Nel 2025 la rinuncia a prestazioni sanitarie resta al 9,6%. Liste d’attesa e costi sono i principali ostacoli, mentre cresce l’assistenza domiciliare e peggiorano alcuni servizi essenziali.
Nel 2025 oltre 5,6 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno. La quota, pari al 9,6% della popolazione, è stabile rispetto al 2024 ma superiore all’8,1% del 2017. Il Rapporto Bes 2026 dell’Istat colloca l’accesso alle cure tra le principali criticità nella qualità dei servizi, accanto alle differenze territoriali nell’assistenza e alle irregolarità delle forniture essenziali.
Le liste d’attesa sono il primo ostacolo
Le lunghe attese rimangono il motivo più frequente di rinuncia alle prestazioni sanitarie, indicato dal 6,5% della popolazione. Seguono le ragioni economiche, al 5,2%, e la scomodità nel raggiungere le strutture, all’1,4%. Le percentuali non vanno sommate, perché una stessa persona può incontrare più ostacoli.
L’indicatore comprende visite e accertamenti, anche non urgenti, ed esclude le prestazioni odontoiatriche. Le donne rinunciano più frequentemente degli uomini: l’11,2%, contro l’8,1%. Il valore regionale più elevato si registra in Sardegna, dove la quota sale dal 17,2% al 19,5%. Nel Nord si osserva invece una diminuzione, dal 9,2% all’8,7%, mentre Centro e Mezzogiorno restano sostanzialmente stabili.
Medici di famiglia sotto pressione e mobilità ospedaliera elevata
Il carico assistenziale dei medici di medicina generale continua ad aumentare. Nel 2024 il 54,5% ha più di 1.500 assistiti, contro il 51,7% del 2023 e il 28% del 2014.
Resta elevata anche la mobilità ospedaliera: l’8,6% dei ricoveri ordinari per acuti avviene fuori dalla regione di residenza. Il dato nazionale è stabile, ma presenta ampie differenze: la quota raggiunge il 28,6% in Basilicata e il 22,8% in Calabria, contro il 5,3% della Lombardia e il 5,7% dell’Emilia-Romagna.
Cresce l’assistenza domiciliare, persistono i divari nell’offerta
La quota di persone di almeno 65 anni prese in carico dall’assistenza domiciliare integrata sale dal 4,4% al 4,6% nel 2025, rispetto al 2,9% del 2019. La copertura resta però molto differenziata: dal 2,2% della Calabria al 6,9% di Abruzzo e Molise.
Anche l’offerta residenziale socio-assistenziale e sociosanitaria è diseguale. A fine 2024 si contano 74,1 posti letto ogni diecimila residenti a livello nazionale, ma il valore passa dai 104,7 del Nord-est ai 37,5 del Sud.
Acqua ed elettricità peggiorano, avanza la rete ultraveloce
Le difficoltà non riguardano soltanto la sanità. Nel 2025 il 10,2% delle famiglie segnala irregolarità nell’erogazione dell’acqua, 1,5 punti percentuali in più rispetto al 2024. Il servizio elettrico registra nel 2024 una media di 2,6 interruzioni per utente, contro le due del 2014.
Avanza invece l’infrastruttura digitale: nel 2025 la copertura della rete per l’accesso ultraveloce a Internet raggiunge il 77,6% delle famiglie. Il quadro dei servizi resta quindi composito, con miglioramenti nella connettività e nell’assistenza domiciliare che non compensano automaticamente le criticità nell’accesso alle cure e nell’affidabilità delle forniture.

