L’Edufin Index 2026 resta fermo a 56 su 100. In famiglia si parla soprattutto di acquisti e spese: solo il 20% dei genitori affronta con i figli il tema delle assicurazioni
L’educazione finanziaria e assicurativa degli italiani non migliora: nel 2026 il punteggio medio dell’Edufin Index si conferma a 56 su 100, sotto la soglia di sufficienza, fissata a 60. A raggiungerla o superarla è il 39% della popolazione, mentre il 51% si colloca nella fascia intermedia, tra 41 e 59 punti, e il 10% resta nell’area che l’indagine definisce di «analfabetismo finanziario», con un punteggio non superiore a 40. Il quadro è sostanzialmente stabile rispetto al 2025.
I dati emergono dalla quinta edizione dell’osservatorio promosso da Fondazione Alleanza con la collaborazione scientifica di SDA Bocconi School of Management, presentata a Roma lo scorso 29 ottobre. L’indice considera sia le conoscenze e l’autovalutazione delle proprie competenze, misurate dall’Awareness Index, sia i comportamenti nelle decisioni finanziarie, rilevati dal Behavioural Index. Il primo indicatore si ferma a 54 punti, il secondo arriva a 58: entrambi rimangono sotto la sufficienza.
Una novità dell’edizione 2026 è la distinzione tra investitori e non investitori. Il rapporto include nel primo gruppo le persone che negli ultimi 24 mesi sono state in grado di risparmiare e investire in strumenti finanziari: rappresentano il 73% della popolazione considerata e raggiungono in media 60 punti. Il restante 27% si ferma a 46. Il divario segnala un’associazione tra partecipazione alle scelte finanziarie e maggiori competenze, ma i dati riportati nel comunicato non consentono, da soli, di stabilire un rapporto di causa ed effetto.
Restano anche differenze di genere e di età, pur in lieve riduzione. Gli uomini totalizzano 58 punti e le donne 54, con uno scarto di quattro punti rispetto ai cinque del 2025. Tra i 45-64enni l’indice raggiunge quota 57, contro i 52 punti dei giovani tra 18 e 24 anni: il divario generazionale scende così da sei a cinque punti.
Il 91% dei genitori dichiara di parlare con i figli di soldi e gestione del denaro. Il confronto riguarda però soprattutto gli acquisti desiderati, indicati dal 59%, e le decisioni di spesa, citate dal 46%. Meno frequenti le conversazioni sul risparmio, al 37%, e sul budget familiare, al 36%. Investimenti e assicurazioni sono affrontati, ciascuno, soltanto dal 20% dei genitori.
L’indicatore di socializzazione finanziaria dei giovani, che misura come in famiglia si acquisiscono valori, conoscenze e comportamenti legati al denaro, sale a 66 su 100, sei punti in più rispetto al 2024. Il confronto richiede tuttavia cautela: come precisa una nota del comunicato, nell’edizione 2024 la domanda sul dialogo finanziario era rivolta ai figli, mentre nel 2026 è stata posta ai genitori.
L’incertezza sul futuro pesa sul benessere finanziario
L’indagine approfondisce inoltre il rapporto tra alfabetizzazione e benessere. Se il benessere generale si attesta a 59 punti su 100, quello psico-finanziario — ossia quanto le persone si sentono al sicuro con il proprio denaro e capaci di gestirlo — si ferma a 51. Secondo il rapporto, a pesare è soprattutto la scarsa serenità rispetto al futuro.
Il comunicato non riporta numerosità e composizione del campione, periodo di rilevazione e modalità di raccolta dei dati: elementi necessari per valutare la rappresentatività dei risultati e la portata delle differenze osservate.
