Stop agli emendamenti Inpgi: il governo silura le pensioni dei giornalisti

di Luisa Leone

Sgambetto dell’esecutivo ai giornalisti. Nella maratona notturna per l’approvazione delle ultime modifiche alla legge di Bilancio non solo non sono stati approvati gli emendamenti che avrebbero dovuto facilitare l’Inpgi a ritrovare l’equilibrio finanziario, anche allargando la platea ai comunicatori, ma ne sono stati approvati alcuni che di fatto rischiano di rendere ancora più difficoltoso il risanamento. Immediata la reazione dell’istituto di previdenza dei giornalisti, con la presidente Marina Macelloni che ha subito scritto ai ministri vigilanti, Nunzia Catalfo (Lavoro) e Roberto Gualtieri (Economia), oltre che al presidente della Commissione parlamentare di controllo sugli Enti, Sergio Puglia, e alla Corte dei Conti. Nella lettera si pone l’accento sulle «gravi conseguenze sui conti dell’Istituto delle misure in tema di prepensionamenti inserite nel disegno di legge di Bilancio per il 2020 all’esame del Senato». La norma in questione mette a disposizione 7 milioni di euro per il 2020 e 3 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2027, a carico del bilancio dello Stato, per finanziare un nuovo ciclo di uscite anticipate per i giornalisti. «Le cifre stanziate comporteranno l’uscita dal lavoro di circa 120 giornalisti nel solo 2020 con una perdita di contributi per l’Inpgi di almeno 4,5 milioni all’anno», denuncia la presidente Macelloni. E il problema è che a fronte delle uscite le aziende potranno assumere anche soggetti privi di status giornalistico, quindi non assicurabili dall’Inpgi, che siano «in possesso di competenze professionali coerenti con la realizzazione dei programmi di rilancio, riconversione digitale e sviluppo aziendale», si legge nel ddl di Bilancio approdato ieri in Aula al Senato per la discussione generale (altro articolo in pagina). «In pratica dalle redazioni usciranno giornalisti che saranno sostituiti in parte
da non giornalisti: di fatto un attacco alla professione», incalza Macelloni. Una decisione che arriva nel momento in cui il consiglio di amministrazione dell’ente è impegnato, come prevede il decreto Crescita del 30 giugno scorso, a mettere in atto ulteriori misure per il contenimento della spesa e all’incremento delle entrate, in attesa dell’allargamento della platea previsto dalla stessa legge nel 2023. «Ai nostri interlocutori istituzionali chiedo come è possibile per l’Istituto rispettare una legge che chiede di ridurre le spese e aumentare le entrate mentre con un altro provvedimento il Governo impone allo stesso Istituto una ulteriore riduzione di iscritti e di entrate contributive senza neppure il conforto di nuove assunzioni giornalistiche», ha sottolineato ancora la presidente dell’Inpgi. «Siamo i primi testimoni della crisi dell’editoria, i cui effetti sono evidenti nei nostri conti da oltre un decennio e quindi certo non possiamo negare l’esigenza di una nuova fase di ristrutturazione del settore. Riteniamo però indispensabile che tali misure vengano necessariamente coordinate con il processo di allargamento della platea degli iscritti all’Inpgi», ha concluso Macelloni. (riproduzione riservata).

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