La sanità è già un’eccellenza italiana. E le assicurazioni possono aiutare a potenziarla

di Massimo Michaud – presidente Cineas

Tradizionalmente, si considera che la strada per conseguire lo sviluppo economico sia la stessa per tutti i Paesi : si tratta di passare da un’economia agricola, a un’economia industriale e poi ancora a una orientata ai servizi, aumentando la produttività dei fattori con la conoscenza e l’utilizzo delle nuove tecnologie. Tuttavia, nel futuro, per Paesi che non hanno la dimensione comparabile agli Stati Uniti o alla Cina, lo sviluppo dipenderà dalla capacità di promuovere la propria specificità. Nel caso dell’Italia, già da molti anni vediamo affermarsi le sue caratteristiche uniche sulla scena mondiale: il Paese influenza i canoni della bellezza e del gusto, grazie ai beni culturali, al cibo, al design, e contribuisce alle supply chain planetarie, grazie ai suoi industriali, con prodotti intermedi di alta qualità, per esempio nel settore della meccanica. Ma esiste un altro ambito, nel quale l’Italia si distingue: i servizi legati al benessere, alla cura della persona e alla salute.
In relazione al tema della salute, per esempio, l’Italia possiede alcune caratteristiche essenziali per poter aspirare a un ruolo da protagonista. La sanità italiana, pur nelle forti disparità regionali, è considerata una delle migliori del mondo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La classe medica italiana è eccellente, il settore farmaceutico è di qualità, l’organizzazione dei nostri migliori ospedali è oggetto di ricerca da parte di studiosi di Paesi avanzati. Tuttavia, esiste anche un ostacolo che se non viene opportunamente superato può annullare queste condizioni di vantaggio. La spesa per la sanità non è incoraggiata, ma costantemente osteggiata, sia per vincoli di finanza pubblica, sia per l’assenza di un efficace sistema di canalizzazione della spesa privata: i vincoli del bilancio pubblico condizionano le risorse disponibili per la sanità in Italia. Rispetto alla Francia, un sistema sanitario anch’esso di elevata qualità, lo Stato italiano spende il 25% in meno, in relazione al pil. Ma non si tratta solo della quantità di risorse pubbliche. L’allocazione ad esempio della spesa ospedaliera è condizionata dai Drg, che riconoscono un valore differente alle diverse prestazioni e interventi. Questo tende a privilegiare le prestazioni con maggiori margini e a penalizzare le altre. Siccome nessun sistema di costi standard è perfetto, si assiste a comportamenti a volte moralmente eccepibili: dismissioni di pazienti in tempi troppo brevi, strutture sanitarie concentrate sugli interventi con i migliori margini, utilizzo di protesi meno sicure per pazienti anziani, riduzione della frequenza delle visite a fine anno quando i budget allocati sono stati esauriti. Inoltre, alcune società farmaceutiche internazionali, dovendo introdurre cure efficaci ma molto costose, preferiscono farlo prima in altri Paesi: infatti, in Italia, i vincoli di bilancio costringono le autorità preposte a offrire prezzi più bassi rispetto a quelli riconosciuti da altri. Il costo della sanità sostenuto dai privati ha raggiunto i 40 miliardi di euro. Si tratta di somme molto importanti e, soprattutto, che colpiscono indiscriminatamente: il malato che deve accollarsi la spesa per curarsi, anche attingendo ai propri risparmi. Infine, le cure destinate alla prevenzione e alla conservazione della salute vengono considerate non essenziali e scoraggiate. Il sistema di finanziamento della spesa per le cure sanitarie deve essere riformato in modo da favorire la domanda potenziale di cure, adottando un sistema virtuoso di canalizzazione della spesa. Senza pretesa di essere esaustivi, ecco alcuni orientamenti da considerare: 1) Concentrare le risorse pubbliche sulle cure più importanti, sui segmenti di popolazione bisognosi di cure e di sostegno economico, e favorire l’incremento della spesa privata. Si tratta di prevedere un impegno economico pubblico differenziato a seconda della situazione sanitaria ed economica, ma anche di favorire lo sviluppo della prevenzione con fondi privati per diminuire l’insorgenza futura di malattie. Questo si può fare, per esempio, con il rafforzamento delle ottime iniziative normative sul welfare già emanate. Si tratta di passare dal razionamento dell’offerta, che genera le file di attesa, alla responsabilizzazione della domanda, incentivando lo sviluppo della spesa privata per le cure non urgenti; 2) Canalizzare le risorse private su meccanismi di mutualità e di solidarietà sociale come quelli offerti dal mondo assicurativo. E’ il nostro pensiero europeo, costruito sulla solidarietà sociale, che ci impone che la spesa per un bene essenziale come la salute non debba ricadere solo su coloro che sono malati. In Francia, anche il ticket viene mutualizzato tra l’intera popolazione, tramite la complementaire santé, una forma assicurativa mutualistica di cui beneficiano tutti i cittadini; 3) Favorire l’introduzione di nuove cure, anche costose, mobilizzando forme di protezione innovative. L’assicurazione permette di acquistare a priori l’opzione di accedere a prestazioni costose in caso di bisogno, riducendo il costo unitario per il singolo membro della comunità degli assicurati. Alcuni anni fa, dalla nostra compagnia fu introdotta una cura dispendiosa, ma utile per i clienti colpiti da tumore. Il costo della prestazione era elevato, ma ripartito tra tutti i clienti che sottoscrivevano la polizza, dato che solo pochi ne avrebbero avuto bisogno, costava 3 euro all’anno per famiglia.

Occorre accelerare l’utilizzo della mutualità per aumentare la spesa privata per le cure sanitarie e la prevenzione. L’assicurazione induce a prevenire i rischi ed è uno degli strumenti per canalizzare le risorse private al fine di evitare gli eccessi di spesa quando ci si ammala. Offrendo, accanto a bellezza e gusto, anche un sistema sanitario di eccellenza, tanto ai propri cittadini quanto agli stranieri, l’Italia potrà tornare a rappresentare nell’immaginario collettivo il Paese della dolce vita. (riproduzione riservata)

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