La spac ha perso il tocco

Dopo il boom di raccolta e le operazioni di successo degli anni scorsi il mercato ha cambiato umore, tra recessi e speculazioni. Sono ancora a disposizione quasi 2 miliardi di euro da investire e per dormire sonni tranquilli ora i promotori cercano il corner investor

Hanno raccolto poco meno di 4 miliardi di euro dal 2011 le spac o veicoli simili come le cosiddette pre-booking company, cioè veicoli che raccolgono denaro allo scopo di acquistare una quota di una società target e portarla in borsa. I 30 veicoli di questo tipo, dal momento del lancio del primo, cioè Italy 1 Investments, hanno investito complessivamente oltre 2 miliardi di euro e hanno ancora a disposizione poco meno di 2 miliardi.
I dati emergono dal database BeBeez Private Data dal quale è stata condotta un’estrazione appositamente per MF-Milano Finanza. Dai dati emerge anche che di questo totale di 2 miliardi ancora da investire, poco più della metà ha in realtà già trovato una collocazione, nel senso che sono state annunciate le fusioni (cosiddette business combination) con le rispettive società target, mentre c’è ancora circa 1 miliardo alla ricerca di un obiettivo, spalmati su otto spac e un feeder fund (Ipo Club).

Quest’ultimo, promosso da Azimut e gruppo Electa, investe sempre una quota del 30% del valore delle operazioni a cui partecipa. A oggi ha ancora a disposizione 115 milioni, visto che ha già promosso una pre-booking company (Ipo Challenger 1), ha partecipato a un investimento di private equity tradizionale, in ottica di ipo nel medio periodo, quindi un po’ fuori dal contesto per cui era stato studiato (Organic Factory, insieme ad Azimut ed Electa), ha investito in spac promosse da terze parti ed è stato anchor investor della prima operazione condotta con la struttura Spac-in-Cloud, sulla piattaforma di private placement Elite Club Deal di Borsa Italiana, sviluppata insieme a Electa. Tramite questa piattaforma nelle scorse settimane è sbarcata sul listino Digital Value , gruppo di information technology nato dall’unione della romana Italware e della milanese Itd Solutions.
Tornando alle operazioni già concluse, quest’anno grazie alle spac o simil-spac sono arrivate a Piazza Affari sei società: Industrie Chimiche Forestali (maggio), Cellular Italia (giugno), Cft (luglio), Guala Closures (agosto), Fine Foods Pharmaceuticals (ottobre) e Digital Value (novembre). Quest’ultima, per la verità, è arrivata in quotazione senza passare dalla business combination con una spac, ma replicando i passaggi che di norma costituiscono la struttura delle operazioni condotte con le spac. Ci sono stati infatti dei promotori che hanno finanziato la fase preparatoria e di verifica dell’operazione, che hanno sottoscritto strumenti finanziari il cui sviluppo di valore è subordinato all’apprezzamento di mercato delle azioni della società una volta quotata; e ci sono stati dei cosiddetti corner investor (investitori-chiave) e dei follow-on investor (investitori che seguono i primi).

A brevissimo arriverà a conclusione anche l’integrazione tra la spac tematica Archimede e Net Insurance , dopo che nei giorni scorsi l’assemblea di Archimede ha dato il via libera all’operazione con una maggioranza di oltre l’89%. In dirittura d’arrivo c’è anche Banca Interprovinciale, che si fonderà con Spaxs e darà vita a Illimity. In questo caso sono già arrivate tutte le autorizzazioni di Banca d’Italia e Bce e i recessi sono stati minimi. Infine, in attesa del verdetto degli azionisti della spac IdeaMi , c’è il gruppo Agrati, uno dei principali produttori mondiali di sistemi di fissaggio nel settore dei componenti per l’industria automobilistica, per il quale la spac ha annunciato di recente il progetto di integrazione. In questo caso, il fatto che la spac sia stata promossa da due investitori istituzionali come Banca Imi e Dea Capital , fa immaginare che l’operazione possa arrivare facilmente a buon fine.

Diverso invece il caso di Capital For Progress 2 (CFP2), la seconda Spac promossa da Massimo Capuano, Antonio Perricone, Marco Fumagalli, Alessandra Bianchi e Bruno Gattai, che a inizio novembre ha ricevuto dai soci una vera e propria doccia gelata, perché per la prima volta nella storia delle spac in Italia la proposta di una business combination è stata accolta con una percentuale di recessi superiore alla soglia massima prevista per poter confermare l’operazione (addirittura oltre il 57%). Un risultato che, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza da scambi di opinioni con gli addetti ai lavori, non ha nulla a che fare con la qualità della società target prescelta, Abk Group Industrie Ceramiche, che anzi viene considerata dai più un’azienda molto interessante.

Il problema però è un altro e cioè il fatto che da quando sono stati raccolti i capitali nell’estate 2017 al momento dell’annuncio della business combination il mondo è cambiato. Il risultato delle elezioni ha spaventato molti investitori esteri e chi come CFP2 aveva raccolto capitali tra gli stranieri ha subito il fuggi-fuggi. Il risultato è stata una depressione delle quotazioni che in molti casi per le spac viaggiano oggi poco sopra quota 9 euro, quindi parecchio lontano dai tradizionali 10 euro utilizzati come base di partenza da praticamente tutte le spac. E un ricambio importante di soci nell’azionariato (si veda la percentuale di rotazione del capitale in tabella).
Chi ha comprato? Soggetti vari, dai fondi speculativi a ricchi investitori privati, tutti spinti dall’opportunità di acquistare a sconto oggi un titolo che, quando si presenterà l’occasione per il recesso, potrà essere rimborsato a 10 euro o poco meno, il tutto nel giro di pochi mesi.

Certo, se tutti fanno questo ragionamento l’operazione salta e quindi la nuova scommessa è sperare che la spac in questione non riesca a trovare una soluzione prima della scadenza dei canonici due anni dalla quotazione, nel qual caso sarà costretta a sciogliersi e rimborsare i soci sempre a 10 euro. Difficile difendersi da questi attacchi per le spac già quotate. A meno che tra i soci siano presenti anchor investor forti che sarebbero in grado di rilevare le azioni oggetto di un eventuale recesso in massa e portare a buon fine l’operazione. Spac di questo tipo sono per esempio Alpi, che ha alle spalle Mediobanca oppure Vei 1 che dietro ha Palladio Finanziaria.
Tornando a Cp2 ora il momento è delicato. Sino al prossimo 6 dicembre sono in vendita le azioni oggetto del recesso, dopodiché i promotori hanno ancora tempo sei mesi per trovare un investitore terzo che se le voglia comprare, già sapendo che il target è Abk. Il problema è che il prezzo di acquisto proposto deve essere necessariamente quello del recesso, mentre sul mercato il prezzo della spac è oggi più basso.
«Certamente lo strumento della Spac si è rivelato valido, perché ha aiutato molte società ad arrivare sul listino anche quando i momenti di mercato erano difficili e ha facilitato investimenti in economia reale. Come tutti i progetti nuovi, anche le spac vanno affinate nella ricerca della struttura migliore per tutti gli interlocutori», ha commentato Simone Strocchi, presidente dell’Associazione Italiana Spac, oltre che promotore di varie spac e pre-booking company attraverso il suo gruppo Electa. (riproduzione riservata)

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