C’è Intesa sulla salute

La banca investe 300 milioni per il 50% di Rbm ed è pronta a salire al 100%, per diventare la prima compagnia nel settore entro due anni. Parla il capo del polo assicurativo Fioravanti

di Anna Messia
Trecento milioni saranno investiti subito, il resto da qui a dieci anni. Intesa Sanpaolo è pronta a spingere l’acceleratore per diventare leader in Italia nel settore assicurativo Danni (Rc Auto esclusa) entro il 2021, come promesso nel piano industriale. Le polizze legate alla salute e i fondi sanitari rappresentano un tassello fondamentale di questo progetto, tanto che Intesa Sanpaolo Vita ha deciso di rilevare la quota di maggioranza di Rbm Assicurazione Salute, terzo operatore in Italia nel mercato assicurativo salute con una quota del 17,7%. L’operazione, che era stata anticipata da MF-Milano Finanza, era nell’aria da tempo e la banca ha deciso di stringere prima della chiusura dell’anno. Si parte dall’acquisizione del 50% della società più un’azione, valorizzato appunto 300 milioni, con l’intenzione di salire al 70% nel 2026 e al 100% nel 2029. «Con quest’operazione, che darà vita a Intesa Sanpaolo Rbm Salute, diventeremo la seconda compagnia nel settore (la prima è Unipol, ndr), ma puntiamo alla prima posizione entro il 2021», dice a MF-Milano Finanza Nicola Fioravanti, ad di Intesa Sanpaolo Vita e responsabile della divisione assicurativa del gruppo Intesa Sanpaolo.
Domanda. Perché investire sulla salute?
Risposta. Gli spazi di espansione in questo settore sono evidenti. Oggi il comparto delle polizze sanitarie sta già crescendo al ritmo dell’8% e le stime per i prossimi anni prevedono uno sviluppo del 9% . Gli italiani, ogni anno, spendono di tasca propria 35 miliardi di euro per curarsi privatamente. Somma che oggi non è intermediata e le compagnie assicurative potrebbero inserirsi in questi flussi e avere un ruolo fondamentale per rendere più efficiente il sistema, a vantaggio dei consumatori finali. Il mercato dell’assicurazione sanitaria vale oggi meno di 3 miliardi, ma la stima a dieci anni è di una crescita verso i 7 miliardi.
D. Quali sono gli obiettivi di Intesa Sanpaolo?
R. Con la nascita di Intesa Sanpaolo Rbm Salute, che partirà dopo le necessarie autorizzazioni di Ivass e Antitrust, avremo una quota di mercato del 20,8% nella sanità, con 606 milioni di premi nel business salute. Puntiamo a salire nei prossimi dieci anni fino a una quota del 25%.
D. Viste le previsioni di un mercato da 7 miliardi si tratta di 1,75 miliardi di premi. Ma perché avete rilevare Rbm Assicurazione Salute in tre step?
R. Vogliamo mantenerne le competenze e la specializzazione, creando sinergie con le nostre. Io sarò indicato quale presidente della nuova compagnia, mentre Marco Vecchietti, attuale ad di Rbm Assicurazione Salute sarà indicato quale ad, in considerazione dell’esperienza che ha acquisito nel settore. Con la famiglia Favaretto (che oggi controlla il 100% di Rbm tramite la holding Rbh, ndr) lavoreremo anche nel settore dei servizi sanitari. Verrà infatti sviluppato l’accordo di servicing con Previmedical (gruppo Rbh, ndr) che metterà a disposizione della clientela di Intesa Sanpaolo Rbm Salute la più grande rete medicale in Italia, con oltre 113 mila strutture convenzionate. Creeremo poi un’agenzia che avrà sede a Torino, città hub del business assicurativo danni del gruppo, per offrire coperture sanitarie su misura per medie e grandi aziende e, nei prossimi due anni, potrà crescere fino a 100 persone.
D. Come sta andando il resto della raccolta danni?
R. Stiamo registrando una forte crescita, con una produzione che supera i 650 milioni di euro. Quest’anno chiuderemo con un incremento del 100% dei premi Non Motor rispetto al 2018, grazie in particolare alla nuova polizza, XMe protezione, particolarmente apprezzata dai clienti perché consente di tenere sotto un unico cappello coperture diverse, per la casa, la persona o appunto in prospettiva la saluta, in maniera flessibile. Anche in termini di redditività il contributo dell’attività assicurativa al gruppo è in crescita, proprio grazie all’espansione del danni non auto. Nel 2016 il tasso di penetrazione di polizze danni tra i clienti della banca era inferiore al 4%, mentre adesso siamo oltre il 9%. L’Rc Auto resta invece un prodotto di servizio, che manteniamo in gamma, ma che – visti anche i bassi margini rispetto al resto del danni – non rappresenta il nostro business di punta.
D. A differenza del Danni, dove l’obiettivo del primato è fissato al 2021, nel Vita siete leader di mercato in Italia. Che effetto sta avendo il prolungato scenario dei bassi tassi d’interesse?
R. Da tempo ci siamo spostati sui prodotti multiramo, che mettono insieme polizze tradizionali e unit linked, spesso protette, che riescono a raggiungere rendimenti interessanti nonostante i bassi tassi e consentono maggiore flessibilità. Nella prima parte dell’anno abbiamo sofferto l’andamento dei mercati di fine 2018, ma poi c’è stato il recupero.
D. Come chiuderete l’anno?
R. Non posso dare numeri nel dettaglio, ma nel Vita dovremmo chiudere con una raccolta lorda che si aggira intorno ai 18 miliardi. (riproduzione riservata)

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