Ddl malattia, Cup e Rpt in pressing contro il rinvio

Simona D’Alessio
Professionisti in «pressing» per scongiurare l’ipotesi di uno slittamento al prossimo anno (e con diverse incognite) per il disegno di legge che aprirebbe la strada ad uno slittamento delle scadenze, in caso si contragga una grave patologia, o si subisca un incidente (1474). Nella giornata di ieri, quando si sarebbe dovuta esaminare nella commissione Giustizia del Senato la proposta di concedere al testo (primo firmatario il senatore di FdI Andrea de Bertoldi, ma siglato da esponenti di ogni forza politica) la sede deliberante, evitando l’esame in Assemblea, la seduta è stata sconvocata, per consentire ai parlamentari di partecipare al voto di fiducia sul decreto ristori. Ma l’iter del provvedimento sembra, comunque, destinato a subire un’interruzione: «Non sembrano esser, comunque, intervenuti dei cambiamenti, rispetto all’orientamento manifestato dalla maggioranza», riferisce il vicepresidente dell’organismo, Alberto Balboni di FdI, che aveva dato nelle ultime ore a ItaliaOggi la notizia dell’intenzione di M5s e Pd di opporsi al passaggio celere, confermata dalla relatrice pentastellata Grazia D’Angelo, convinta che occorra un ulteriore approfondimento delle norme.

Nel frattempo, gli Ordini mostrano di non volersi piegare all’idea di un rinvio dell’esame. E lanciano un appello preciso, per non essere «mortificati» dalla politica. «Il momento storico che viviamo, con migliaia di professionisti vittime del Covid-19, impone una veloce approvazione del disegno di legge», dichiarano congiuntamente la presidente del Comitato unitario delle professioni (Cup) Marina Calderone ed il coordinatore della Rete delle professioni tecniche (Rpt) Armando Zambrano, in una nota in cui si rammenta che ad appoggiare la deroga al percorso legislativo tradizionale «era stata la presidente di palazzo Madama Maria Elisabetta Alberti Casellati, riconoscendo al provvedimento la necessità di una corsia privilegiata in forza dell’attuale situazione emergenziale». Vibrante pure l’appello dell’Anc (Associazione nazionale commercialisti): Il «diritto dei professionisti alla salute, al pari di tutti gli altri cittadini e lavoratori, deve essere garantito», afferma il presidente Marco Cuchel, sollecitando un varo definitivo del provvedimento «in tempi rapidi».

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