Tutti cominciò dai Pir

di Andrea Cabrini
Tempo di bilanci e di prospettive. Il 2017 è stato un anno speciale per Banca Mediolanum , che si è focalizzata sui piani individuali di risparmio . La normativa ha avuto origine con la precedente legge di stabilità e le previsioni di raccolta del governo si attestavano a 2 miliardi, ora corretti a 10 dopo aver preso atto del successo a cui i Pir sono andatin incontro. «Ma in generale è stato un anno record per il nostro istituto per fondi e gestioni»», osserva Massimo Doris, ad di Banca Mediolanum , «grazie ai Pir ma anche grazie alla fortissima raccolta effettuata lo scorso anno con nuovi conti correnti, dovuta alle crisi bancarie che hanno provocato una fuga della clientela verso le banche solide. Essendo Banca Mediolanum solidissima (l’ultimo Cet1, l’indicatore sintetico che attesta quanto sia solida una banca analizzando i suoi investimenti, si attesta a un 21,7%, ndr), vecchi e nuovi clienti hanno aperto conti da noi».

Domanda. Questo successo dei Pir vi ha spinto a concepire Banca Mediolanum anche come banca d’affari. In concreto cosa significa?
Risposta. Da subito la raccolta ha riscontrato molto successo e avevamo apprezzato lo strumento dei Pir anche perché almeno il 70% della raccolta andava a strumenti emessi da imprese italiane e il 21% a strumenti emessi da imprese che non facevano parte dell’indice Ftse Mib, quindi delle prime 40. Ma dal momento che si raccoglie così tanta liquidità, è bene che raggiunga più imprese. Per raggiungere l’obiettivo non è necessario essere quotati, basta emettere obbligazioni e quotare quelle. Ora, la nostra rete di family banker ha contatti con tantissimi piccoli e medi imprenditori, quindi si è deciso di metterli al corrente dell’opportunità per fargliela cogliere. Da qui l’idea di intraprendere un’attività di investment banking.

D. È una svolta per una banca col vostro dna. Come la realizzerete?
R. Nell’immediato siglando accordi con società del settore, poi si è deciso di entrare in questo business creando un team interno di investment banking. Per guidarlo la scelta è caduta su Diego Selva, che già aveva responsabilità analoga a BofA-Merrill Lynch Italia. Il compito della nuova divisione è svolgere il lavoro di advisory per accompagnare un’azienda ad avere bilanci e documentazione in regola per procedere alla quotazione.

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D. Nel futuro farete accordi con banche d’affari che già fanno questo mestiere?
R. Sì. Il nostro interesse è fornire il miglior servizio possibile ai clienti-investitori per quanto riguarda le operazioni di finanza straordinaria.

D. Perché questa scelta? Le imprese italiane tendono a restare lontane dall’ambiente borsistico. Se si osserva la capitalizzazione di Piazza Affari rispetto al Pil, è la più bassa d’Europa. Nel listino principale ci sono tante banche, diverse utility, tlc, ma poche delle pmi che costituiscono lo scheletro economico del Paese. Perché questo può essere il momento in cui si possono avvicinare alla borsa?
R. Quest’anno si è vista una ripresa importante delle quotazioni, forse qualcosa sta cambiando. La presenza di Banca Mediolanum sul territorio con i suoi family banker è un asset prezioso. Se si analizza l’Aim, oltre il 40% delle aziende quotate hanno sede in Lombardia. È la regione è la più industrializzata, ma è anche vero che sono vicine al centro della finanza che è Milano.

D. Lo sforzo quindi sarà quello di avvicinare queste aziende a Piazza Affari?
R. Sì. Inoltre le pmi italiane sono state abituate ad avere poco capitale e a ricevere finanziamenti dalle banche. Questo è cambiato. La normativa sta mettendo sempre più vincoli alla banche nel valutare i rischi quando emettono prestiti. L’obiettivo è chiaro: il progetto del mercato unico dei capitali ha lo scopo di far sì che il sistema produttivo in Europa passi dal dipendere per il 70% dalle banche e per il 30% dal mercato all’opposto.

