Qui la polizza vita dice 3,3%

Dall’anticipazione elaborata da MF-Milano Finanza sui rendimenti delle gestioni separate emerge un ritorno medio in linea con quello già registrato nel 2018. L’Ivass però rivela che una quota dell’1% resta in mano alle compagnie
di Roberta Castellarin e Paola Valentini

Le gestioni separate delle polizze vita di ramo I hanno attraversato il 2019 navigando con il solito rimo tranquillo che le caratterizza, realizzando in media un rendimento lordo del 3,3%. Un numero che sembra basso se confrontato con le performance record messe a segno quest’anno da borse e titoli obbligazionari. Ma che va letto, tenendo conto delle peculiarità di questo strumento che, invece, proprio nel 2018 non aveva tradito le attese dei risparmiatori, distinguendosi come uno dei pochi prodotti che avevano dato in quel caso un ritorno positivo. Non lascia così stupiti il fatto che proprio in un anno d’oro per borse e azioni siano state le polizze a rappresentare il 90% della raccolta delle reti in prodotti del risparmio gestito, dato che emerge dall’ultimo rapporto di Assoreti. Certo non si è trattato soltanto di pure gestioni separate, ma spesso di prodotti misti che combinavano Ramo I e unit linked. Tuttavia era proprio la componente garantita ad avere appeal sui risparmiatori ancora scottati dai rendiconti 2018. Ma tornando ai rendimenti 2019, MF-Milano Finanza ha raccolto i dati di oltre 100 linee che chiudono il bilancio al 30 settembre (o che forniscono i dati mensili), il risultato dei 12 mesi è stato del 3,3%. Si tratta di un’anticipazione, dato che la maggior parte delle gestioni chiude l’esercizio a fine dicembre, ma comunque la tendenza definitiva non sarà molto diversa. D’altronde è una performance in linea con quella registrata dalle gestioni separate nel 2018, quando appunto proprio questo strumento di investimento si dimostrò un ottimo scudo contro gli shock del mercato. A fronte di un anno nero dei mercati come fu il 2018, soprattutto a causa della forte correzione registrata a dicembre, le gestioni separate su distinsero grazie al fatto che hanno un sistema tutto loro di calcolo dei rendimenti.
Il segreto della stabilità. Per le polizze ramo I il rendimento effettivo per l’assicurato non è influenzato dalle oscillazioni dei valori di mercato degli investimenti, sia per la presenza della garanzia del capitale, sia per le peculiarità di tali gestioni che valorizzano a costo storico gli attivi. E le plus o minusvalenze sono contabilizzate solo quando sono effettivamente realizzate con la vendita dei titoli in portafoglio. Il rendimento della gestione separata è quindi determinato dalle cedole, dividendi e realizzi ottenuti nell’esercizio ed è attribuito alle prestazioni in una determinata percentuale o al netto di una misura fissa che rappresenta la commissione di gestione, ferme restando le garanzie di rendimento minimo (sempre meno frequente) previste dal contratto assicurativo. Questo modello riduce in modo rilevante la volatilità dei risultati finanziari, che quest’anno ha colpito soprattutto i Btp, un asset che ha un ruolo ancora dominante nelle gestioni separate. E che ha un impatto sui rendimenti perché oggi devono acquistare titoli che rendono meno di una volta. «Le gestioni separate mostrano un trend generalizzato decrescente dei tassi lordi di rendimento, alla luce dell’andamento dei mercati finanziari nazionale e internazionale», spiega l’Ivass.

