Rassegna Stampa assicurativa 14 novembre 2022

Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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I cambiamenti climatici mettono a repentaglio i destini del mondo e la tenuta delle economie. L’allarme viene lanciato con ciclicità da tutte le organizzazioni internazionali, e la recente estate torrida, così come le piogge torrenziali delle settimane scorse, impattano violentemente su tutto il pianeta. Governanti e negoziatori di tutto il mondo si sono riuniti nei giorni scorsi a Sharm el-Sheikh, in Egitto, alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop27) 2022, per rilanciare gli accordi precedenti (Parigi 2020) «per ridurre urgentemente le emissioni di gas serra, costruire resilienza e adattarsi, nonostante le sfide, agli inevitabili impatti del cambiamento climatico».
Al via le nuove polizze assicurative decennali per gli immobili da costruire. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 247 del 21 ottobre scorso l’annunciato decreto del ministero dello sviluppo economico n. 154 del 20 luglio 2022, che stabilisce il contenuto e le caratteristiche della polizza prevista come obbligatoria dall’art. 4 del dlgs 122/2005 e del relativo modello standard. La pubblicazione in G.U. di questo decreto segue quella del dm n. 125/2022 del ministero della giustizia sul modello standard di fideiussione obbligatoria (si veda ItaliaOggi Sette del 3 ottobre 2022).
In caso di infortunio sul lavoro la sanzione ex dlgs 231 a carico dell’azienda scatta quando c’è colpa organizzativa. Ossia, la responsabilità amministrativa della società può essere addebitata al verificarsi di determinate condizioni ed elementi costitutivi. Tra questi il caso in cui c’è una lacuna nell’organizzazione d’impresa. E compete sempre alla pubblica accusa provare che l’assetto produttivo dell’azienda abbia avuto un’incidenza causale sul reato presupposto; affinché per il sinistro occorso al dipendente si configuri la responsabilità amministrativa a carico dell’ente, il reato sotteso deve risultare commesso nell’interesse o a vantaggio della società. La condanna va esclusa, dunque, quando il giudice del merito non motiva sulla violazione delle regole cautelari da parte del datore. Lo stabilisce la Cassazione con la sentenza 39615, pubblicata il 20 ottobre dalla IV sezione penale.
Amministratore senza delega, bandita la responsabilità da posizione: è quanto emerge dalla pronuncia n. 33582 del 2022 con cui la Cassazione ha annullato la sentenza con cui i giudici di merito avevano condannato per bancarotta fraudolenta un consigliere di amministrazione di un consorzio, rimproverandogli di avere omesso di adempiere alla propria funzione di controllo nonostante i gravi segnali di pericolo per la garanzia patrimoniale dei creditori.
Stop alla pubblicità manipolativa e alla schedatura di minori in rete; bloccati i percorsi forzati che sviano verso scelte preferite dal venditore; obbligatorio tracciare chi vende ed essere cristallini sul perché, quando si fa una ricerca in rete, le risposte vengono fuori con un certo ordine anziché un altro.
Sono queste le più importanti prescrizioni dettate dal regolamento Ue n. 2022/2065 del 19 ottobre 2022, relativo al mercato unico dei servizi digitali (pubblicato sulla Guue del 27 ottobre 2022), noto anche come Digital Services Act (siglato Dsa). Gli interventi citati confermano che il quadro attuale è una giungla senza regole, per l’uscita dalla quale si procederà, peraltro, ancora con andamento lento.
L’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Bce (Banca Centrale Europea) potrebbe tradursi, nei prossimi mesi, in un rincaro delle rate dei mutui a carico delle famiglie, soprattutto per quelle che hanno scelto il tasso variabile. Per chi ha già un contratto di questo tipo e sta valutando una surroga o una rinegoziazione del finanziamento e per chi deve aprirne uno nuovo un’opzione può essere considerare formule come il mutuo variabile con cap, il mutuo a tasso misto e il mutuo a rata costante.
Nove miliardi di euro. È questo il peso che dovranno sopportare le imprese italiane nei prossimi 12 mesi a seguito dell’aumento dei tassi di interessi da parte della Bce che si tradurranno in un aggravio degli oneri sui prestiti esistenti. L’allarme è stato lanciato dall’ufficio economico di Confesercenti all’indomani della decisione della Banca centrale europea di fine ottobre di continuare nella politica monetaria restrittiva incrementando, in un solo colpo, il costo del denaro dello 0,75% portando i tassi al 2%.

