RC sanitaria: aumenta il ricorso all’autoritenzione del rischio delle strutture sanitarie pubbliche

L’IVASS ha pubblicato per la prima volta dati statistici ufficiali sul fenomeno delle r.c. sanitaria, rilevante sia per il valore della spesa sanitaria in Italia (8,9% del PIL nel 2016), sia perché la protezione contro tale rischio contribuisce indirettamente al diritto alla tutela della salute.

Gli indicatori presentati riguardano le due differenti modalità di copertura dei rischi in
argomento:
1. mediante sottoscrizione di polizze offerte dalle imprese di assicurazione,
2. tramite autoritenzione del rischio realizzata direttamente dalle strutture sanitarie
pubbliche.

Nel 2016 i 592 milioni di premi raccolti nella r.c. sanitaria hanno rappresentato il 14,1% del totale dei premi del ramo r.c. generale di cui il rischio fa parte. La quota scende a 8,7% per le imprese italiane, mentre ammonta a 25,4% per le imprese estere. Nel periodo 2012-2016, il divario delle due quote è stato sempre notevole, indicando una maggiore propensione delle imprese estere ad operare nel settore.

La r.c. sanitaria si caratterizza per una concentrazione di mercato superiore rispetto a quella del ramo di appartenenza: nel 2016: i premi raccolti dalle prime 5 e dalle prime 10 imprese ammontavano rispettivamente al 71,3% e all’89,7% del totale (le due quote scendono al 48,5% e al 69,3% per il ramo r.c. generale).

La totalità dei contratti sottoscritti nel corso del 2016 contengono la clausola claims made. Sono quasi sempre presenti le clausole che consentono all’impresa la disdetta in caso di sinistro e la limitazione del periodo di retroattività. La clausola di garanzia postuma è resa disponibile quasi esclusivamente per gli operatori sanitari.

I premi raccolti nel 2016 sono sostanzialmente stabili rispetto al 2015 (la raccolta per quell’anno era pari a 592 milioni) e si ripartiscono tra strutture sanitarie pubbliche (284 milioni di euro), strutture private (93 milioni) e operatori sanitari (215 milioni).
Nel periodo 2010-2016 sono stati raccolti nel complesso 4.555 milioni di euro di premi.

Nel complesso sono assicurate 4.916 strutture (di cui 721 pubbliche) e 302.965 operatori sanitari (di cui 73% medici). Rispetto al 2010, il numero di strutture pubbliche assicurato è dimezzato, mentre la flessione del numero di strutture private è più contenuta (–23,8%). Nello stesso periodo sono invece in aumento il numero di sanitari assicurati (+76,3%).

Nel 2016 una struttura sanitaria pubblica paga un premio medio di 393.813 euro, contro i 22.204 di una struttura privata; entrambi i valori risultano superiori rispetto a quelli del 2010 (rispettivamente del 7,5 e del 53,7%). Nello stesso periodo, il premio medio pagato dagli operatori sanitari è in flessione del –13,1% (710 euro nel 2016, contro 817 euro nel 2010).

Il premio medio pagato dal personale medico (906 euro) risulta quasi 5 volte superiore a quello corrisposto dal personale sanitario non medico (189 euro). Rispetto alla media nazionale, i premi risultano più elevati nel Nord ovest, più bassi nelle isole.

Nel 2016 le compagnie hanno ricevuto la metà delle denunce ricevute nel 2010 (15.360 contro 29.991). La flessione ha riguardato soprattutto le strutture pubbliche (3.793 denunce, contro le 16.664 di sei anni prima). La diminuzione delle denunce di sinistro presentate da strutture sanitarie private è stata meno accentuata (5.242 denunce nel 2016, rispetto alle 3.075 di sei anni prima). Oltre che alla diminuzione del numero delle strutture assicurate, il calo delle denunce tra 2010 e 2016 è dovuto anche alla flessione del tasso di denunce per struttura (–56% per le strutture pubbliche, –23% per quelle private).

I sinistri denunciati dal personale sanitario risultano invece in leggero aumento (8.492 denunce nel 2016, rispetto alle 8.085 del 2010). In termini percentuali questo incremento è del +5%, molto inferiore rispetto a quello degli assicurati nello stesso periodo, come effetto del calo del tasso di denunce per unità di personale (–40%).
Fino al 2016 sono stati risarciti a titolo definitivo 40.444 sinistri denunciati tra 2010 e 2016,
92% dei quali erano relativi a denunce pervenute prima del 2015.
I risarcimenti corrispondenti sono ammontati a 1.590 milioni di euro (96% dei quali per le denunce precedenti il 2015).

Solo il 3,5% delle denunce di sinistri con seguito pervenute nel 2016, relative alle strutture sanitarie pubbliche, sono definite e pagate nello stesso anno. La percentuale aumenta a 12,5% per le strutture private e a 5,2% per gli operatori sanitari. Le percentuali sono inferiori per quanto riguarda gli importi: per le denunce del 2016 relative alle strutture pubbliche, solo lo 0,6% dei risarcimenti previsti viene liquidato nello stesso anno (contro 3,2% per le strutture private e 2,7% per gli operatori sanitari).

Per quanto riguarda la generazione di denunce 2010 (la meno recente disponibile), due terzi degli importi previsti risultano liquidati per le strutture sanitarie pubbliche e private, ma la quota scende a 44,6% per i sinistri degli operatori sanitari.

Utilizzando le informazioni disponibili alla fine del 2016, il costo medio dei risarcimenti è più alto per le denunce più vecchie, rispetto a quelle pervenute più di recente. Infatti, per i sinistri denunciati nel 2010, il risarcimento medio è pari a 54.348 euro per le strutture sanitarie pubbliche (contro 16.069 euro per le denunce del 2016). Per le strutture private, il risarcimento medio per le denunce del 2010 ammonta a 49.244 euro (7.115 per le denunce del 2016). Per il personale sanitario i due valori ammontano rispettivamente a 20.203 e 9.806 euro.

