Sorprende pertanto che Cattolica Assicurazioni, terza compagnia italiana, a vent’anni dalla quotazione in Borsa, anche nella sua ultima assemblea dell’aprile scorso abbia fatto una strenua difesa e l’elogio del voto capitario, del limite alle deleghe, del blocco dei diritti voto per partecipazioni oltre il 3% (anche se il 21% del flottante è detenuto da quattro Investitori Istituzionali che superano questa soglia) e del valore dei radicamento territoriale, con tanto di omaggio (verbalizzato) alla presenza in assemblea di Sindaco, Prefetto, Questore, Comandanti della Finanza e dei Carabinieri dl Verona, e dei vertici locali dl Verona Fiere, Confcommercio, Aeroporto Catullo, Apindustria. Passano sei mesi e l’amministratore delegato Alberto Minali, capace manager di lungo corso nel settore assicurativo, in Cattolica solo dal giugno 2017, viene improvvisamente defenestrato per ragioni non precisate da un consiglio di amministrazione con un presidente da una vita in Coldiretti, sei dottori commercialisti, tre docenti di materie aziendali, due avvocati. un dirigente bancario, tre industriali, e un presidente di Fondazione.


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