Farina: l’“InsurTech” e il suo impatto nel settore assicurativo

L’innovazione tecnologica rappresenta uno dei principali driver del cambiamento nel
settore assicurativo.

La tecnologia digitale modifica i comportamenti dei consumatori, influenza le logiche gestionali e i modelli organizzativi delle imprese, accentua e cambia la competizione nel mercato con l’ingresso di nuovi operatori.

Ne ha parlato il presidente dell’ANIA Maria Bianca Farina in occasione di un’audizione alla Camera in merito all’Indagine conoscitiva sulle tematiche relative all’impatto della tecnologia finanziaria sul settore finanziario, creditizio e assicurativo.

La diffusione delle nuove tecnologie sta consentendo la realizzazione di modalità innovative
di interazione fra imprese e consumatori.
Stanno nascendo nuovi segmenti di clientela, molto orientati all’acquisto di servizi di prevenzione e di assistenza ed è sempre più frequente l’attitudine dei consumatori, soprattutto i più giovani, alla fruizione di un bene di cui non è più desiderata la proprietà, cioè all’utilizzo senza possesso.
Più in generale, i clienti hanno aspettative di rapidità e semplicità di risposta e qualità
del servizio assicurativo pari a quelle che si attendono dalle service companies più avanzate.

Tutto ciò ha un impatto non da poco nell’organizzazione delle imprese e nel settore della distribuzione assicurativa.
Per quanto concerne la distribuzione tradizionale, ad esempio, l’agente (su cui è imperniata
la distribuzione nel comparto danni) può essere alleggerito del “lavoro burocratico” ed
essere meglio indirizzato sui bisogni dei potenziali clienti. Tuttavia, il legame tra impresa e
cliente può essere (almeno sui prodotti più “semplici”) molto più diretto in termini di
contatto e diffusione di informazioni.

Dall’altra parte la disponibilità di enormi quantità di dati modifica nel profondo la tecnica assicurativa.
L’attività assicurativa è sempre stata condotta sulla premessa che le informazioni sono incomplete. Gli assicuratori non sono in grado di osservare tutte le caratteristiche di rischio
dei potenziali clienti; anche questi ultimi non conoscono in modo preciso il loro rischio. A
complicare le cose interviene il fatto che la rischiosità degli individui tende ad aumentare
una volta ottenuta una copertura assicurativa.

Prima dell’avvento delle tecnologie digitali, le attività di selezione e tariffazione venivano
svolte inserendo i clienti in categorie di rischio attraverso informazioni raccolte ex ante,
relative ad alcune caratteristiche distintive come l’età, il luogo di residenza, la professione.
La diffusione di dispositivi connessi, sia statici sia in movimento, produce informazioni di
grande rilevanza per le imprese assicuratrici. Le tecnologie digitali – che consentono la
trasmissione di grandi quantità e varietà di dati in tempo reale – possono trasformare
radicalmente le modalità di classificazione degli assicurati in funzione del rischio, passando
dalle metodologie tradizionali a un approccio di tipo dinamico e prospettico, che riclassifica
potenzialmente nel continuo il profilo di rischio dell’assicurato.

Non solo. La possibilità di monitorare le attività degli assicurati può incentivare dinamiche
virtuose, in grado di incidere sul livello generale della sinistrosità attraverso la diffusione di
condotte prudenti.
Con le informazioni trasmesse dalle scatole nere, ad esempio – installate inizialmente per
localizzare attraverso la rilevazione satellitare (GPS) gli autoveicoli oggetto di furto – si
possono osservare gli stili di guida, monitorare attività sospette, calcolare i chilometri
effettivamente percorsi in un dato lasso di tempo.

Meccanismi analoghi possano essere attivati anche con altri tipi di dispositivo. I device
indossabili (“wearable”) che monitorano e trasmettono dati su alcune funzioni vitali, come
la frequenza cardiaca, consentono di raccogliere informazioni su stili di vita e
comportamenti. I dispositivi domotici connessi consentono di controllare, ad esempio, che
in una abitazione non vi siano perdite d’acqua, non vi siano corto circuiti che possono essere di innesco di incendi o che non vi siano fughe di gas. Questi sensori possono ridurre
sensibilmente i danni derivanti da un incendio e, se associati a polizze incendio, possono
ridurne il costo.

