In frenata il pil nell’Eurozona

di Marcello Bussi

Rallenta la crescita del pil della zona Euro nel terzo trimestre. Ieri Eurostat ha pubblicato la sua seconda stima sull’andamento dell’economia, che ha confermato la prima: il pil è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,6% su base annua. Nel secondo trimestre il pil era invece cresciuto dello 0,4% congiunturale e dell’1,6% tendenziale.

Nell’Ue a 28 Paesi, comprendente anche quelli che non adottano l’euro come il Regno Unito e la Polonia, il rialzo trimestrale è stato invece pari allo 0,4% e quello annuale dell’1,9%. A titolo comparativo, Eurostat ricorda che nello stesso periodo, il pil Usa è salito dello 0,5%, frenando rispetto al precedente +1%, con una crescita in un anno pari al 2,2%. Particolarmente preoccupante è la brusca frenata delle esportazioni di Eurolandia su base trimestrale: +0,2% nel terzo dal +1,6% registrato nel secondo. Su base annua si è invece passati al +4,4% dal +5,8%. Segno che la frenata della Cina e di altre economie emergenti si fa sentire. E già si comincia a temere quanto si aggraverà la situazione quando la Federal Reserve aumenterà i tassi d’interesse, probabilmente già mercoledì prossimo. Le spese per consumi hanno invece avuto una leggera accelerazione al +0,4 dal +0,3% congiunturale, mentre sono rimaste stabili al +1,7% a livello tendenziale. Nel terzo trimestre due Paesi di Eurolandia hanno accusato una contrazione del pil su base annua: la Grecia (-1,1%) e la Finlandia (-0,2%), mentre la crescita più forte è stata quella di Malta (+5,6%), seguita dalla Spagna (+3,4%). La Germania è cresciuta dell’1,7%, la Francia dell’1,2%, l’Italia dello 0,8%. Ieri è stato diffuso anche il superindice dell’Ocse, rimasto invariato a 99,8 punti a ottobre. Una lettura al di sotto di quota 100 riflette un rallentamento della crescita. La performance delle economie della Cina e del Brasile si è stabilizzata dopo la fase di rallentamento, mentre c’è un recupero in Francia e India. L’Organizzazione prevede invece una frenata negli Usa e in Gran Bretagna. Sulla Cina, l’Ocse conferma il rallentamento del pil al 6,9% nel terzo trimestre, il valore più basso dall’inizio della crisi finanziaria globale. Tuttavia, secondo l’Ocse Pechino eviterà una caduta più accentuata del pil, escludendo l’ipotesi di atterraggio brusco, tanto temuta dai mercati. Segnali positivi anche sulla crescita della Francia, rimasta indietro rispetto a Germania e Spagna durante il lento recupero dell’Eurozona. L’Ocse sottolinea però che i dati dell’Eliseo sono stati raccolti ed elaborati prima degli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre. Nel complesso, il superindice dell’Ocse evidenzia che probabilmente nei prossimi mesi l’andamento dell’economia globale non subirà ulteriori peggioramenti, anche se il 2015 potrebbe essere ancora una volta un anno deludente per la crescita. Secondo la Banca di Francia, infine, l’economia dell’Esagono è destinata a crescere a un ritmo leggermente più lento nel quarto trimestre rispetto alla stima precedente. Nella seconda stima, infatti, la banca prevede che il pil aumenterà dello 0,3% congiunturale nell’ultimo trimestre del 2015, invece dello 0,4%, quindi allo stesso ritmo del terzo trimestre. (riproduzione riservata)