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  • Famiglie nella morsa della crisi tra timori e ansia di risparmio
Da un lato la paura del futuro induce ad accantonare, dall’altro il desiderio di mantenere il tenore di vita spinge a spendere. La scelta al momento sembra tra la padella e la brace, lasciare i risparmi sul conto corrente, consapevoli che l’inflazione finirà con eroderne il potere d’acquisto, oppure investirli sfidando la volatilità dei mercati, consapevoli che da inizio anno non c’è strumento finanziario che non sia in perdita?  In Italia, sulla base delle stime preliminari disponibili al momento di scrivere, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività ha registrato in ottobre un aumento dell’11,9% su base annua, occorre risalire fino al marzo del 1984 per trovare una crescita dei prezzi del carrello della spesa di analoga misura. I mercati finanziari dal canto loro scontano il rialzo dei tassi d’interesse portato avanti con determinazione dalle principali banche centrali e prospettive economiche negative, una recessione sembra oramai dietro l’angolo. Il risultato è che i ribassi si sono abbattuti sui listini azionari, ma anche sul reddito fisso, nell’area euro i titoli governativi (-17,3% da inizio anno la variazione dell’indice Ice Bofa al 4 novembre) hanno fatto peggio dei titoli corporate. Il paradosso è che in un periodo di alta inflazione sono in calo anche i prezzi in dollari di beni rifugio come oro e argento (in euro i prezzi sono rimasti sostanzialmente stabili) e quelli dei titoli di Stato indicizzati all’inflazione, l’indice dei titoli inflation-linked dell’area euro ha perso l’8,4% da inizio anno per gli effetti del rialzo dei tassi sui prezzi di mercato.
  • I privati spingono le vendite di auto verdi ma il fisco italiano è il più pesante nell’Ue
Gli ordini green sono ripartiti e la spinta sul lungo termine non arriva solo dalle aziende ma anche dai privati “Sarebbe necessario però un innalzamento della soglia di detraibilità”G li ordini di autovetture “green” da parte delle società di autonoleggio sono immediatamente ripartiti non appena il governo ha aperto gli incentivi anche alle auto aziendali, seppur in misura limitata rispetto ai privati. E questo nonostante la piattaforma per l’erogazione dei benefici non abbia ancora recepito la modifica della normativa introdotta il mese scorso, che prevede che le auto aziendali abbiano diritto solo al 50% degli incentivi. «L’autonoleggio è il principale canale di ingresso sul mercato delle auto ibride ed elettriche, per il semplice fatto che il privato è poco disposto ad assumersi il costo di una tecnologia cara e in rapida evoluzione, dunque soggetta a una rapida obsolescenza – spiega Giuseppe Benincasa, direttore generale di Aniasa, l’associazione che rappresenta il settore dei servizi di mobilità – I nostri associati, invece, acquistano quello che chiedono i clienti e la domanda è rivolta soprattutto ai veicoli meno inquinanti».
  • Un car sharing lungo un mese
Il settore non si è ancora ripreso dalla pandemia ma è in espansione Share Now permette di prenotare anche per 30 giorni. E l’auto è ecologicaS trategico per favorire una mobilità a minor impatto ambientale, il car sharing non si è ancora completamente ripreso dalle restrizioni al movimento e dai cambiamenti sociali legati alla pandemia, che ne hanno rallentato lo sviluppo. La domanda di questi servizi ha subito un calo nel 2020 e nel 2021; e anche se la lenta ripresa delle attività e del turismo ha fatto registrare dei miglioramenti, con un incremento della durata media dei noleggi (più 8%) e del numero degli abbonati (più 13%) tra questi due anni, i livelli pre-Covid non sono stati ancora raggiunti. Come ricorda il rapporto Aniasa, l’associazione che in Confindustria rappresenta le imprese del comparto, le vetture in flotta sono diminuite del 22% rispetto al 2019, mentre i noleggi effettuati sono calati del 57%.
  • Elettriche, il freno del costo
Secondo l’indagine di Areté, gli italiani rallentano la propensione all’acquisto di vetture a batteria per via della crisi e di altri fattori: dall’87% di favorevoli il campione è sceso al 63%. Costi elevati, scarsa conoscenza del mercato e confusione nei consumatori frenano la diffusione su larga scala delle auto elettriche in Italia. Lo rileva la nuova instant survey “Vendita di solo auto elettriche dal 2035, cosa ne pensano gli italiani?”, condotta da Areté, azienda specializzata nella consulenza strategica, nel mese di ottobre. La ricerca indaga sul campo, a 6 mesi di distanza da una precedente simile ricerca, la conoscenza e la propensione alla mobilità elettrica per capire cosa pensano gli italiani degli obiettivi fissati a livello europeo al 2035 per la decarbonizzazione.
  • Lungo termine, all inclusive è meglio
L’autonoleggio punta su un rinnovamento dell’offerta per consolidare la ripresa. Lanciando prodotti più flessibili. Archiviato il primo semestre con numeri in crescita rispetto al medesimo periodo del 2021, il noleggio a lungo termine punta su un rinnovamento dell’offerta per provare a consolidare questa tendenza. Secondo le rilevazioni di Aniasa, nella prima metà del 2022 la flotta circolante è cresciuta del 6,6%, raggiungendo quota 1,1 milioni di veicoli. Il grosso è dato dalla flotta a disposizione esclusiva di un solo cliente, di durata non inferiore a 12 mesi (1,03 milioni), ma l’incremento maggiore (più 159%) è appannaggio della nicchia caratterizzata dalla flotta a disposizione per esigenze temporanee della clientela, come flottino e flexi. A livello di alimentazioni, il diesel resta di gran lunga maggioritario (692 mila autoveicoli), ma a -1% da un anno all’altro soprattutto a causa della domanda privata, che si rivolge con crescente attenzione all’ibrido. In particolare, le auto ibride Hev (caratterizzate da un motore elettrico che funziona insieme a quello a combustione interna) crescono di oltre il 40%, arrivando a un soffio da quelle a benzina (149 mila contro 149.100), mentre le ibride plug-in (ricarica collegando la batteria a una presa elettrica) crescono del 13,7% a 27.600.

