Dopo l’accordo con Banco Bpm e l’arrivo di Buffett, l’ad Minali alla prova del piano industriale di Cattolica

Soprattutto da quando ci ha scommesso un volpone dei mercati come Warren Buffett, le aspettative degli investitori su Cattolica Assicurazioni sono elevate. Onore ed onere del percorso di crescita spettano però ad Alberto Minali. Arrivato a maggio sulla plancia di comando della compagnia di Verona, il manager, già direttore generale di Generali Assicurazioni , apprezzato nel settore, di mosse, in appena sei mesi, ne ha già fatte tante. La più importante è stata sicuramente aver chiuso, il 9 novembre, l’accordo con Banco Bpm che ha dato a Cattolica l’accesso, in esclusiva per i prossimi 15 anni, a circa 1.700 sportelli del terzo gruppo bancario italiani. Fuori sono rimasti gli altri 600 sportelli della banca guidata da Giuseppe Castagna, che almeno fino a 2021, e salvo chiusure anticipate, continueranno ad essere lo sbocco assicurativo della compagnia francese Covéa, che nel 2011 ha rilevato l’81% di Bipiemme Vita.

Proprio con i francesi di Covéa, Cattolica si è ritrovata in un lungo un testa a testa per aggiudicarsi la gara aperta dal Banco per trovare il nuovo partner assicurativo dopo l’annunciata uscita di Unipol e di Aviva. E alla fine a spuntarla è stato appunto Minali. La partita era troppo importante per lasciarsela sfuggire. Così sul piatto la compagnia veronese ha messo 853,4 milioni per rilevare il 65% di Popolare Vita (di cui 89,6 milioni mediante la distribuzione prima del closing di riserve), cui si sono aggiunti altri 308,8 milioni per prendere il 65% della compagnia Danni, Avipop Assicurazioni, dopo la fine della partnership con gli inglesi di Aviva. Per una curiosa coincidenza, proprio nei giorni della presentazione di quell’offerta Buffett, tramite la sua holding Berkshire Hathaway, ha fatto ingresso in Cattolica con un investimento da 116 milioni di euro. Il supergestore, considerato il più grande value investor di sempre, ha rilevato il 9,047% della compagnia, messo in vendita dalla Banca Popolare di Vicenza, finita in liquidazione coatta amministrativa. Tanto da farlo diventare di colpo il primo azionista, con una mossa che ha subito acceso le voci di un probabile processo di trasformazione in società per azioni di Cattolica, che resta l’unica compagnia assicurativa quotata a Piazza affari con la forma di società cooperativa. E a oggi, come ribadito dallo stesso Minali, non c’è nessun piano per la trasformazione societaria.

Tra l’altro Buffett si è fermato alla soglia di azionista e non di socio, status che, secondo quanto previsto dallo statuto di Cattolica, può essere concesso solo a chi professa la religione cattolica (e nel caso di società non devono avere comportamenti contrari ai principi cattolici). Buffett, quindi, non ha diritto di volo in assemblea ma il suo ingresso nell’azionariato della compagnia ha comunque fatto bene al titolo ed è stato motivo di orgoglio per Minali e per il suo management. Una squadra che, in pochi mesi, ha subito un rimpasto importante, con l’inserimento di cinque figure chiave: Enrico Mattioli, arrivato dal gruppo Generali , nominato cfo e vicedirettore generale; Nazareno Cerni, ex UnipolSai , direttore ramo danni non auto e vice dg; Stefano Semolini (ex Banco Popolare) è stato scelto come direttore segreteria societaria, soci e affari legali; Luigi Barcarolo è stato nominato direttore Unità progetti innovativi ed Emanuela Vecchiet ha assunto la direttore comunicazione e relazioni istituzionali. Mentre Carlo Ferraresi, in precedenza cfo, è direttore generale, responsabile area mercati e canali distributivi. Una riorganizzazione importante quindi, che non è ancora completata. A giorni è atteso l’ingresso in Cattolica di Marco Passafiume Alfieri, in uscita da Ubi Pramerica sgr, chiamato da Minali per occuparsi della bancassicurazione della compagnia, compreso l’avvio della joint venture con Banco Bpm . L’operazione, il cui closing è atteso entro metà 2018, prevede che Cattolica scelga l’ad delle compagnie di assicurazione, mentre a Banco Bpm spetterà il dg.

In questi giorni intanto la compagnia è impegnata nel road show per l’emissione di un bond subordinato Tier 2, fino a 500 milioni, lanciato per rafforzare il patrimonio in vista dell’operazione con Banco Bpm . Il mercato sembra pronto a darle fiducia: venerdì 1 dicembre Banca Imi ha alzato il prezzo obiettivo sull’azione da 7,5 a 10 euro perché «Cattolica ha iniziato una nuova era con la scelta di Minali, l’ingresso di Buffett e la partnership con Banco Bpm », hanno sottolineato gli analisti, secondo cui con il nuovo accordo bancassicurativo l’utile atteso per il 2019 migliorerà circa del 20%. Ora i riflettori sono puntati sul piano industriale che Minali presenterà a Milano il 29 gennaio e che dovrà alzare il velo sulle nuove strategie. Intanto, grazie al Banco Bpm Cattolica ha più che compensato il venir meno degli sportelli della Popolare di Vicenza e si è insinuata al passivo della liquidazione per tentare di ottenere il dovuto, che tra esercizio della put sulla joint venture Berica e richieste di danni, ammonterebbe a oltre 225 milioni.

Prima dell’estate Minali ha anche presentato ai liquidatori un’offerta per rilevare il 40% della società bancassicurativa, ma ancora non sono arrivate risposte. Cattolica però dovrà anche dimostrare di saper mantenere il resto degli accordi distributivi con altre banche, a partire da quello con Iccrea holding, partito a metà 2009, che consente di distribuire in 3.989 sportelli delle Bcc, ora alle prese con la riforma delle banche di credito cooperativo. Sempre venerdì 1 dicembre è poi arrivato il via libera dalla commissione Ue dell’acquisto di Carim e della Cassa di risparmio di San Miniato, anche queste alleate di Cattolica, da parte del Credit Agricole . C’e chi dice poi che Ubi, partner storico con Cattolica tramite Lombarda Vita con un accordo rinnovato nel 2010 fino al 2020, non abbia brindato alla nuova alleanza con il Banco. Prova ne è stata la chiamata di Carlo Barbera, uscito da Cattolica con l’avvio del nuovo corso, come responsabile bancassicurazione di Ubi, al riporto di Rossella Leidi. Minali dovrà indicare al mercato la strada che Cattolica vuole percorrere per fare l’atteso salto di qualità, ma dovrà dimostrare di saper lavorare di diplomazia.
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