Generali punta alla leadership. Ma in Italia

Mario Greco, il neo e da circa un mese unico amministratore delegato, aveva già annunciato l’arrivo di un piano industriale la scorsa estate quando era salito allo scranno che nel giro di due anni ha visto succedersi ben tre manager (Giovanni Perissinotto e prima ancora Cesare Geronzi). Poi complice uno scenario internazionale non proprio semplicissimo e la concomitanza di appuntamenti cruciali per alcune delle partecipate (Rcs di cui il Leone di Trieste ha il 3,97% del capitale ma anche Telecom Italia) o addirittura controllanti del gruppo (come Mediobanca al 13,2%, alle prese a sua volta con la preparazione di un piano industriale il cui perno è giocoforza il business plan della potente partecipata) la presentazione è slittata nel tempo. Ora la data è stata fissata al 14 gennaio. A Londra così da sfruttare il palcoscenico internazionale nonostante poi, di fatto, il primo gruppo assicurativo italiano sia alle prese con la cessione di diversi asset internazionali anche per reperire i mezzi (si parla di 2,5 miliardi di euro) necessari per acquistare il 49% della joint-venture Generali-Ppf da Petr Kellner qualora, con la scadenza del luglio 2014, il finanziere ceco decida di esercitare l’opzione di vendita. Dopo l’uscita definitiva da Israele con la vendita di Migdal infatti il colosso triestino dovrebbe procedere alla messa in vendita della controllata americana Generali Usa Life Reassurance, attiva nel ramo delle riassicurazioni vita per un incasso previsto tra gli 800 mln di euro e 1 mld) e della svizzera Banca della Svizzera Italiana. Nel mirino secondo i rumors di mercato potrebbero finire anche le partecipazioni in Austria e nei Paesi Bassi
Nel frattempo tuttavia Greco si è già portato avanti. Prima di tutto con un importante processo di riorganizzazione interna con la concentrazione delle redini nelle sue mani: dall’uscita dal cda dell’ex co-ad Sergio Balbinot, ora chief insurance officer; allo spostamento di Raffaele Agrusti ex direttore finanziario, a nuovo Country manager per l’Italia, al posto di Paolo Vagnone (ex Country manager per l’Italia) a capo del progetto di sviluppo nel Business globale Commercial & Corporate. E infine con l’ingresso di Alberto Minali come chief financial officer. 
Poi con l’annuncio, venerdì 14, del nuovo polo italiano del gruppo assicurativo cui faranno capo tutte le attività assicurative e bancarie del gruppo nel Paese. Un progetto ques’ultimo che, forte di un piano di investimenti di circa 300 milioni di euro nei prossimi tre anni «per il rafforzamento del brand Generali e delle reti di vendita e per la semplificazione del modello operativo», tende all’obiettivo dichiarato in partenza dalla nuova gestione: quello di rafforzare la leadershio in Italia e migliorare la redditività del gruppo. Anche attraversol’accorpamento dei brand presenti sul territorio: dai dieci attuali, a tre marchi (Generali, Alleanza e Genertel). 
Non solo. Il nuovo corso di Trieste potrebbe anche passare dalla rifocalizzazione sull’attività assicurativa e quindi dal ripensamento di alcune partecipazioni in equity finora ritenute strategiche e non certo per motivi strettamente finanziari. A iniziare proprio dal pesante pacchettino di titoli detenuto nel gruppo editore del Corriere della Sera. Difficile invece che si pensi a un’uscita da Mediobanca dove Generali detiene (e vincola al patto) il 2% del capitale.