Come stanno cambiando. Se la stabilità dei rendimenti non viene smentita dai fatti, altre dinamiche emergono dall’analisi dei dati di sistema. In base agli ultimi dati dell’Ivass le gestioni separate, anche alla luce della progressiva concentrazione delle imprese, si sono ridotte in numero tra il 2014 e il 2018, da 340 a 283 quelle in euro e da 25 a 14 quelle in altra valuta, mentre le gestioni con fondo utili, introdotte nel 2018, sono pari a 5. Gli attivi sono cresciuti del 23% rispetto al 2014 e sono pari a 525 miliardi di euro a fronte di riserve tecniche pari a 517 miliardi di euro. Intanto, sempre le analisi Ivass sul portafoglio delle gestioni separate sottolineano che gli investimenti in titoli di stato e obbligazioni sono scesi dall’88% del totale nel 2014 a quasi l’83% nel 2018. I titoli di stato italiani, l’attivo principale scelto dalle gestioni separate, si sono ridotti dal 59% al 49%. Nel frattempo è salito il peso delle obbligazioni societarie, passate dal 23% del 2014 al 25% del 2018. Le quote di fondi e sicav sono salite molto crescendo dal 7% del 2014 al 14% del 2018. C’è anche una maggiore ricerca di qualità: l’Ivass rileva che il peso dei titoli di stato con un rating BBB si è ridotto a vantaggio dei titoli di stato a più elevato giudizio di credito. Il cambiamento dell’asset allocation è dovuto alla necessità stabilizzare quelle performance che i titoli di Stato non possono più dare.
Il nodo delle garanzie. Legati a questo tema ci sono gli aspetti che riguardano la struttura dei tassi garantiti, una volta un punto di forza delle gestioni separate, ma oggi sempre meno presenti visto che le compagnie non sono più in grado di offrire come una volta un rendimento minimo per via del costo del denaro a zero. Tanto che oggi quasi la metà delle linee non offre più un tasso minimo e il loro peso è quasi triplicato, come spiega Ivass: «La struttura delle riserve tecniche per tasso di garanzia fa rilevare un incremento della quota con tasso garantito pari a zero dal 14% del 2014 al 40% del 2018, mentre quella con tassi garantiti compresi tra zero e 2% si riduce dal 63% del 2014 al 47% del 2018. Si evidenzia la difficoltà del comparto in quanto i tassi di rendimento degli ultimi anni, al netto della quota trattenuta riescono con difficoltà a raggiungere il tasso garantito. L’analisi aggregata evidenzia come nell’arco degli ultimi cinque esercizi si siano ridotte le garanzie offerte dalle imprese».
Tra il 2014 e il 2018 si riducono le garanzie superiori all’1%, mentre cresce il peso di quelle pari allo zero, che passa dal 21,5% a oltre il 50% garanzia affermatasi recentemente a causa dell’abbassamento delle redditività degli investimenti. Tale modalità riguarda polizze con il 13% (69 miliardi di euro) del totale delle riserve tecniche delle gestioni.
L’Ivass evidenzia il rilevante incremento per la garanzia dello zero, cresciuta dal 3% del 2014 al 32% del 2018, accompagnata dal decremento delle garanzie tra zero e 1% e tra 1% e 2%, diminuite, rispettivamente, dal 30% al 19% e dal 58% al 44%. Nel caso delle polizze che garantiscono la liquidazione periodica di una cedola minima, la ripartizione per tasso garantito delle riserve tecniche, pari nel complesso al 22% del totale (115 miliardi di euro), evidenzia un rilevante incremento delle gestioni con cedola minima fino all’1%, dal 4% del 2014 al 47% del 2018, mentre le riserve con cedola garantita sopra l’1% si riducono dal 96% al 53%. Attualmente sono tre le tipologie di rendimento minimo garantito: rendimento consolidato annualmente, rendimento medio annuo a scadenza, liquidazione periodica di rendimenti minimi nel corso della durata contrattuale (cedola periodica). Il rendimento consolidato annualmente è la modalità di garanzia più diffusa sul mercato delle polizze rivalutabili, pari al 65%. Tra il 2014 e il 2018 si riducono le garanzie superiori all’1%, mentre cresce il peso di quelle pari allo zero, che passa dal 21,5% a oltre il 50%. Garanzia affermatasi recentemente a causa dell’abbassamento delle redditività degli investimenti. Tale modalità riguarda polizze con il 13% del totale delle riserve tecniche delle gestioni. Si evidenzia il rilevante incremento per la garanzia dello zero, cresciuta dal 3% del 2014 al 32% del 2018, accompagnata dal decremento delle garanzie tra lo zero e l’1% e tra l’1% e il 2%, diminuite, rispettivamente, dal 30% al 19% e dal 58% al 44%.
