Equilibrio di genere nei cda, il caso italiano

di Azzurra Carollo

Affirmative action e quote di genere: a che punto siamo? è il titolo dell’evento svoltosi ieri presso la facoltà di Economia della Sapienza di Roma, a cui hanno partecipato protagonisti del mondo delle istituzioni, dell’accademia e dei practitioner. Tra questi, i deputati Cristina Rossello, il magistrato Giusi Bartolozzi, la docente Angela Ianaro, Lia Quartapelle, Emanuela Rossini e la senatrice Valeria Fedeli. Il tema è la nuova proposta di legge (del 29 dicembre 2018) in materia di equilibrio tra i generi negli organi di amministrazione e di controllo delle società di legge e dell’emendamento 58-septies (c.d. Emendamento Fregolent), passato in Commissione Finanze il 3 dicembre scorso, che prevede la proroga dell’efficacia della legge da tre a sei mandati. La legge 120/2011 (Golfo Mosca) ha imposto che negli organi sociali delle società quotate e a partecipazione pubblica vi sia prima una quota pari inizialmente a un quinto e, dal secondo mandato, ad almeno un terzo dei propri membri al genere meno rappresentato, che in Italia come nel resto del mondo sono le donne. La legge è stata concepita come temporanea e, a distanza di dieci anni, nel 2022, è stato previsto che perda la sua efficacia, motivo per il quale questo tema è tutt’oggi al centro del dibattito delle autorità che si stanno consultando per introdurre una proroga, che pare oramai in dirittura d’arrivo. «Si tratta di un risultato frutto di lavoro e di discussione preparato nella commissione finanze già da tempo e condiviso da tutto l’arco parlamentare», spiega l’onorevole Rossello, «con i firmatari di tutto l’arco parlamentare». Secondo Marina Brogi, ordinario alla Sapienza, «è importante consolidare i risultati della legge: l’emendamento favorisce il proseguimento in un percorso virtuoso. Peraltro l’attenzione alla diversity, non solo di genere, ma anche in termini di competenze complementari è un ingrediente essenziale di un buon governo societario, è la G di ESG».
Secondo lo European Institute for Gender Equality, tra i Paesi che hanno introdotto leggi sulle quote di genere, l’Italia è seconda rispetto alla Francia (40%) e a pari merito con Belgio e Portogallo (33%) come presenza del genere meno rappresentato nei board delle società quotate. Seguono Germania e Austria (30%). Stefania Bariatti, vicepresidente Abi e presidente di Banca Mps , difende l’importanza della legge sulle quote: «Nel mondo della finanza le donne sono assunte quasi nella stessa percentuale degli uomini, ma nel momento in cui si passa alle posizioni apicali, la percentuale delle donne si assottiglia, fino ad arrivare quasi al 20%». Con la «Carta delle donne», l’Abi ha promosso la valorizzazione e la parità di trattamento e di opportunità fra i generi nel settore bancario e all’interno delle organizzazioni aziendali, ma questo strumento a oggi non è sufficiente per difendere e sostenere appieno la diversità di genere. Anna Genovese, commissario Consob, sul tema ha aggiunto che «è stata la crisi finanziaria del 2008 a far riflettere sui rischi alimentati dal pensiero unico e sui benefici che possono intervenire grazie alla diversity». «Per i cda la legge ha funzionato», ha spiegato Salvatore Rossi, presidente di Tim . «Mentre per l’organizzazione interna delle aziende c’è ancora molta strada da fare e questa legge è uno stimolo per migliorare l’attuale situazione». (riproduzione riservata)

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