Nel vita migliorano i flussi netti grazie al calo dei riscatti. Nei danni la redditività resta solida, ma costi dei sinistri e rischi catastrofali richiedono attenzione. Il capitale rimane un punto di forza del settore.

Moody’s Ratings mantiene stabile l’outlook sui comparti vita e danni delle assicurazioni italiane. A sostenere la valutazione, invariata rispetto all’anno precedente, sono il miglioramento della liquidità nel vita, la tenuta dei risultati tecnici nei danni e la solidità patrimoniale delle compagnie.

Vita, meno riscatti e raccolta netta in aumento

Nel primo semestre 2026, la raccolta premi vita è diminuita dell’1,2% su base annua, ma i flussi netti sono aumentati del 26,7%, raggiungendo 3,6 miliardi di euro. Secondo Moody’s, la riduzione dei riscatti ha rafforzato la liquidità e attenuato le pressioni finanziarie sulle imprese, mentre le riserve tecniche hanno continuato a crescere.

L’agenzia prevede inoltre un progressivo aumento del peso delle unit linked nella nuova produzione. Lo spostamento verso prodotti nei quali il rischio di investimento ricade sul contraente dovrebbe ridurre l’esposizione delle compagnie alle garanzie finanziarie e il fabbisogno di capitale. Al tempo stesso, potrebbe rendere commissioni e nuova produzione più sensibili alle oscillazioni dei mercati.

Un altro fattore di cambiamento è il consolidamento bancario. Le compagnie legate a gruppi più grandi e solidi potrebbero beneficiare di reti distributive più ampie; per altre, invece, potrebbero aumentare la concorrenza e le pressioni per rinegoziare gli accordi di distribuzione.

Danni, risultati tecnici solidi ma margini sotto pressione

Per il 2027 Moody’s si attende una redditività tecnica ancora robusta, con un contributo significativo dei rami non auto. I risultati hanno beneficiato dei precedenti aumenti dei premi, della minore frequenza dei sinistri e di perdite catastrofali contenute. Anche l’auto ha mostrato un miglioramento nel primo semestre 2026, sostenuto in parte da rettifiche favorevoli delle riserve relative agli esercizi precedenti.

La crescita della redditività dovrebbe però rallentare. L’inflazione dei sinistri si è ridotta rispetto al picco del 2023, ma ricambi automobilistici e materiali da costruzione continuano a rincarare. L’aumento del costo medio dei singoli sinistri tende così a compensare il beneficio della minore frequenza, mentre rallenta il ritmo degli adeguamenti tariffari.

Catastrofali, spazio di crescita e rischio di accumulo

L’obbligo di copertura dei rischi catastrofali per le imprese dovrebbe sostenere la crescita dei premi non auto, in particolare tra le piccole e medie aziende. Secondo i dati riportati nell’analisi, il numero delle PMI assicurate è più che triplicato tra giugno 2025 e aprile 2026, arrivando a circa 233 mila. La penetrazione restava tuttavia limitata: ad aprile soltanto il 15,8% delle PMI interessate risultava coperto.

L’ampliamento del mercato comporta anche una maggiore esposizione al rischio di accumulo: un unico evento può generare richieste di risarcimento su numerose polizze, soprattutto nelle aree con un’elevata concentrazione di beni assicurati.

A indicare la volatilità del comparto è l’andamento del rapporto sinistri a premi della generazione corrente nel ramo incendio ed elementi naturali, passato dal 222% del 2023 al 56% del 2025. Si tratta di un ramo più ampio delle sole coperture catastrofali obbligatorie. Per Moody’s, premi adeguati, limiti contrattuali e riassicurazione restano determinanti per gestire gli effetti dei grandi eventi.

Capitale robusto, resta la sensibilità ai mercati

La patrimonializzazione costituisce uno dei principali sostegni all’outlook: Moody’s segnala coefficienti di solvibilità generalmente elevati e fondi propri in larga parte di buona qualità. Restano comunque le esposizioni alle variazioni dei tassi e degli spread sovrani, anche se le compagnie hanno ridotto il peso dei titoli di Stato italiani nei portafogli.

Tassi più alti possono migliorare i rendimenti dei nuovi investimenti, ma rendono anche più competitivi i depositi bancari e possono generare minusvalenze latenti sui titoli a reddito fisso. Il settore dovrà inoltre sostenere maggiori costi operativi e di conformità legati alle richieste di vigilanza su liquidità, rischi climatici e rendicontazione.

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