L’applicazione delle tecnologie offre molteplici opportunità per lo sviluppo di nuovi prodotti
e servizi.
Ad esempio, la diffusione di dispositivi di posizionamento installati nelle automobili (black
box), unita alla crescita della potenza di trasmissione, immagazzinamento ed elaborazione
dei dati, ha fatto emergere un segmento del mercato R.C. Auto caratterizzato da nuovi  prodotti (polizze abbinate a dispositivi), nuovi metodi di calcolo della tariffa, un’arricchita capacità di selezione del rischio, maggiore resilienza alle frodi.

Ragionamenti simili possono essere fatti per le polizze malattie, abbinabili a rilevatori di
funzioni vitali da indossare, e anche per le assicurazioni sulla casa, legate all’installazione di
sensori di calore e umidità. Il concetto centrale è che le nuove tecnologie aprono nuovi
mercati, consentono la copertura di nuovi rischi, riducono alcuni rischi operativi (come le
frodi), ne aumentano l’esposizione ad altri (come i rischi cibernetici), ampliano la gamma di
prodotti, modificano le tecniche di assunzione e tariffazione del rischio.
Questi sviluppi sono particolarmente importanti in una situazione come quella italiana, dove
esiste un ampio gap di protezione delle famiglie con riguardo a diverse tipologie di rischio:
dai rischi della salute ai rischi di danni ai beni e al patrimonio.

Oggi, infatti, le coperture assicurative danni sono poco diffuse rispetto a quanto si riscontra
nei principali Paesi europei. Considerando un indicatore di sviluppo assicurativo come il
rapporto tra premi e PIL, riferendoci all’assicurazione danni esclusa la r. c. auto – che ha
natura obbligatoria –, si riscontra che l’indice non raggiunge l’1% nel nostro Paese, mentre
è più del doppio in Francia e Germania.

La diffusione delle tecnologie in connessione con i prodotti assicurativi può concorrere a
colmare questo deficit di protezione, può accrescere la consapevolezza dei rischi, una loro
più efficiente gestione ponendo anche un focus adeguato sulla prevenzione. L’assicurazione
interviene in questo processo assumendo sempre più il ruolo di “everyday risk coach”,
consulente a 360° gradi sui rischi cui quotidianamente sono esposti persone e beni.

Cambia la relazione fra assicurato ed assicuratore, aumentano i momenti di contatto (touch
points) in ottica di servizio, ma anche in ottica di gestione del rischio.

In prospettiva, le soluzioni assicurative prevedranno un maggior ricorso alla soluzione dei problemi piuttosto che al risarcimento del danno.
L’uso delle nuove tecnologie non può infatti essere limitato alla sola fase di selezione dei rischi e di distribuzione dei prodotti in quanto questo probabilmente non giustificherebbe l’investimento: occorre estendere, come sta già accadendo, l’approccio anche al processo di liquidazione del danno mirando a cogliere ulteriori vantaggi competitivi in termini di efficienza, ma contestualmente ricercando il miglioramento dell’esperienza del cliente.

Da una parte quindi, tramite l’adozione di soluzioni mobili e di intelligenza artificiale, tale
rinnovamento è di aiuto alle compagnie di assicurazione, consentendo la riduzione del costo
dei sinistri e dei tempi di gestione, attraverso l’abbreviazione dei tempi di FNOL (first
notification of loss) che riduce il periodo, fuori dal controllo dell’assicuratore, nel quale il
rischio di frode è molto elevato; permette altresì il riscontro, anche qui in ottica antifrode,
della veridicità delle circostanze del sinistro e della congruenza dei danni con le stesse,
approfittando della migliore accuratezza dell’esame peritale e della sua rapidità (sempre più
si diffondono metodologie di accertamento del danno da remoto, totalmente digitalizzate,
spesso gestite in diretta con il cliente danneggiato).

E’ indubbio che l’innovazione digitale, tra i suoi molteplici effetti, conduce a un aumento
della concorrenza nel settore assicurativo, anche attraverso l’ingresso di nuovi
“competitors”.

Anche in Italia si stanno moltiplicando le iniziative. Molte imprese hanno predisposto aree
di innovazione specifica e avviato collaborazioni con società specializzate. Altre iniziative si
registrano nei campi della salute, della copertura istantanea e della customer experience.