D. Obiettivi per il 2018?
R. Sarei contento se ne portassimo una decina.

D. Borsa italiana stima che la raccolta dei Pir arrivari a 13 miliardi. Ciò rischia di provocare anche distorsioni in un mercato ancora così piccolo? I segmenti Star e Aim hanno avuto i rialzi più forti a livello europeo. Cìè un rischio bolla?
R. Non sono preoccupato per due motivi. Il primo perché Borsa Italiana partiva da molto in basso mentre le altre borse europee avevano recuperato molto prima. Quindi i prezzi sono saliti ma bisogna guardare da dove si era partiti. È possibile che si formi una bolla perché la velocità con cui arriva questo denaro è diversa dalla velocità con cui le nuove aziende possono arrivare in borsa. Ma se osservano i Pir, questi sono piani a lungo termine con un massimale annuo a 30 mila euro e di 150 mila in cinque anni. I capitali arriveranno dunque con una certa gradualità. Per cui se anche l’anno prossimo il mercato dovesse scendere, il mercato ha altri quattro anni di investimenti. Noi proponiamo ai nostri clienti di rateizzare gli investimenti mensilmente in modo da mediare i prezzi di carico.

D. La volatilità quest’anno ha fatto registrare il tasso più basso negli ultimi 15 anni. Sarà così anche nel 2018?
R. È possibile che la volatilità aumenti, ma se si investe con questo metodo non c’è di che preoccuparsi, anzi le oscillazioni possono far comodo.

D. Ora entra in vigore la direttiva europea Mifid 2, pensata per tutelare di più gli investitori. Quale impatto avrà nei vostri confronti?
R. Ritengo che Mifid 2 avrà due conseguenze. Da un lato un calo dei costi per la clientela e questo è positivo. Ma quello più importante è che metterà in evidenza dove c’è consulenza e dove non c’è, perché il costo è legato a ciò che si ottiene. Se si riceve un’ottima e costante assistenza accetto di pagarla il giusto prezzo. Pongo sempre questi due esempi: il Magellan fund dal 1977 al ‘90 ha dato una performance media del 29% all’anno. La maggior parte dei clienti di quel fondo ha avuto perdite perché compravano quando saliva e vendevano quando scendeva. Un altro caso più recente: il fondo Anima trading nel periodo dal 1995 al 2004 ricevette un premio come miglior fondo per quel decennio, la cui performance media era del 10,9%. ma anche in quel caso quasi la metà dei clienti che hanno investito in quel fondo hanno subito perdite. Dunque sul risultato finale conta molto di più il comportamento che i costi di commissione. E il comportamento può essere indirizzato solo da un professionista.

D. Come vi comporterete quanto a livello di commissioni?
R. Per quanto riguarda quelle di performance, si sta discutendo con le autorità di controllo irlandesi, perché secondo quelle italiane sono adeguate.

D. Tra le novità del 2018, in Italia è atteso anche lo sbarco di una società famosa in America, Vanguard, che lavora nel mondo delle gestioni passive, che replicano gli indici, senza scelta del gestore. In America rappresentano quasi il 40% degli asset del risparmio degli americani, in Italia solo il 6%. Vi aspettate che quel tipo di investimenti possa prendere piede anche in Italia?
R. La loro quota aumenterà anche qui. Però quei fondi, con commissioni molto basse, sono molto poco acquistati direttamente dal risparmiatore e sono inseriti in pacchetti di prodotti per il quale il cliente paga una commissione di consulenza complessiva.

D. Tutti pensano che l’anno prossimo con le nuove regole i costi per società operanti in settori del risparmio come la vostra saranno più alti e i margini più bassi. Cosa prevede accadrà anche per i consulenti?
R. Se accradrà sarà in modo graduale e in uno scenario in cui le masse in gestione aumenteranno in modo più veloce rispetto al passato perché i mercati sono sempre più complessi. Non c’è più il Bot che rende il 3/4%. Potrà esserci una contrazione dei margini, ma se i volumi crescono più velocemente la situazione può essere compensata e il guadagno assoluto continuerà a crescere.

D. Per quanto riguarda i risultati societari cosa si aspetta per l’anno prossimo?
R. Un 2018 positivo in termini di raccolta sia grazie ai Pir, sia perchè il sistema bancario non ha risolto del tutto i suoi problemi e in caso di nuove situazioni di stress c’è per noi la possibilità di acquisire nuovi clienti tra gli insoddisfatti che si guardano attorno.

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