Focus sui costi. Un altro spunto interessante che arriva dall’analisi dell’Ivass è la luce su a quanto ammonti la quota di rendimento trattenuta e sul consolidamento dei risultati, per cui il rendimento ottenuto dalla gestione separata in un dato anno è definitivamente acquisito dalla polizza. L’Ivass a tal proposito calcola che il rendimento consolidato annuo è offerto soltanto dal 64% delle gestioni a fine 2018 contro il 59% del 2014, mentre il rendimento a scadenza e la cedola minima sono, rispettivamente, presenti nel 14% dei casi contro il 25% del 2014 e nel 22% contro il 15%. Legato al tema dei rendimenti c’è il capitolo dei costi perché le gestioni separate si caratterizzano sempre più da modelli in cui le compagnie trattengono come commissione di gestione una parte del rendimento ottenuto dalle gestioni separate, ma questa decurtazione non avviene più in percentuale come una volta, ma sempre più detraendo dal risultato una quota fissa per cui al diminuire, anche modesto, dei rendimenti il peso del prelievo aumenta. Ivass afferma che mentre il tasso di rendimento trattenuto dalle imprese si mantiene invariato e oscilla tra l’1 e l’1,1%, l’incidenza del rendimento trattenuto su quello effettivamente realizzato è in costante aumento, dal 28% del 2014 al 33% del 2018. Questo vuol dire che del 3% circa registrato dalle gestioni separate, un terzo viene prelevato dalla compagnia per le spese di gestione e per il suo guadagno. Tanto che nel 2018 il valore trattenuto ha fruttato alle compagnie 5,4 miliardi di euro, in costante aumento dai 4,29 miliardi del 2014. Senza dimenticare i caricamenti iniziali che le polizze prevedono al momento della sottoscrizione. Il profilo delle commissioni è quindi un aspetto che i risparmiatori devono guardare con attenzione prima dell’investimento e in questo sono aiutati dai nuovi prospetti informativi delle polizze vita che ultimamente offrono un maggiore grado di trasparenza.
Come vengono gestite. «Nel caso di Sara vita le gestioni separate sono caratterizzate da un track record lungo e consolidato e vengono gestite internamente in modo prudente da un team dedicato. La raccolta negli anni ha avuto un tasso di crescita sostenibile che in un contesto di bassi tassi di interesse non ha diluito i rendimenti degli investimenti in essere a discapito dei sottoscrittori storici», dicono da Sara vita, aggiungendo: «Le attuali scelte di investimento sono incentrate su un portafoglio diversificato con un profilo obbligazionario solido e sull’inserimento equilibrato di investimenti nell’economia reale private market, che offrono maggiori rendimenti e sono meno esposti alla volatilità e alle dinamiche delle variabili finanziarie rispetto al mercato dei capitali». Sulla necessità di guardare all’economia reale si sofferma anche Alessandro Santoliquido, ad di Amissima: «L’attuale scenario dei tassi pone grandi sfide agli assicuratori vita. Affrontiamo queste sfide, forti sia della capacità di disegnare prodotti che rispondono alle esigenze dei clienti e al contempo hanno un basso assorbimento di capitale, che attraverso una gestione innovativa degli investimenti. Per quanto riguarda i prodotti, puntiamo a offrire soprattutto soluzioni ibride, che combinano la sicurezza delle gestioni separate con la capacità di generare buoni rendimenti attraverso l’investimento in fondi interni.
La strategia d’investimento nelle gestioni separate mira alla costruzione di portafogli con una componente obbligazionaria governativa che rappresenta fino al 70% del totale, molto diversificata e prevalentemente concentrata nei Paesi core dell’area euro, che consente di fare il matching delle passività assicurative con scadenze medie molto lunghe, mentre l’extra rendimento è generato attraverso l’investimento in titoli corporate quotati, ma soprattutto dalla componente di private debt, che consente all’investitore di monetizzare un importante premio di illiquidità, coerente comunque con il profilo delle nostre passività». Tra i prodotti di Amissima c’è una delle cinque gestioni offerte in Italia che prevede il fondo utili, ovvero la facoltà di accantonare plusvalenze nette realizzate al fine di stabilizzare i rendimenti futuri della gestione separata. Il tasso certificato il 31 ottobre pari a 3,00% per Amissima Multicredit si applicherà nell’anno solare 2020.(riproduzione riservata)

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