Riecco la stangatina sul risparmio

Nel 2013 il balzello salirà fino all’1,5 per mille. In ballo circa 3 miliardi. Niente più contante oltre i 1.000 euro e obbligo di c/c, mentre banche, Poste & C dovranno comunicare al fisco le operazioni dei clienti sopra 1.500 euro 

di Andrea Bassi e Anna Messia

 

Nuova stangata sui conti titoli. Mario Monti inasprisce le norme sui bolli dei dossier titoli che Giulio Tremonti aveva inserito nella manovra estiva. Due le novità introdotte con l’articolo 19 della manovra approvata domenica sera dal consiglio dei ministri.

La prima è che scompare il prelievo a scaglioni voluto dal precedente governo e che oscillava tra i 34 euro per le giacenze inferiori a 50 mila euro fino ai 600 euro per quelle oltre i 500 mila euro. Al loro posto arriva un prelievo proporzionale dell’1 per mille (che dal 2013 diventerà l’1,5 per mille) con un tetto a 1.200 euro. La seconda novità è che il balzello non sarà applicato solo sui conti titoli, ma anche sui fondi d’investimento e sulle polizze, prodotti che non richiedono necessariamente il deposito. In realtà, Palazzo Chigi aveva pensato di applicare il prelievo proporzionale anche alle giacenze sui conti correnti. Ma dopo una rapida consultazione con i tecnici dell’Abi, ha deciso di rinunciare al proposito. L’1 per mille sulle giacenze, secondo le simulazioni dell’associazione, avrebbe portato all’erario un gettito inferiore dell’imposta di bollo fissa a 34 euro. Quanto arriverà nelle casse pubbliche dalla stangatina? Montiparlando alla Camera e al Senato ieri, ha chiarito che si attende un gettito almeno pari a quello del nuovo prelievo sullo scudo fiscale. Ma anche su questo punto le cifre sono ancora in ballo. Se la tassa dell’1,5% sarà applicata solo al nuovo scudo l’incasso non dovrebbe superare gli 1,5 mld. Se si allargasse anche a quelli del 2002 e 2003 il conto salirebbe a 2,7 miliardi. Il rischio stangata rimane. Secondo gli ultimi dati di Bankitalia sui conti titoli ci sono 188 miliardi di Bot e Btp, 243 miliardi di quote di fondi comuni, 755 miliardi di azioni e 417 miliardi di polizze vita. La manovra prevede anche più conti correnti per tutti. Pensionati e lavoratori potranno ricevere vitalizi e stipendi sono se apriranno un conto postale o bancario, e anche le Asl e i comuni dovranno dotarsi di strumenti telematici per ricevere pagamenti con carte elettroniche e saldare i loro debiti con accrediti sui conti. Non solo, ogni operatore finanziario dovrà comunicare periodicamente al fisco tutte le movimentazioni effettuate dai clienti per un importo superiore a 1.500 euro, con i dati collegati utili ai controlli fiscali. La lotta al contante lanciata dal governo Monti, con il divieto a pagamenti oltre mille euro, si preannuncia insomma una rivoluzione copernicana in un Paese da sempre restio ad abbandonare le vecchie care banconote: in Italia il numero medio di transazioni pro capite non saldate con contante è di 66 all’anno, contro le 176 del resto d’Europa. La guerra al cash punta quindi a cambiare le abitudini, con l’obiettivo di fare emergere l’economia sommersa con indubbi vantaggi però anche per il sistema bancario e postale, che vedrà salire clienti e commissioni. Anche se con qualche freno. «Auspico», ha ricordato ieri Monti alla Camera, «che alla crescita del numero di transazioni bancarie corrisponda la riduzione dei costi di commissioni e servizi». E il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli è stato ancora più esplicito: «C’è bisogno di ridurre quei costi, aprire dei tavoli in modo che i provider e le banche comincino a ristrutturare dei conti correnti tipo o delle carte di credito tipo con commissioni molto più basse». Del resto è la stessa bozza di decreto a prevedere che il ministero dell’Economia e l’Abi dovranno partecipare a un tavolo di lavoro per definire le caratteristiche di un conto corrente base, con costi semplici, trasparenti e comparabili, che le banche saranno obbligate a offrire, senza spese alle fasce socialmente svantaggiate. E se entro tre mesi non si raggiungerà l’accordo sarà il ministero dell’Economia d’imperio, sentita la Banca d’Italia, a definirne le caratteristiche. Ma non solo. Sempre l’Abi e le imprese rappresentative a livello nazionale dovranno definire regole per assicurare la riduzione delle commissioni a carico dei beneficiari delle transazioni tramite carte di pagamento, ovvero ai commercianti. (riproduzione riservata)