Cassa Nazionale del Notariato: l’eccezione che conferma la regola!

Di Maria Elisa Scipioni.

La Cassa Nazionale del Notariato, dal punto di vista della misura delle prestazioni, rappresenta un’eccezione nel panorama degli Enti professionali. Di fatto la pensione dei notai è sganciata dai contributi versati durante la carriera lavorativa e retta da un principio solidaristico per cui è commisurata in maniera proporzionale agli anni di servizio:uguale pensione, a parità di anni di contribuzione, a prescindere dall’entità del montante versato.

E’ altrettanto utile rilevare come il reddito medio di categoria, su cui poi sono basati i contributi previdenziali e quindi anche il ragionamento sul calcolo della misura della pensione, giustifichi ampiamente sino ad ora la struttura molto premiante delle prestazioni erogate da questa cassa previdenziale, seppur la solidarietà tra colleghi inizi a vacillare.

La crisi economica ha colpito anche quest’attività professionale sempre riconosciuta come molto remunerativa, tanto che i compensi dei notai si sono molto ridotti negli ultimi due decenni. Dagli ultimi dati disponibili, i redditi dei notai sono quelli che scontano maggiormente la crisi, soprattutto per effetto della flessione del mercato immobiliare e dei tagli alle competenze a essa affidati, operati in seguito al decreto Bersani. Sempre in numero maggiore poi sono i notai che beneficiano dell’integrazione al reddito, istituto con carattere solidaristico previsto dalla Cassa per tutti quei professionisti, che per condizioni particolari, come ad esempio l’operare in località svantaggiate, non raggiungano una quota dell’onorario medio nazionale determinata annualmente con delibera del Consiglio di Amministrazione, entro il limite minimo del 20% e massimo del 40% dell’onorario medio nazionale.

Al crollo dei redditi professionali vanno aggiunti inoltre i provvedimenti presi a seguito dell’entrata in vigore della Riforma Monti Fornero. L’innalzamento dell’aliquota contributiva e dell’età pensionabile hanno quindi generato qualche tensione tra quei professionisti che, pur pagando maggiori contributi previdenziali, si vedono corrispondere un assegno pensionistico, a parità di anzianità contributiva, uguale a chi ha versato meno. Sebbene sia da sempre considerata una professione chiusa e privilegiata,quella dei notai sta subendo sempre più i contraccolpi di un mondo globalizzato, universale, con una serie di liberalizzazioni che riducono le cosiddette rendite di posizione burocraticamente complesse.

L’iscrizione alla Cassa ha luogo d’ufficio e conta più di 5.000 iscritti e oltre 2.500 pensionati. Sul territorio nazionale, più della metà dei notai è di sesso maschile, circa il 70%, mentre poco meno di 1/3 sono i notai donna. I dati smentiscono, inoltre, l’accusa da sempre indirizzata a tali professionisti per cui “i notai sono figli di notai”, solo il 17,5% è infatti figlio d’arte.

La contribuzione obbligatoria o effettiva è versata dall’assicurato in quota percentuale sugli onorari. La misura varia in relazione al bilancio tecnico su delibera del Consiglio di Amministrazione e deve essere applicata a un importo determinato in base a scaglioni d’importo dell’atto notarile.

contributi_prestazioni

La pensione erogata, molto premiante, è come già detto di importo predeterminato e aggiornato annualmente. La pensione base è incrementata del 2,70%, per ogni anno di contribuzione accreditata dal 10° anno di esercizio in poi. E’ inoltre prevista una maggiorazione pari al 5% per il trattamento di eventuali figli a carico del pensionato, di età inferiore a 26 anni.

Se da un lato siamo di fronte a una pensione in cifra fissa di importo rilevante, che può anche aumentare considerevolmente, in funzione della durata della contribuzione in anni, è altrettanto vero che la contribuzione in base agli onorari è tutt’altro che contenuta.

Pur restando la categoria più abbiente, registra tuttavia il calo dei redditi cui si è fatto cenno con l’onere di un’aliquota contributiva non di poco conto.

D’altro canto i notai, solitamente tarati su redditi molto importanti e decisamente superiori alle cifre di pensione espresse, possono essere molto interessati a una integrazione privata, che comporta di fatto un ulteriore incremento della prestazione verso un tenore di vita coerente con quanto percepito durante l’attività lavorativa.

Tassi di sostituzione lordi attesi – Notaio inizio attività lavorativa 30 anni
Reddito lordo/Anno di nascita195319631973
200.000,00 Euro45,03%36,39%30,31%
150.000,00 Euro58,58%48,52%40,42%
100.000,00 Euro85,74%67,60%53,62%

 

La tabella riporta i tassi di sostituzione attesi per tre diverse generazioni e altrettanti differenti livelli di redditi. Ricordando che il tasso di sostituzione è dato dal rapporto tra la prima rata di pensione e l’ultimo reddito percepito, è chiaro che in una situazione come questa, in cui la pensione non è influenzata dai contributi versati ed è di importo fisso, ciò che fa gioco su tale grandezza è la dinamica della crescita retributiva futura, in particolar modo il reddito relativo all’ultimo anno di lavoro. Infatti, la pensione percepita dai tre soggetti di diversa età, avrà lo stesso importo indipendentemente dal livello di reddito percepito durante la carriera lavorativa e sarà quello dell’ultimo anno a influenzare il tasso di sostituzione atteso.

Ipotizzando una crescita retributiva del 2% oltre l’inflazione, nel migliore dei casi, il tasso di sostituzione è di oltre l’85%, ma va specificato che in tale ipotesi il soggetto analizzato ha poco più di 5 anni di vita lavorativa davanti a sé prima del pensionamento a 67 anni. Infatti, la situazione è estremamente diversa per le generazioni più giovani, che riescono ad assicurarsi circa il 60% dell’ultimo reddito. Ipotizzando una crescita retributiva di poco inferiore nei casi in cui il reddito lordo annuo è di importo più elevato, il tasso di sostituzione tende a ridursi per tutte e tre le generazioni.

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