Sui tassi arriva l’effetto-spread

I dati della Banca d’Italia relativi ai finanziamenti erogati a ottobre
In rialzo il costo dei mutui per le famiglie e dei prestiti per le imprese. L’aumento è contenuto ma può segnare una tendenza per i prossimi mesi se non cala il rischio sovrano
di Francesco Ninfole

Il rialzo dello spread inizia a farsi sentire sui tassi dei mutui alle famiglie e dei prestiti alle imprese. La conferma è arrivata dai dati della Banca d’Italia relativi a ottobre, pubblicati ieri. Le variazioni sono di pochi decimali rispetto ai mesi precedenti, ma segnano una tendenza che potrebbe proseguire nei prossimi mesi, se lo spread Btp-Bund non scenderà dai livelli attuali (ieri ha chiuso a 288 punti). I tassi di interesse sui nuovi mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni comprensivi delle spese accessorie (Taeg) sono stati pari al 2,24%, in aumento dal 2,16% di settembre (da 1,80 a 1,88% senza considerare le spese accessorie).
In rialzo anche i tassi di interesse sui nuovi prestiti alle imprese, che sono saliti all’1,52% dall’1,45% di settembre. Nel dettaglio, quelli di importo fino a 1 milione di euro sono scesi lievemente (dall’1,98 all’1,96%), mentre c’è stato un aumento significativo su quelli oltre il milione (da 1,01 a 1,12%). In controtendenza i tassi nel credito al consumo, scesi a ottobre dall’8,32% all’8,13%.

I dati di Bankitalia hanno così confermato l’anticipazione di alcuni giorni fa da parte dell’Abi, che conduce un’analisi su un campione di banche che pesa per il 90% del settore. L’incremento dei tassi a ottobre «risente dell’aumento dello spread nei rendimenti dei titoli sovrani», ha osservato l’associazione bancaria. Gianfranco Torriero, vicedirettore generale dell’Abi, ha evidenziato che l’aumento è «ancora non molto accentuato», ma indica «un segnale di cambiamento di rotta del mercato».
L’effetto dello spread non arriva immediatamente ai clienti finali. A causa del maggiore rischio-Italia le banche pagano tassi più alti per il finanziamento sui mercati istituzionali, che però pesa soltanto per il 7% della raccolta degli istituti: c’è un’ampia fetta del passivo che non subisce variazioni rilevanti, a cominciare da quella costituita da depositi (77% della raccolta). Il 10% del passivo è poi finanziato a basso costo attraverso la Bce. Inoltre la concorrenza tra banche impedisce un immediato trasferimento dei costi della raccolta sui clienti. Ma è di fatto inevitabile che alla fine le conseguenze si facciano sentire sui privati se lo spread si mantiene oltre livelli di normalità per un prolungato periodo di tempo.
Anche il presidente Bce Mario Draghi aveva ricordato a fine settembre in audizione al Parlamento Ue gli effetti dello spread sui tassi alle imprese, soprattutto per quelle piccole e medie, ma anche per le grandi che emettono titoli obbligazionari sui mercato. «Altra questione importante è che sono diventate più esigenti anche le condizioni e le clausole contrattuali», aveva detto Draghi, evidenziando che questa situazione si riferiva solo all’Italia e non riguardava altri Paesi. Sui mutui l’impatto è più lento e riguarda le nuove operazioni, come quelle censite nei dati Bankitalia.

Lo spread può influenzare anche i volumi del credito, non solo i tassi. Ma su questo fronte pesa anche una ridotta domanda per investimenti da parte delle imprese, legata a una maggiore incertezza sull’economia italiana. Secondo i dati di Bankitalia, a ottobre c’è stato un rallentamento della crescita dei prestiti alle imprese (da +1,9% di settembre a +1,5% su base annua), mentre quelli alle famiglie sono cresciuti del 2,8% (dal 2,7% nel mese precedente). Nel frattempo le sofferenze sono diminuite a ottobre del 24,3% su base annua, scendendo a 38,3 miliardi in termini netti, per effetto di alcune operazioni di cartolarizzazione. (riproduzione riservata)

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