Reti, ricchi verso l’ignoto

di Roberta Castellarin e Paola Valentini
Ventidue miliardi in cinque. A tanto ammonta la raccolta messa a segno da reti e gestori quotati in Italia da inizio anno a fine novembre. Così il 2017 si concluderà come un nuovo anno da record per i nomi del wealth management italiano che sembrano più capaci di cavalcare le novità dell’industria a proprio favore. E ognuno lo fa modo suo. Tutti infatti cercano di individuare il modello più giusto per dominare un mercato che sta diventando più difficile da affrontare, anche in vista delle incognite della Mifid II per la quale è ormai partito il conto alla rovescia, dato che entrerà in vigore il 3 gennaio prossimo. Non solo. Gli operatori che operano con i consulenti finanziari devono fronteggiare anche la concorrenza dei grandi gruppi bancari che si fa sempre più agguerrita.

Il campione di raccolta da inizio anno è Banca Generali che negli 11 mesi ha realizzato flussi netti al massimo storico di 6,2 miliardi di euro (+27% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). La raccolta si è concentrata pressoché integralmente verso soluzioni di risparmio gestito che hanno totalizzato una raccolta di 5,6 miliardi (+65%) da inizio anno. Equita ha alzato la stima dei flussi per l’intero 2017 da 6,4 a 6,6 miliardi. «Stiamo registrando una forte domanda dalla clientela private che apprezza la personalizzazione e la protezione dai rischi di mercato dei nostri contenitori gestiti finanziari e assicurativi», ha detto l’ad Gian Maria Mossa.

Dal canto suo, Banca Mediolanum da inizio anno ha raccolto 4,3 miliardi, con un risultato record raggiunto sul risparmio gestito anche grazie alla scelta di puntare fin dall’inizio con forza sui Pir, i piani di risparmio esentasse. Uno studio di Kepler Chevreux sottolinea che da inizio anno i prodotti Pir (due fondi e una unit linked) del gruppo guidato dall’ad Massimo Doris hanno registrato una raccolta netta di 2,2 miliardi con la società che ha l’obiettivo di raggiungere quota 2,5 miliardi nel 2017. Ma soprattutto gli analisti ricordano che su un milione di clienti circa 150 mila hanno sottoscritto un Pir con un investimento medio pro capite di 15 mila euro, contro il massimo previsto all’anno dalla legge di 30 mila euro. Da qui l’idea degli esperti di Kepler Chevreux che ci sia ancora margine per aumentare la penetrazione di questi prodotti. In particolare, ha sottolineato l’ad Massimo Doris, «si avvia alla conclusione questo 2017 con una raccolta che continua a crescere a grandi passi. In particolare con novembre superiamo pienamente la soglia di 5 miliardi in fondi e gestioni, il 50% in più rispetto allo stesso periodo 2016. Il contributo dei Pir, per oltre 2,2 miliardi, è stato fondamentale».
Invece il gruppo Azimut è quello che, tra le reti italiane, sta puntando di più nell’espansione all’estero. Con l’ultima acquisizione di Henderson Maxwell ha raggiunto 4,1 miliardi di masse in Australia. E nei dati di raccolta il contributo di queste operazioni inizia a farsi sentire. Da inizio anno a fine novembre la raccolta della società presieduta da Pietro Giuliani si è attestata a 5,9 miliardi (a un passo dai 6 miliardi degli 11 mesi 2015, il risultato di periodo più alto mai raggiunto). Secondo Banca Imi il dato al netto delle acquisizioni è di 4,48 miliardi. Dal punto di vista delle masse, a fine novembre gli asset del gruppo guidato dal ceo Sergio Albarelli sono arrivati a sfiorare 50 miliardi: 49,4 miliardi, di cui 39,7 miliardi fanno riferimento a fondi e gestioni. La raccolta di Azimut riferita a strumenti di risparmio gestito continua a crescere, +27% rispetto allo stesso periodo 2016. E il peso del risparmio gestito sul totale delle masse è uno dei fattori premianti di questa industria.

Da questo punto di vista Fineco piace agli analisti. Banca Akros definisce la rete guidata dall’ad e dg Alessandro Foti come «quella che ha il modello di business migliore e meno rischioso nel settore». E Kepler Chevreux sottolinea che proprio a fine novembre la società ha raggiunto 1,2 milioni di clienti con un rapporto medio di masse per cliente ora pari a 55,4 mila euro contro i 52,1 mila di un anno fa (si veda box in pagina). Secondo gli analisti è un segno che sta migliorando la qualità del portafoglio clienti.

Per Anima , infine, la raccolta netta da inizio anno è stata di 1,1 miliardi. Il totale delle masse è salito a 75,6 miliardi, +6% su novembre 2016, ma sul gruppo pesano le incertezze dell’alleanza con Poste che per ora sembra in stand-by nell’attesa del piano industriale che quest’ultima presenterà a inizio 2018. (riproduzione riservata)
Fonte: