Nell’anno della correzione globale l’asset manager di Intesa ha rafforzato la presenza sui mercati esteri, da Londra a Hong Kong. Consolidamento? Per i più piccoli. Parla Corcos, ad di Eurizon
di Luca Gualtieri

Il 2018 è stato l’annus horribilis del risparmio gestito con quasi tutte le asset class in territorio negativo e fosche previsioni macroeconomiche all’orizzonte. Le poche luci sono per i gruppi che si sono mossi con prudenza e hanno scommesso sulle piazze internazionali più strategiche. È il caso di Eurizon, l’asset manager di Intesa Sanpaolo , che sotto la guida dell’ad Tommaso Corcos ha rafforzato la propria presenza in Europa e in Cina, con nuovi presidi e alleanze mirate.

Domanda. Corcos, che bilancio si può fare del 2018 per Eurizon?
Risposta. Chiudiamo un anno di ombre solo in parte attenuato da qualche elemento positivo. È stato senz’altro un 2018 difficile con una decelerazione dell’economia in Europa e in Cina, una forte preoccupazione sul ciclo americano e una discesa generale di tutte le asset class, come non si registrava da diversi decenni. Pochissime le eccezioni come le asset class obbligazionarie denominate in dollari, il Bund, l’obbligazionario cinese che hanno dato un rendimento positivo. In questo contesto l’approccio di portafoglio e la diversificazione non hanno funzionato come in passato, i portafogli hanno avuto ritorni negativi e non abbiamo potuto raggiungere gli obiettivi di raccolta che ci eravamo prefissati. Guardando solo alle ombre insomma potrebbe sembrare quasi un anno sprecato.

D. Quali luci invece vedete in questo contesto?
R. Ci ha aiutato avere una dimensione internazionale che, nei mesi scorsi, abbiamo deciso di irrobustire. Abbiamo presidi per esempio in Germania, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Cina. A Londra abbiamo rafforzato il team dedicato ai mercati emergenti e lanciato un fondo denominato in renminbi che oggi viene considerata una valuta rifugio. Stiamo profondendo sforzi importanti anche sull’Asia soprattutto attraverso la partnership con Penghua Fund Management (49%, tra i principali asset manager cinesi).
D. Che previsioni macroeconomiche fate per il 2019?
R. Per l’Europa ci aspettiamo un assestamento della crescita dopo il rallentamento della seconda metà del 2018, anche per gli Usa vediamo un rallentamento mantenendo tuttavia una crescita intorno al 2-2,5%. L’inflazione è una preoccupazione momentaneamente accantonata. I prezzi di materie prime e del petrolio e la stessa dinamica dei salari ci lasciano tranquilli su questo fronte.

D. Che lettura dà delle ultime tensioni tra la Cina e l’amministrazione Trump?
R. Il contenimento della Cina è un obiettivo comune a democratici e repubblicani che oggi guardano con preoccupazione al forte imprinting dirigistico e nazionalistico scelto da Xi Jinping. I motivi di tensione non mancano dall’uso delle tecnologie alla proprietà intellettuale. Credo che per i prossimi mesi si possa immaginare una tregua, ma non una distensione definitiva a meno che non cambi l’approccio di Pechino.
D. Il 2018, come già il 2017, è stato anche l’anno dei Pir. Che valutazione dà di questo strumento che si è fisiologicamente sgonfiato nel corso di quest’anno?
R. Anche questa stagione si chiude tra luci e ombre. In termini relativi aver raccolto in tutta l’industria oltre 3 miliardi nel 2018 è stato un risultato importante che conferma la validità dello strumento. I Pir del resto continuano a svolgere una funzione importante come canale di finanziamento alternativo alle banche. Non c’è dubbio però che sulle piccole realtà, soprattutto quelle legate all’Aim, si potrebbe fare di più attraverso nuovi strumenti che non abbiano i requisiti stringenti della liquidità e liquidabilità di un fondo comune di investimento aperto.
D. La pressione regolamentare e la trasformazione tecnologica
spingono verso un ulteriormente consolidamento nell’asset management europeo?
R. Certamente la scala dimensionale è un fattore strategico nel nostro settore così come la crescita. I flussi di raccolta sono un elemento rilevante per l’asset management che si aggiunge alle metriche tradizionali. Altrettanto importante è l’efficienza anche se, come dimostra Eurizon, non è necessario arrivare a 1.000 miliardi di patrimonio per essere efficienti. Mi aspetto che il consolidamento prosegua. Ad esempio mi aspetto che alcune boutique di successo ambiscano a fare un salto dimensionale attraverso alleanze mirate. Sul mercato si sono già visti episodi di questo genere e spesso la logica che li sottende è comune: rinunciare all’indipendenza per crescere e acquisire stabilità.

D. Sulla trattativa con BlackRock ci sono novità?
R. Mi limito a ricordare che recentemente Carlo Messina ha dichiarato che non è in vista nessuna potenziale partnership nell’asset management.
D. In qualità di presidente di Assogestioni, come valuta l’evoluzione dei rapporti tra investitori istituzionali e società quotate?
R. In questi ultimi anni l’impegno di Assogestioni è stato crescente e sempre più significativo. Sicuramente ha aiutato l’attenzione dei fondi su aspetti quali i processi di governance che ha favorito una maggiore trasparenza rispetto al passato. Mi aspetto che questo processo virtuoso continui, magari con confronti periodici tra società e investitori sul tema delle competenze degli amministratori. In queste ultime stagioni assembleari è stato ampiamente dimostrato quanto sia importante avere un consiglio di amministrazione e una società che rispettino le best practice di corporate governance. Vale peraltro la pena ricordare che qualsiasi scandalo finanziario emerso di recente, dalle emissioni al money laundering che ha coinvolto alcune banche del Nord Europa, ha spesso alla radice cattive regole di corporate governance.
D. Lei ha citato l’ultima stagione assembleare dove in alcune vicende come quella di Telecom Italia Assogestioni ha giocato un ruolo decisivo. Come vi confrontate con queste partite?
R. Siamo molto attenti alle dinamiche in corso. Credo che sia evidente l’importanza del nostro ruolo e la credibilità di Assogestioni presso gli investitori internazionali e gli stessi regolatori. Per il futuro il nostro impegno non potrà che essere sempre più attivo. (riproduzione riservata)

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