Le principali tipologie di iniziative qualificabili come “Insurtech” sono le seguenti:
– portali comparativi online (“comparison portals”): permettono il confronto fra diversi
prodotti assicurativi e tipologie di providers;
– broker “digitali” (“digital brokers”) : attività di distribuzione assicurativa realizzata
attraverso portali web oppure tramite specifiche app studiate per la telefonia
cellulare;
– “Insurance Cross Sellers”: offerta di prodotti assicurativi in via “complementare”
rispetto ad altri prodotti “principali” (in genere, presso il punto di vendita o tramite
un’apposita app);
– “Peer-to-Peer Insurance”: messa in contatto di privati interessati a una copertura
assicurativa basata su principi di mutualità;
– “On-Demand Insurance”: offerta di prodotti assicurativi per periodi di tempo
predeterminati;
– “Digital Insurers”: offerta di soluzioni assicurative in forma completamente “digitale”,
il cui accesso risulta possibile soltanto attraverso canali digitali;
– “Big Data Analytics & Insurance Software”: fornitura di soluzioni di software;
– “Internet of Things”: permette la raccolta di dati attraverso strumenti dotati di
tecnologie digitali avanzate (smart devices);
– “Blockchain & Smart Contracts”: creano soluzioni che permettono transazioni
realizzate attraverso un database system a prova di manomissione.

Diviene cruciale per il settore assicurativo la visione strategica della competizione e l’accesso ai talenti necessari in questo nuovo contesto, in primo luogo i data scientist.

L’innovazione tecnologica, oltre a generare notevoli benefici sul piano economico e sociale,
può far emergere, in prospettiva, nuove criticità da affrontare:

  •  L’uso di informazioni riservate a fini assicurativi può portare a ridurre significativamente la mutualità e ridefinisce il concetto di assicurabilità
    Le compagnie di assicurazione hanno già predisposto presidi materiali e informatici per ottenere i consensi informati necessari a disporre di questi dati nei due fondamentali
    momenti di relazione fra assicuratore e cliente: firma del contratto e denuncia del sinistro. Nell’assicurazione “connessa” le occasioni di incontro si moltiplicano nel
    continuo, complicando l’acquisizione dei consensi necessari.
    In secondo luogo, la connettività – in linea teorica – può portare a una classificazione
    del rischio estrema, arrivando fino al livello individuale. In tali circostanze, alcune
    categorie di rischio – i cosiddetti “rischi aggravati” – potrebbero non ottenere accesso
    alla copertura assicurativa. Dal punto di vista del benessere sociale un simile scenario
    può apparire desiderabile, come nel caso di automobilisti con sinistrosità seriale; in
    altri casi, invece – come per le persone affette da patologie croniche in cerca di
    copertura sanitaria – esso rappresenta una criticità.
    Ci sono tuttavia casi nei quali la combinazione tra più accurata classificazione del rischio
    e incentivi a comportamenti virtuosi può generare esternalità positive. Alcune
    categorie di rischio in ambito medico, che non potevano essere assicurate in quanto
    associate a frequenze di sinistro troppo alte per essere coperte in modo
    economicamente sostenibile, possono – grazie alle tecnologie digitali – essere riportate
    nell’alveo dei rischi assicurabili. In alcuni Paesi si stanno studiando, ad esempio,
    dispositivi che permettono di monitorare l’aderenza alle terapie salvavita, come la cura
    antiretrovirale per i contagiati dal virus HIV, o di controllare e trasmettere i livelli
    glicemici dei malati di diabete.
  • L’allocazione dei diritti di proprietà dei dati assume una valenza cruciale nella catena
    del valore
    Il processo di digitalizzazione porterà a una proliferazione di fonti di dati di rilevanza
    assicurativa, anche al di fuori del perimetro del settore. Sempre con riferimento al caso
    delle scatole nere, si rileva un crescente interesse delle case produttrici a installare i
    dispositivi nei veicoli già al momento della costruzione, collegandole con le centraline
    elettroniche, consentendo la rilevazione di informazioni notevolmente più articolate di
    quelle che vengono raccolte dai dispositivi attualmente in circolazione.
    L’allocazione dei diritti di proprietà rispetto a queste informazioni diverrà dunque
    cruciale nel determinare la morfologia futura della catena del valore assicurativo.
  • Lo sviluppo delle tecnologie digitali, infine, fa emergere nuovi e importanti rischi
    (cyber risk)
    Lo sviluppo delle tecnologie digitali fa emergere nuovi e importanti rischi legati alla
    maggiore produzione e scambio di dati, ma può aprire opportunità di espansione delle
    attività per il settore assicurativo.
    Negli ultimi anni, il fenomeno dei rischi informatici (cyber risk) ha attirato l’attenzione
    di istituzioni e mercati. L’aumento del grado di interconnessione globale si associa a
    una crescita esplosiva della vulnerabilità ad attacchi e incidenti di tipo informatico,
    sviluppando – in parallelo – una preoccupante componente sistemica.
    Secondo un’indagine condotta presso i maggiori provider di servizi informatici, il costo
    annuo globale legato alle frodi informatiche è stimato in un intervallo posto tra circa
    100 miliardi e un trilione di dollari. Il costo medio per incidente oscillerebbe tra 2,1 e
    3,9 milioni di dollari. Si tratta di numeri enormi, capaci di incidere sul PIL degli Stati
    Uniti, ad esempio, per oltre mezzo punto percentuale; in Germania l’incidenza
    potrebbe addirittura raggiungere un punto percentuale e mezzo.
    Le assicurazioni, da un lato, devono gestire con efficienza i rischi di natura informatica
    cui sono esposte, garantendo la sicurezza dei dati di cui dispongono. Dall’altro, però,
    sono le istituzioni più “equipaggiate” per supportare tutte le altre imprese nel far
    fronte a questa complessa tipologia di rischi. Anche il settore retail dovrà sempre più
    gestire efficacemente, anche con il ricorso alle coperture assicurative, i rischi
    informatici.
    Secondo l’Insurance Information Institute, i premi globali per coperture cyber-risk
    raddoppieranno in breve tempo, raggiungendo i 7,5 miliardi di dollari entro il 2020.
    In una prospettiva di più lungo termine, le opportunità di mercato per gli assicuratori
    si amplieranno ulteriormente con la commercializzazione in larga scala di soluzioni
    tecnologiche provenienti dal campo della robotica, dell’intelligenza artificiale, del
    machine learning.

L’innovazione tecnologica è destinata ad avere un impatto significativo anche nei confronti
della regolamentazione e della vigilanza sull’ attività assicurativa (RegTech).

Diverse Autorità – sia in Europa che altrove – hanno recentemente adottato una serie di
iniziative che mirano a promuovere l’innovazione finanziaria nelle loro rispettive
giurisdizioni.

Fra esse rientrano:
Innovation Hub: i regolatori offrono assistenza ad hoc alle imprese che non sono
abituate alla regolamentazione finanziaria e/o che hanno dubbi sull’applicazione della
normativa alla loro attività;
Sandbox regolamentari: ambiente controllato per testare innovazioni finanziarie che
rispondono a criteri predefiniti. Tipicamente, le Sandbox riducono le barriere per fare
prove all’interno di un quadro regolamentare esistente, assicurando a tutti i partecipanti
(imprese e clienti) una protezione adeguata. Se, dopo il periodo di prova, l’impresa vuole
offrire i propri servizi a un mercato più ampio, deve conformarsi al quadro
regolamentare esistente applicabile a quel tipo di attività;
Partnership pubblico-privato: le Autorità pubbliche aiutano le entità private, creando un forum per gli operatori tradizionali e le start-up, finalizzato allo scambio di risorse, knowhow e esperienze, e cooperando nel finanziamento e nello sviluppo di soluzioni
innovative.

Un progetto di Sandbox assicurativa è stato avviato anche in Italia, con la partecipazione di
IVASS e ANIA
Tutte le iniziative in questo ambito debbono rispettare i principi chiave della vigilanza:
– neutralità tecnologica,
– proporzionalità,
– integrità del mercato,
– ma soprattutto la necessità di avere sempre al centro dell’azione del supervisore la
protezione del consumatore.

ANIA crede che il miglior modo per supportare l’innovazione su scala europea e nazionale
sia quello di assicurare che l’esistente quadro regolamentare sia “digital-friendly”,
tecnologicamente neutrale (né incoraggiare, né scoraggiare l’innovazione finanziaria e la
digitalizzazione) e sufficientemente flessibile in modo da essere facilmente adattabile all’era
digitale.

Mentre non ci dovrebbero essere inutili barriere alle start-up assicurative con la possibilità
di avere accesso al mercato come nuovi soggetti, è altresì importante che gli assicuratori
tradizionali abbiano l’opportunità di sviluppare prodotti innovativi e servizi a beneficio dei
clienti, e abbiano accesso agli strumenti della vigilanza a supporto dell’innovazione.
Due le raccomandazioni dell’ANIA:
– regolatori e supervisori dovrebbero essere incoraggiati ad assumere iniziative o
creare strumenti a supporto dell’innovazione degli attori del mercato e a beneficio
dei consumatori;
– queste iniziative e strumenti dovrebbero essere a disposizione dei nuovi
soggetti/start-up e degli assicuratori tradizionali che stanno sviluppando prodotti
innovativi e servizi.