Clausola “claims made”

GIURISPRUDENZA

I primi interventi della giurisprudenza di merito all’indomani della pronuncia delle SS.UU. della
Corte di Cassazione

Autori: Laura Opilio e Virginia Lopez Farina
ASSINEWS 281 – dicembre 2016

 

Nel mercato assicurativo sono comuni, ed ormai invero prevalenti, le polizze di responsabilità civile che contengono le cosiddette clausole “claims made”: il rischio coperto è costituito dall’azione promossa nei confronti dell’assicurato nel periodo di copertura, indipendentemente da quando l’atto dannoso sia stato posto in essere. Tale modello, di importazione anglosassone, si pone in contrasto con il tradizionale criterio della cd. “loss occurrence”, previsto dal nostro ordinamento come criterio base per la copertura assicurativa. Nel corso degli anni si è dunque sviluppato un acceso dibattito dottrinale e giurisprudenziale sulla validità di dette clausole, che ha creato non poche incertezze per gli operatori del settore. È di tutta evidenza che le compagnie, nel sottoscrivere un determinato rischio, tengono conto delle condizioni di polizza e l’eventuale declaratoria di nullità e sostituzione di clausole può comportare un ampliamento del rischio sottoscritto, originariamente non stimato. Ed infatti, mentre la polizza claims made limita il rischio alle azioni intentate nel periodo di copertura, la polizza loss occurrence impone la copertura di qualsiasi sinistro verificatosi anche anni dopo la cessazione della polizza, se originato da fatti posti in essere durante il periodo di copertura. L’assicuratore rimane dunque tenuto a coprire potenziali sinistri per l’intera durata del periodo di prescrizione dell’azione.

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