di un «lasciapassare», continuerà a esser esaminato dalla commissione Giustizia del Senato. Ventiquattro ore dopo la notizia dell’appello lanciato alla numero uno dell’Assemblea di palazzo Madama Elisabetta Casellati da esponenti di diversi schieramenti, affinché il provvedimento per lo spostamento dei termini in caso di malattia, o infortunio del lavoratore autonomo non venisse accantonato (si veda ItaliaOggi di ieri), è scattato il semaforo verde: ad annunciarlo il primo firmatario, il senatore di Fdi Andrea de Bertoldi, spiegando che «la conferenza dei capigruppo e la presidente Casellati hanno concesso una deroga», rispetto a indicazioni date ai presidenti delle Commissioni di «limitare i lavori alla conversione dei decreti legge e ai pareri sugli atti del governo connessi all’emergenza sanitaria in corso» perciò, «sia il nostro ddl, frutto del lavoro trasversale nella Consulta dei parlamentari commercialisti, sia quello riguardante la vicenda della cooperativa toscana «Forteto», sono autorizzati a proseguire il percorso parlamentare». E non è tutto. In virtù della «sensibilità dimostrata da varie forze politiche» nei confronti del testo, «è sempre più probabile possa viaggiare in sede deliberante (concludendo, dunque, le votazioni in Commissione, senza andare al vaglio dell’Aula, ndr)», visto che «ho avuto rassicurazioni in tal senso da membri della maggioranza», riferisce de Bertoldi. Nel perimetro delle professioni, intanto, l’ipotesi che il ddl potesse impantanarsi non era sfuggita: il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Massimo Miani s’era augurato, prima che giungesse la notizia dello «sblocco» dei lavori, che non si fermasse un testo «drammaticamente calato nel frangente della pandemia», quello del Consiglio nazionale dei periti industriali Giovanni Esposito aveva parlato di «norma indispensabile per permetterci di curarci». E il vertice dell’Anc (Associazione nazionale commercialisti) Marco Cuchel, con «gli studi svuotati dal Covid e dalla quarantena», aveva chiarito che non «ci si può chieder di violare le regole sanitarie per rispettar le scadenze».
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