Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
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Secondo i dati preliminari di Assogestioni, il risparmio gestito ha registrato a ottobre una raccolta netta totale positiva di 3,2 miliardi di euro, dato che contrasta con il risultato negativo di -905 milioni di euro di settembre 2025. In aumento anche il patrimonio, che ammonta a 2.631 miliardi di euro grazie alle gestioni di portafoglio, che hanno contribuito con 3.061 milioni afflussi netti, trainati dal segmento istituzionale (2.471 milioni), mentre le gestioni collettive hanno registrato un saldo pari a 148 milioni di euro.
Presunti patti occulti, acquisti concertati e passaggi assembleari da sminare: c’è la riscrittura di un anno di scalate bancarie nelle prime carte dell’inchiesta della procura di Milano che indaga Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio per le ipotesi di manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza di Consob, Bce e Ivass. Cuore dell’inchiesta sono le operazioni che hanno fatto entrare l’ingegnere romano e il presidente di Delfin (la holding della famiglia Del Vecchio) e ceo di EssilorLuxottica nel novembre 2024 nel capitale della banca senese e poi portato quest’ultima a lanciarsi con un’ops alla conquista di Mediobanca. Tutti e tre gli indagati, come era scontato, hanno rivendicato la totale correttezza dei loro comportamenti. Quello che si delinea, secondo i pm, è la «volontà comune» di Delfin e Caltagirone «di ottenere il controllo su Assicurazioni Generali sin dal 2019, in particolare alla luce delle condotte assolutamente parallele» comprando azioni del Leone e di Mediobanca – che con il 13% ne è perno nell’azionariato -, sia nel voto nelle assemblee, sia nell’assunzione o dismissione di cariche sociali.
Quali potrebbero essere quindi le conseguenze concrete per i due gruppi, soprattutto nella gestione delle partecipate Mps e Generali? Al momento pare nessuna, se non il fatto che le due società sanno di essere al centro delle indagini. Perché ci siano dei contraccolpi sui pacchetti azionari miliardari di Delfin e Caltagirone servirebbero misure cautelari come il sequestro dei titoli, che al momento non è stato disposto. Un altro fronte che il mercato monitora è quello delle autorità di vigilanza che nelle ipotesi dei pm sono state ostacolate dai tre indagati Francesco Gaetano Caltagirone, Luigi Lovaglio e Francesco Milleri. Secondo quanto risulta a Milano Finanza, Consob, Banca d’Italia e Bce hanno già acceso un faro sugli sviluppi dell’inchiesta milanese, in particolare la prima starebbe valutando attentamente l’impatto dell’inchiesta sui diritti di tutti gli azionisti coinvolti, compresi soprattutto i piccoli. Nei mesi scorsi, per le materie di competenza, le tre authority avevano autorizzato la scalata Montepaschi senza apparenti osservazioni, ma ora le indagini arricchiscono la vicenda di elementi di cui le tre istituzioni sarebbero state tenute all’oscuro.
Vite parallele è l’opera scritta venti secoli fa dallo storico Plutarco, che produsse una serie di biografie di uomini celebri e riunite in coppie, per mostrare vizi o virtù morali comuni ad entrambi. E leggere le vite parallele è utile anche per comprendere non i vizi e le virtù di Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri, deus ex machina di Delfin, ma più prosaicamente se vi sia tra loro un’azione di concerto destinata ad acquisire il controllo di Generali.
La conquista di Mediobanca, attraverso l’opas di Mps, nella sua mente doveva essere solo la prima fase, a cui sarebbe seguito un rafforzamento in Europa delle Generali diverso da quello ideato da Donnet. Ma giovedì 27 è arrivata la notizia dell’inchiesta della Procura di Milano sul concerto in Mps ed è cambiato tutto. Francesco Milleri, presidente di Delfin e di Luxottica, indagato con Luigi Lovaglio, ceo del Monte e Francesco Gaetano Caltagirone per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza nell’ambito della scalata senese a piazzetta Cuccia, ora si trova con tre fronti da presidiare e il più difficile sarà quello con gli eredi di Leonardo Del Vecchio. Un confronto che può arrivare a cambiare anche gli assetti della multinazionale dell’occhialeria.