  • Cimbri twitta e vola oltre le polizze con pedaggi e salute
Un cinguettio, centri medici, servizi di welfare e pagamenti per i pedaggi autostradali. Non è più soltanto il business previdenziale-bancario a interessare Carlo Cimbri. La visione del presidente di Unipol oltrepassa ormai i confini tradizionali del mondo assicurativo. «Il cambio di paradigma dell’era digitale e l’analisi dei dati che pongono i clienti al centro dell’offerta — ha detto recentemente Cimbri — ci offre l’opportunità di adottare un approccio olistico a vantaggio degli stessi consumatori». Non è quindi un caso che Unipol abbia acquistato l’1% di Twitter, dove ogni messaggio si chiama tweet che letteralmente significa cinguettio. Un’operazione costata circa 44 milioni che, al di là dell’investimento finanziario, può aprire nuovi scenari tecnologici, specialmente nel ramo danni visto il rapporto che si è aperto con Elon Musk, fondatore di Tesla e recente acquirente di Twitter. Secondo le stime dell’Associazione insurtech, entro dieci anni oltre l’80 per cento dei prodotti assicurativi sarà digitale e l’offerta crescerà in Europa del 40% in un decennio. Inutile fare altre congetture. Come saggiamente scriveva Cicerone Sunt facta verbis difficiliora (I fatti sono più difficili delle parole). Un’affermazione che trova in Cimbri un grande fan. «Fare piani è facile, difficile è realizzarli, eseguirli e raggiungere gli obiettivi», ha detto il presidente della compagnia. Questo è stato un anno particolare per il gruppo bolognese e per lo stesso manager, come ama definirsi. Il patto di sindacato, che controlla Unipol ed è composto da cooperative, ha compiuto passi cruciali nella revisione della governance.
  • «Anima pivot del risparmio»
Grande è la confusione sotto il cielo, ma la situazione non sembra eccellente. Non serve Mao Zedong per capire che il momento sui mercati è tutt’altro che felice. «La confusione però è il nostro mestiere, perché siamo pagati per gestirla». Alessandro Melzi d’Eril dall’aprile 2020 è ceo di Anima Holding e della controllata operativa Anima Sgr: 175 miliardi di euro di masse gestite e una storia che affonda le sue radici ai primi anni ‘80 del secolo scorso. E che nei giorni passati è arrivata a una svolta con l’adesione all’aumento di capitale di Monte dei Paschi di Siena, «un’operazione mai fatta prima», ammette lo stesso Melzi d’Eril. «Mps ha alzato il livello di attenzione — ammette il ceo —. Noi ci siamo sempre posti in maniera proattiva. Certo, non possiamo causare fusioni tra banche, tuttavia, quando si muove qualcosa nella finanza italiana, noi siamo lì, siamo un po’ un “prezzemolino”. E noi cerchiamo di costruire qualcosa per creare valore: oggi per dimensione e per conformazione crediamo di poter svolgere un ruolo di pivot nel risparmio gestito in Italia».
  • Sobrietà o consumi? Decidono le famiglie
In estrema sintesi potremmo dire che adesso la palla passa alle famiglie. E la caduta secca dell’indice di fiducia registrato dall’Istat a ottobre (da 94,8 a 90,1) — calo superiore a quello delle imprese (da 105,1 a 104,5) — ci dà un segnale tutt’altro che rassicurante. Il timore è quello di una recessione dei consumi che avrebbe inevitabilmente conseguenze a monte sui livelli di attività delle imprese. A sottolinearlo con forza è l’ultima nota congiunturale di Ref Ricerche che ci aiuta ad allargare lo sguardo a livello internazionale: «Nel caso europeo il deterioramento delle condizioni economiche delle famiglie è stato probabilmente più marcato rispetto a quello americano. E l’impennata dell’inflazione europea, strettamente legata alla crisi energetica, ha portato a una contrazione più ampia dei salari reali».
  • Contro i pirati del web il silenzio non è d’oro
Italia prima in Europa per le richieste di riscatto, ma solo un’azienda su due le rivela. I ransomwaren rappresentano il 40% degli attacchi da luglio a settembre.  Contro i cyber criminali debuttano psicologi e linguisti
  • Metti in bilancio un paracadute
Solo il 15% delle imprese ha sottoscritto una polizza contro attacchi informatici. Il 53% deli attacchi cyber produce danni superiori ai 500 mila dollari e l’impatto della criminalità informatica sull’economia globale è stimato in 600 mln di dollari

  • Più spese a rate tra i giovani (con un click)
  • Famiglie e caro prezzi, il 50% rinvia o cancella acquisti programmati