Credem a passo lento con Investire Sicuro

Il prodotto ha una struttura lineare e costi sotto controllo. Ma il motore finanziario appare negli ultimi anni sottotono

di di Fausto Tenini e Alessandro Lazzari * (Assinews)

Credem Investire Sicuro è un contratto di assicurazione mista sulla vita, di tipo rivalutabile a premio unico. Per questo prodotto è contemplato il pagamento di un unico premio di importo non inferiore a 5 mila euro e non superiore a 30 milioni di euro, che verrà investito in una gestione separata per dare stabilità alla perfomance. Le prestazioni assicurate da Credem Investire Sicuro sono contrattualmente garantite dalla compagnia Credemvita e si rivalutano annualmente sulla base del rendimento della gestione separata Credemvita II. La misura percentuale della rivalutazione riconosciuta al capitale assicurato sarà pari al rendimento ottenuto dalla gestione separata al 31 dicembre di ogni anno, diminuito di 1,20 punti percentuali che verranno trattenuti da Credemvita a titolo di costi di gestione. Si tratta quindi di un prodotto rivalutabile che mira ad accantonare un capitale che cresce progressivamente, anche se in modo molto blando, sino alla data di scadenza. Viene applicato il consolidamento dei risultati passati raggiunti e le maggiorazioni annuali che vengono attribuite al contratto sotto forma di rivalutazione restano definitivamente acquisite. Ne consegue che in ciascun anno il capitale assicurato, a meno di eventuali riscatti parziali, potrà solo aumentare. Il contratto ha una durata di quattro anni e alla scadenza prevede il rinnovo automatico annuale attraverso il prolungamento della scadenza al 31 dicembre dell’anno solare successivo a quello di scadenza originaria. Alla scadenza del contratto, la prestazione in caso di vita dell’assicurato prevede il pagamento ai beneficiari designati del capitale assicurato rivalutato fino a tale data, così come in caso di decesso. Il contraente può richiedere, trascorso almeno un anno dalla data di decorrenza del contratto, il riscatto totale o parziale del contratto stesso. In caso di riscatto totale o parziale la misura percentuale della rivalutazione, riconosciuta pro tempore per il numero di giorni intercorsi tra il primo gennaio dell’anno di riscatto e la data di richiesta riscatto, sarà uguale all’80% di quella utilizzata da Credemvita per la rivalutazione del capitale assicurato ai contratti il 31 dicembre precedente. Il riscatto parziale viene concesso a condizione che il valore del capitale assicurato dopo la liquidazione del riscatto parziale sia pari almeno a 5 mila euro e che l’importo parzialmente riscattato nel corso di un anno solare non sia superiore al capitale assicurato dal contratto il 31 dicembre dell’anno solare precedente. In caso di riscatto anticipato (totale o parziale) il capitale assicurato sarà liquidato al netto di una penale pari a una percentuale prefissata del capitale assicurato riscattato. Tale percentuale varia in funzione degli anni trascorsi tra la data in cui è stato impartito l’ordine di riscatto e la data di maturazione del diritto alla rivalutazione del premio unico versato, cioé pari all’1,5% fino a due anni, allo 0,5% tra i due e tre anni, 0% oltre il terzo anno. L’anello debole del prodotto è rappresentato dal motore finanziario, che storicamente ha offerto performance sottotono: se nel 2018 la performance al lordo dei costi si è fermata al 2,07%, il valore tendenziale per il 2019 si fotografa al 2,25%, contenuto ma quantomeno in crescita. Il portafoglio è però ben diversificato, composto per il 30% circa da Btp, seguiti dal 30% di altri titoli di Stato, 27% di quote di fondi e 11% di bond corporate. Il periodo di detenzione raccomandato è pari a quattro anni e su tale orizzonte vengono applicate le deboli stime evidenziate nel Kid. Al netto dei costi si evidenzia una perdita media annua, in caso di mercati sotto stress, pari allo 0,08%, ma se i mercati performeranno particolarmente bene il sottoscrittore si dovrà comunque accontentare dello 0,38% annuo. D’altronde il rendimento storico di questa gestione separata riesce di poco a spesare i costi interni del prodotto, stimati complessivamente all’1,27% annuo. (riproduzione riservata)

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