Non solo auspici di rinnovamento per affrontare la crisi strutturale

Covegno

La diciannovesima edizione del convegno di Cap Ferrat

Autore: Gigi Giudice
ASSINEWS 237: dicembre 2012

Un proseguimento del clima dei giorni di fine estate è quello che si dicono e si aspettano l’oltre centinaio di invitati che partecipano e animano l’ormai tradizionale convegno che la RIB – Reinsurance International Broker organizza a Cap Ferrat.
L’edizione di quest’anno, la diciannovesima della serie, rappresenta il raggiungimento di un traguardo significativo. Almeno in termini di capacità di tenere il passo comunque in tempi avventurati. Come ha sottolineato Francesco Curioni, che di RIB è il presidente, nel conciso discorso di apertura ai lavori. Discorso nel quale ha considerato come l’averla messa al centro del dibattito già nel convegno del 2011 non ha avuto il potere di esorcizzare e togliere di mezzo la crisi “globale”. Che permane tuttora, in una situazione prospettica che mette a dura prova anche coloro che – per professione – debbono comunque conservare una visione del mondo colorata di entusiasmi. Come ha da essere quella di chi è chiamato a far fronte ai rischi complessi di una realtà planetaria in mutazione. Tumultuosa e carente di serenità.
Fausto Panzeri, nella consueta veste di coordinatore e commentatore degli interventi, richiamata l’attenzione sul significato dato alla parola “crisi” nella millenaria tradizione cinese (come è noto vuol dire “rinnovamento”), ha passato la parola a Fabio Cerchiai. Abituale presenza al Convegno come, fino allo scorso anno, presidente dell’Associazione Nazionale fra le Imprese di Assicurazione, Cerchiai ha svolto la sua relazione nel nuovo ruolo di presidente della Federazione Banca e Finanza.
Relazione dal titolo: “Il contributo del settore finanziario al rilancio dell’Italia”, contributo nel senso che tutti i settori sono chiamati a impegnarsi e a dare il loro apporto per uscire dalla crisi.convegno1
Che non è risolvibile solo con i provvedimenti di emergenza che sta mettendo in atto il Governo Monti.
I 2mila miliardi raggiunti dal debito pubblico significano 80 miliardi di interessi da versare annualmente. Mentre il Pil è a quota 1.600 miliardi. CONTENUTO A PAGAMENTO
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