di Roberta Castellarin e Paola Valentini

 

L’imposta di bollo sul dossier titoli sta diventando un Bancomat per lo Stato sempre a caccia di fondi per tappare i buchi di bilancio. Così, se nella prima versione della Legge di Stabilità approvata in Senato l’aliquota saliva dallo 0,15 allo 0,2%, negli emendamenti presentati alla Camera si propone un ulteriore rialzo allo 0,25%.

Si tratta di un rincaro della tassa del 66%. Ancora una volta a essere preso di mira è il risparmio degli italiani, che in questo modo viene mano a mano intaccato con una mini patrimoniale ricorrente che a ogni finanziaria diventa sempre più pesante. Portando la pressione fiscale complessiva sulle spalle degli italiani a livelli record. Come ha ricordato il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, nel suo discorso d’insediamento: «Bisogna spendere meglio di quanto facciamo ora le ingentissime risorse derivanti dal prelievo fiscale che è ormai arrivato al 45% del pil».

Uno studio condotto da Emilio Rocca per l’Istituto Bruno Leoni avverte: «Secondo la Banca d’Italia la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane è stimabile oltre 3 mila miliardi di euro. Su questi risparmi il governo italiano ha introdotto un’imposta patrimoniale, sotto forma di un’imposta di bollo che garantirà un gettito annuo. L’aliquota attuale è peraltro piuttosto bassa relativamente ad altre forme di imposizione fiscale in Italia; il rischio è però che, una volta introdotto il tributo, a colpi di piccoli e futuri incrementi esso vada a erodere nel tempo la ricchezza finanziaria delle famiglie».

Aggiunge Rocca: «Questo rischio appare plausibile se si considera che i patrimoni finanziari possono essere facile preda di prelievo conseguente ad argomentazioni demagogiche e a politici più interessati alle condizioni economiche di breve periodo. Questa imposta di bollo ci ricorda invece come ogni tassa generi tante distorsioni, indipendentemente dalle intenzioni del legislatore».

E proprio di distorsioni questa tassa ne crea parecchie visto che non viene applicata su tutti gli strumenti di investimento allo stesso modo. Ne sono esclusi i conti correnti, i libretti postali fino a 5 mila euro, i fondi pensione e le gestioni separate. Non solo. Il fatto che l’imposta preveda un prelievo minimo di 34,2 euro fa sì che sia anche regressiva, ossia penalizzi di più chi ha meno. Un esempio su tutti. Per chi ha 1.000 euro investiti in Bot, 34,2 euro all’anno equivalgono infatti a un prelievo del 3,42%. E proprio su questo tema è intervenuto fin da subito Alberto Foà, presidente di AcomeA sgr, promuovendo l’iniziativa Risparmiamocelo, per spingere governo e maggioranza a introdurre modifiche che possano riequilibrare la situazione.

 

Secondo Foà, così come è disegnata oggi, l’imposta di bollo finirà per convogliare i risparmi degli italiani sui conti correnti e sul Bancoposta, penalizzando fortemente gli investimenti in fondi di investimento, ma anche quelli in conti deposito, sicav, polizze unit linked e depositi amministrati (conti titoli). Norme fiscali il cui effetto è profondamente distorsivo e destinato a penalizzare fortemente questi investimenti per riconvogliare il risparmio nei depositi bancari. «Per chi ha fondi, sicav, gestioni patrimoniali, polizze unit o index linked o investimenti diretti in titoli di Stato e azioni è previsto un bollo minimo di 34,2 euro. Mentre i buoni postali fruttiferi e i conti correnti bancari sono assoggettati a un’imposta di bollo forfettaria (quindi, per qualsiasi importo) di 34,20 euro e fino a 5 mila euro sono esenti da imposta», dice Foà. Fino a una certa soglia viene quindi violato il principio della proporzionalità. In pratica, se un risparmiatore detiene 100 euro in un conto deposito vincolato, conto titoli o in un fondo dovrà comunque pagare l’imposta minima di 34,2 euro, che significa una aliquota annua del 34,2%. «Più che di un’imposta, parliamo di una confisca. Il che è in grado di distruggere, in un amen, l’intera fetta di mercato dei piccoli e piccolissimi risparmiatori», dice Foà. Non solo. Anche nel caso della clientela più abbiente risulta più conveniente tenere i soldi parcheggiati nel conto piuttosto che investirli in strumenti finanziari di liquidità. «Se l’aliquota sarà alzata al 2 per mille, per chi ha un milione di euro ci sarà un prelievo di 2 mila euro se è investito in fondi monetari o altri strumenti di gestione della liquidità e di 34,2 euro se tiene i soldi sul conto».