Arrivano le baby pensioni per costruire il futuro previdenziale fin dalla nascita. Un emendamento inserito da Fratelli di Italia nella manovra 2026 lancia un fondo pensione dedicato ai nuovi nati a cui genitori o nonni possono contribuire con un bonus dello Stato di 50 euro l’anno per iniziare, sul modello di un’analoga misura al via dal 2026 in Germania (che metterà 100 euro l’anno). L’obiettivo è di rafforzare la previdenza integrativa date le prospettive di denatalità e invecchiamento della popolazione. La longevità è una buona notizia dal punto di vista demografico, ma sul fronte della pianificazione la questione di una vita post lavorativa sempre più lunga va affrontata prima che i risparmi per la pensione si esauriscano. Un rischio che è più reale di quanto sembri. Anche perché, come emerge dall’analisi sulla manovra 2026 condotta dal servizio studi del Senato, non solo aumenta l’età media, ma diminuiscono pure le nascite. Per effetto del calo della natalità e dell’invecchiamento demografico la popolazione italiana scenderà del 22,4% tra il 2024 e il 2080 (da 58,9 milioni a 45,8 milioni), quella in età lavorativa (15-64 anni) diminuirà da 37,4 milioni a 24,3 milioni (-35%) e gli over 65 saliranno del 13% da 14,4 milioni nel 2024 a 16,3 milioni nel 2080. Con il risultato che in Italia se oggi 100 lavoratori pagano la pensione pubblica a 38 persone, nel 2040 gli stessi 100 dovranno sostenere 57 pensionati e nel 2080 ben 67.
Aprire una posizione previdenziale fin dalla nascita o dall’infanzia rende anche più concreto il concetto di futuro previdenziale, che altrimenti resterebbe astratto per molti anni. Lo spiega Maria Cristina Rossi, commissaria Covip: “Essendo un risparmio illiquido, almeno parzialmente, è presente un incentivo per stimolare l’accantonamento previdenziale. Oltre ai contributi deducibili fino a 5.164,57 euro annuali, risparmio importante che a sua volta può essere reinvestito, il vantaggio fiscale è anche in uscita: su queste somme si pagherà una tassazione in fase di prestazione non equivalente all’Irpef, bensì al 15% che si riduce fino ad arrivare al minimo al 9% in base agli anni di adesione”.
Nel panorama giuridico italiano si è sviluppato un crescente interesse verso il mandato di protezione per futura incapacità, strumento atipico che consente di pianificare in anticipo la gestione del proprio patrimonio qualora sopraggiunga una condizione di incapacità. Pur mancando una disciplina legislativa specifica, come invece avviene in Francia, Germania o Spagna, la dottrina prevalente e la prassi notarile confermano la concreta possibilità di costruire mandati precauzionali efficaci, redatti in forma di atto pubblico notarile. Si tratta di strumenti che, pur se atipici, possono essere validamente utilizzati per realizzare un coordinamento tra volontà anticipata e successiva eventuale attivazione dell’amministrazione di sostegno ai sensi dell’art. 404 del Codice civile
Sono 220 (in crescita del 7% rispetto all’anno precedente), gestiscono quasi 150 miliardi di euro di masse e si avvalgono di 946 professionisti, servendo le esigenze di 25 mila clienti facoltosi. Si tratta di family office, strutture sempre più capillari, articolate e complesse il cui lavoro va ben oltre la semplice gestione dei grandi patrimoni: da loro passa infatti tutto quello che riguarda i passaggi generazionali, la divisione dei compiti tra i membri di una famiglia (compresi i ruoli legati alla filantropia), la stesura delle regole che servono per far sì che le grandi dinastie non litighino e si sgretolino alla dipartita del fondatore, o comunque nel momento in cui la prima generazione di imprenditori decide di ritirarsi dagli affari
- Le opzioni di SCM Titan Virtus
Athora SCM Titan Virtus è una polizza a vita intera (distribuita da Solution Capital Management SIM) che permette di cogliere le opportunità dei mercati finanziari perseguendo al tempo stesso una parziale conservazione del capitale, in predeterminate ricorrenze e in caso di decesso. Si tratta di un prodotto di investimento assicurativo multiramo in forma di contratto di assicurazione caso morte, a premio unico con partecipazioni agli utili e componente unit linked. Le prestazioni del contratto, infatti, sono collegate sia ad una gestione separata che ad uno tra quattro fondi interni messi a disposizione. Nel dettaglio, la polizza prevede che il premio versato, al netto dei costi, venga suddiviso tra una quota pari al 30%, al 50% o al 70% nella gestione separata denominata Athora Risparmio Protetto e, rispettivamente, una quota pari al 70%, al 50% o al 30% nelle quote di uno dei quattro fondi: Athora In Germany, Athora Chronos, Athora Artificial
Intelligence e Athora Ladder. In ogni caso, si può sempre modificare l’allocazione dell’investimento, in linea al profilo di rischio, mediante classici switch volontari
o attraverso un piano di switch automatici, aderendo al Piano di Riallocazione Automatica
