Intermediari: le commissioni nel mirino dell’ACPR

In questo momento, a livello europeo, e in particolare in Francia, infuria l’annoso dibattito sulla questione del pagamento di commissioni agli intermediari del settore bancario e assicurativo.

Il tema è sicuramente rilevante in quanto, solamente nell’Esagono, l’85% della remunerazione degli intermediari si basa su commissioni; inoltre, secondo gli ultimi dati presentati dall’ACPR, il 15% delle attività di assicurazione sulla vita è svolto tramite un intermediario, mentre nel ramo danni questa percentuale supererebbe il 50%. Il peso degli intermediari e quindi del pagamento delle commissioni diventa così tutt’altro che trascurabile.

Come si legge sulle colonne dell’Argus, sul dibattito è intervenuto Jean-Paul Faugère, vicepresidente dell’ACPR, che durante la conferenza annuale del Supervisore ha ribadito che, da parte loro, “questo tema riceverà più attenzione nel 2021” coinvolgendo “l’intera catena dall’assicuratore al distributore, chiunque esso sia”.
Il vicepresidente afferma inoltre che “commissioni e onorari di qualsiasi tipo devono corrispondere al prezzo di un servizio, di una consulenza, e non possono essere disgiunti da esso”, rimarcando il diritto del cliente a “essere chiaramente informato nelle assicurazioni come nelle banche”. Jean-Paul Faugère conclude poi identificando nei distributori la figura a cui spetta “attuare una politica formale per prevenire i conflitti di interesse al fine di identificare tali situazioni e neutralizzarne gli effetti sul servizio reso ai clienti.”

Questa presa di posizione dell’ACPR arriva in un periodo in cui il tema è molto caldo a livello europeo coinvolgendo i rappresentanti degli intermediari, le associazioni dei consumatori e le autorità di regolamentazione.
A inizio 2020, l’Organizzazione europea dei consumatori (Beuc) aveva sostenuto che “per garantire che la consulenza sia adeguata alle esigenze del consumatore, l’UE dovrebbe vietare il pagamento di commissioni su tutti gli investimenti al dettaglio e i prodotti d’investimento complessi. I consulenti finanziari non dovrebbero più essere remunerati con commissioni, ma dovrebbero invece fatturare onorari per le consulenze fornite ai loro clienti. Tale divieto ridurrebbe i conflitti di interesse, migliorerebbe la consulenza e incoraggerebbe la distribuzione ai consumatori di prodotti di investimento a costi inferiori”. Beuc vorrebbe che il divieto di commissione si applicasse a tutti gli intermediari, compresi i broker e gli agenti.
Allo stesso modo, a fine settembre, Steven Maijoor, Presidente dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) si è dichiarato favorevole a una “proibizione generale delle commissioni” a favore degli onorari.

Il dibattito, vecchio di 20 anni, quindi non è ancora del tutto chiuso, ma per l’anno a venire trasparenza e adeguamento delle strutture retributive saranno una priorità.