Una distorsione che alla fine potrebbe rivelarsi dannosa anche per il gettito dello Stato. «Essendo una patrimoniale ricorrente, gli investitori inizieranno a fare i conti e saranno incentivati a spostare il denaro verso i prodotti agevolati fiscalmente, con il risultato che il gettito per lo Stato si ridurrà. Il rischio è che si torni a un modello anni ’80 centrato sull’offerta di banche e Posta», avverte Foà. Che chiede in primis di introdurre una no tax area per tutti i prodotti fino a 5 mila euro e l’abolizione del bollo minimo di 34,2 euro, ma poi di ripensare l’intero impianto della tassa. Ora negli emendamenti presentati alla Camera si propone appunto un innalzamento dell’aliquota allo 0,25%, ma anche l’abolizione della soglia minima di 34,2 euro e una no tax area fino a 5 mila euro, come avviene con i conti correnti. La Legge di Stabilità dovrebbe arrivare al voto il 17 dicembre e a quel punto si saprà se la correzione alla legge sarà prevista.Ma anche se questa distorsione verrà superata nel testo finale approvato alla Camera resta però il tema di fondo, ossia il rischio di trasformare gli italiani da formiche in cicale.

 

Come sottolinea Rocca, «questo rischio non appare infondato se si considera come negli ultimi 15 anni, il tasso di risparmio tra le famiglie italiane, complice sicuramente la crisi economica e la riduzione nei redditi disponibili, si sia fortemente ridotto. Nei 15 anni per i quali sono disponibili i dati Eurostat, dal 1995 al 2010, il tasso di risparmio lordo delle famiglie italiane si è quasi dimezzato: dal 21,8% al 12,5%». Peraltro se è necessaria una patrimoniale ricorrente al fine di abbassare le imposte sui redditi da lavoro, Foà chiede che sia almeno uguale per tutti. «Se si allargasse la platea a tutta la ricchezza finanziaria, ossia 3 mila miliardi (di questi circa 1.000 sono investiti in c/c, prodotti postali e gestioni separate, ndr), si potrebbe alzare la soglia della no tax area e prevedere anche un’aliquota più bassa per tutti».

Intanto proprio l’imposta di bollo è diventata un’arma commerciale usata dagli intermediari per attirare i clienti. Il sito ConfrontaConti.it ha selezionato per Milano Finanza i conti di deposito che si fanno carico dell’imposta di bollo per i clienti. Tra i conti non vincolati ci sono Rendimax Like di Banca Ifis che offre un tasso netto del 1,8%, 4More Raiffeisen di Cassa Rurale Renon, Contoforte.it di Banca Mediocredito del Friuli Venezia Giulia, Conto SuIbl di Ibl Banca, Rendimax Libero di Rendimax e Youbanking del gruppo Banco Popolare. A questi si aggiungono nei conti vincolati Banca Sistema, Banca di credito cooperativo di Fornacette. E anche dopo l’annunciato inasprimento dell’aliquota del bollo al 2 per mille nessun istituto ha per ora fatto marcia indietro su questo fronte. Credem in questi giorni fa dell’alleggerimento del peso dell’imposta il perno di una campagna promozionale. «Se non vuoi rinunciare a una parte dei tuoi risparmi, portali in Credem. Trasferendo nuovi investimenti o nuove somme, per un minimo di 50 mila euro ti esentiamo i bolli fino a un massimo di 1.500 euro per il 2014», si legge nel sito della banca.

Anche Barclays ha lanciato una promozione rivolta a chi apre o aumenta il dossier titoli. L’offerta è applicata ai nuovi clienti Barclays che diventeranno titolari di un conto corrente e del relativo dossier titoli sottoscrivendo o trasferendo in Barclays titoli, fondi o sicav per un controvalore complessivo di almeno 100 mila euro. La promozione vale anche per chi è già cliente e trasferisce prodotti finanziari per almeno 100 mila euro. Mentre Saxo Bank rimborsa l’imposta di bollo a tutti i clienti Premium, ossia chi ha in deposito almeno 100 mila euro. Anche per i conti destinati al trading il pagamento del bollo rende più appetibile l’offerta. Per esempio l’operatore olandese Bink Bank paga il bollo sul deposito titoli per sempre a chi permette il servizio di prestito titoli. (riproduzione riservata)