Quali rischi nel 2018

di Antonio Lusardi
Una delle poche certezze degli investitori per il 2018 ormai alle porte è l’azionario europeo. Sulle buone prospettive delle piazze del Vecchio Continente sono gli outlook per l’anno venturo delle divisioni di investimento dei due maggiori gruppi assicurativi europei, Allianz Global Investors e Axa Investment Managers. Gli analisti della casa francese sono particolarmente ottimisti sulla crescita dell’economia del Vecchio continente, con una previsione di crescita del Pil a +2,3% rispetto al consenso, che vede un +1,8%. Secondo la spiegazione di Alessandro Tentori, capo degli investimenti di Axa Im, «la domanda interna dovrebbe essere sostenuta e alimentare la crescita in un circolo virtuoso. I consumi possono beneficiare dell’inflazione contenuta». Sulla stessa linea si è mostrato anche Neil Dwane, strategist globale di Allianz Gi, per il quale «nel 2018 dovremo iniziare a vedere una prima frammentazione della crescita globale, con gli Usa prossimi ad un rallentamento ciclico, mentre l’Eurozona, e l’India, sono nella posizione perfetta per sfruttare la positiva scia di questo 2017».
La divergenza dei mercati nel 2018 è uno dei temi più importanti secondo Allianz Gi, a seguito del percorso delle banche centrali, con la Fed che alzerà i tassi due o tre volte nel corso del prossimo anno, mentre la Bce dovrebbe limitarsi a ridurre il suo programma di acquisto di titoli, e la Bank of Japan proseguirà nel suo programma espansivo. Secondo Dwane, «sebbene sia in atto un percorso di normalizzazione, le banche centrali continueranno un percorso lento e graduale, e i tassi si manterranno contenuti. Non ci aspettiamo quindi un aumento brusco della volatilità. Tuttavia i titoli finanziari in particolare dovrebbero beneficiare di questo aumento dei tassi e le banche Usa ed Europee sono tra le nostre azioni preferite». L’azione della Fed potrebbe portare, secondo Allianz Gi, una correzione sui titoli con le valutazioni più elevate, mentre, l’approvazione della riforma fiscale di Trump porterebbe un vantaggio a industriali, tlc e prodotti di consumo ma, secondo Dwane «non bisogna esagerarne il potenziale sugli utili delle società».
La visione di Axa Im mette anch’essa al centro l’azione delle banche centrali. «La politica della Fed è ancora il rischio principale dei mercati», spiega Tentori, che indica come «una ripresa repentina dell’inflazione, che non è possibile escludere nel contesto attuale del mercato del lavoro Usa, costringerebbe la banca centrale americana ad agire più rapidamente di quanto previsto e prezzato dal mercato». Per ridurre il rischio nel comparto obbligazionario Axa prosegue nel «ridurre la duration media del portafoglio, per essere meno vulnerabili ai tassi», spiega Tentori che però avverte come «per mantenere il rendimento serve accettare un rischio maggiore di credito, come con gli high yield europei o con i bond emergenti». Sull’obbligazionario rimane rischioso il mercato high yield americano data «l’elevata leva delle società Usa» e soprattutto l’uso degli Etf che «investendo in base agli indici, privilegiano le società con più debito e quindi vulnerabili al rialzo tassi».
Tentori infine rivendica con orgoglio la fiducia riposta nell’Italia già da tempi non sospetti: «Un anno fa eravamo visti come un Paese in costante crisi politica e senza crescita. Questo quadro è mutato e oggi, nonostante le elezioni all’orizzonte, abbiamo ricevuto un miglioramento del rating». Tutto questo si è visto nella buona performance di Piazza Affari e «dell’obbligazionario sovrano rispetto, ad esempio, ai bonos spagnoli». Un’opinione condivisa anche da Dwane: «nonostante le elezioni, non vediamo l’Italia come un rischio significativo», ma avverte come il nostro Paese, «resti lo Stato europeo più vulnerabile al populismo». (riproduzione riservata)
Fonte: