Carige studia ricorso su Apollo

Dopo la sentenza sfavorevole il cda valuta di proseguire lo scontro legale. Intanto occhi puntati sugli azionisti in vista dell’assemblea del 22 dicembre. I proxy spingono per il sì all’aumento
di Luca Gualtieri

Banca Carige valuta un nuovo passo nella battaglia da 1,25 miliardi con Apollo, Amissima e gli ex vertici dell’istituto. Dopo la recente sentenza del Tribunale di Genova ieri il consiglio di amministrazione dell’istituto guidato da Fabio Innocenzi avrebbe iniziato a valutare un ricorso. Secondo quanto riferito dall’agenzia MF-Dow Jones, il board ha infatti esaminato il dispositivo della sentenza e l’impatto economico sulla banca, rimandando la decisione a una delle prossime riunioni. Al centro dello scontro la cessione delle compagnie assicurative al fondo di private equity americano, avvenuta nel 2015. Un’operazione, firmata dagli ex vertici Piero Luigi Montani e Cesare Castelbarco Albani, che ha dato vita a una partnership bancassicurativa di durata ventennale per la distribuzione nelle filiali dell’istituto di polizze Danni (tramite Amissima assicurazioni) e di polizze Vita (tramite Amissima Vita). Il Tribunale di Genova ha però respinto entrambe le richieste, che ammontavano complessivamente a 1,25 miliardi, obbligando anzi Carige a rimborsare le spese legali.

Se ieri il cda ha esaminato alcune questioni di ordinaria amministrazione come l’avanzamento della cartolarizzazione e la cessione della controllata di credito al consumo Creditis, l’attenzione dei vertici è già concentrata sull’assemblea del prossimo 22 dicembre. In quella sede gli azionisti saranno chiamati ad approvare il piano di salvataggio, incardinato su un aumento di capitale da 400 milioni. Come prevedibile, i proxy advisor Iss e Glass Lewis raccomandano il voto favorevole. Nel frattempo i privati dovranno decidere se sottoscrivere o meno la tranche riservata del prestito convertibile lanciato da Carige a fine novembre. Al momento ancora nessuno è formalmente uscito allo scoperto ma, secondo quanto risulta, la famiglia Malacalza (oggi azionista al 28%) sarebbe propensa ad aderire. Raffaele Mincione (oggi attestato al 5,4%) non avrebbe ancora preso una decisione. (riproduzione riservata)

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