Nel 2016 le imprese di assicurazione hanno accantonato riserve per sinistri non
ancora liquidati pari a 3.219 milioni di euro, relativamente alle denunce di sinistro relative al periodo 2010- 2016. Il 57,6% dell’ammontare è relativo ai sinistri delle strutture sanitarie pubbliche, il 17,4% a quelli delle strutture private, il restante 25% riguarda i sinistri degli operatori sanitari. La maggioranza degli accantonamenti riguarda i sinistri di generazione meno recente, dato che solo il 34,6% delle riserve è accantonato per le denunce pervenute successivamente al 2014.

Per quanto riguarda l’andamento dell’ammontare complessivo delle riserve e del numero dei sinistri riservati dei singoli anni di denuncia, si osserva che entrambi risultano sempre in diminuzione nel corso del tempo. Si riscontra però una tendenza all’aumento del valore medio della riserva: ad esempio, per le denunce del 2010 delle strutture sanitarie pubbliche, questo valore cresce da 38.143 euro nel 2010 a 85.175 euro nel 2016. Questo andamento ha alla base i lunghi tempi di definizione dei sinistri più costosi, che restano a riserva per più tempo e di conseguenza concorrono ad aumentarne il valore medio.
Nell’arco temporale considerato, gli accantonamenti a riserva effettuati nello stesso anno di denuncia per le strutture sanitarie (pubbliche e private) divengono più prudenti. Infatti la riserva media dei sinistri denunciati nello stesso esercizio di bilancio passa da 38.193 euro (per il 2010) a 89.662 (per il 2016) per le strutture sanitarie pubbliche (per le strutture private lo stesso indicatore sale da 25.377 a 45.350 euro). Per gli operatori sanitari, il riservato medio relativo all’anno di denuncia varia nello stesso periodo tra 19.481 e 24.866 euro, senza evidenziare un trend di crescita o diminuzione.

Rapporto sinistri a premi – L’indice di profittabilità utilizzato nel presente bollettino è il consueto rapporto sinistri a premi (loss-ratio) che, anche tenendo conto delle particolarità del rischio da r.c. sanitaria, è un indicatore omogeneo per valutare i risultati tecnici del rischio.
Guardando al settore nel suo complesso, il rapporto, aggiornato alla fine del 2016, è compreso tra il 100% e il 120% per tutti gli anni di denuncia. Ciò è indicativo del fatto che il costo complessivo dei sinistri è superiore al valore dei premi incassati, evidenziando che il rischio per r.c. sanitaria comporta per le imprese una perdita tecnica. In dettaglio, per le strutture sanitarie pubbliche, il massimo dell’indicatore, pari a 150,2%, si riscontra per il 2015. L’indicatore è sempre superiore a 100% per le strutture sanitarie private, ad eccezione delle denunce più recenti del 2016.
Per gli operatori sanitari, l’indicatore è inferiore a 100% per tutti gli anni di denuncia, ad eccezione del 2013, anno per il quale assume il valore di 102,1%.

I canali distributivi dei contratti di r.c. sanitaria – I broker sono molto attivi nella
intermediazione dei contratti delle strutture sanitarie pubbliche (sono il canale preferenziale delle imprese che realizzano oltre l’80% dei premi) e, seppur in misura minore, operano anche per le strutture private. I contratti del personale sanitario sono collocati per la quasi totalità dalle agenzie, con un utilizzo limitato della vendita diretta (utilizzata di preferenza dalle imprese che realizzano solo il 9% dei premi).

Le strutture sanitarie hanno la facoltà di gestire internamente, in tutto o in parte, il rischio da responsabilità civile sanitaria. Se si sceglie questa opzione, sono costituiti fondi specificamente destinati a risarcire i pazienti che hanno subito errori sanitari, alimentati da accantonamenti annuali.
Sia gli accantonamenti annuali sia i fondi da essi alimentati, costituiti per l’autoritenzione del rischio, sono in costante crescita nel quadriennio 2012-2015 in tutte le tre macro aree geografiche considerate (Nord, Centro e Sud-Isole). Aumentano maggiormente le risorse delle strutture sanitarie rispetto a quelle dalle amministrazioni sanitarie regionali. Queste ultime rappresentano il 12,2% degli accantonamenti e il 17,1% dei fondi del 2015.

Nel 2015 gli accantonamenti totali sono ammontati a 468 milioni di euro (più del doppio dei 170 milioni del 2012), mentre l’ammontare complessivo dei fondi di copertura è risultato pari a 1.185 milioni di euro (oltre il triplo rispetto ai 319 milioni del 2012).
La gestione decentrata della sanità pubblica rende utile una lettura dei dati a livello regionale. Il 76,6% del fondo di copertura al 2015 era stato costituito da 7 regioni. Le tre regioni con le quote maggiori erano la Lombardia (16%), il Lazio (14,6%) e la Sicilia (11,5%). I fondi accantonati erano d’entità trascurabile o non esistenti per il Friuli Venezia-Giulia, il Trentino Alto-Adige, il Molise e la Valle d’Aosta.

Gli accantonamenti e i premi pagati alle imprese assicurative per i rischi da r.c. sanitaria delle strutture pubbliche sono grandezze finanziarie in qualche misura confrontabili, essendo risorse stanziate annualmente a fronte dello stesso rischio, gestito internamente (con gli accantonamenti) o tramite ricorso al mercato (con i premi). Nel 2014 e 2015 gli accantonamenti sono risultati superiori ai premi assicurativi (rispettivamente del 36% e del 47,7%).

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