Più polizze per il climate change

SETTORE ASSICURATIVO SEMPRE PIÙ COINVOLTO NEI RISARCIMENTI PER MITIGARE I DANNI AMBIENTALI
di Roberto Miliacca
I cambiamenti climatici mettono a repentaglio i destini del mondo e la tenuta delle economie. L’allarme viene lanciato con ciclicità da tutte le organizzazioni internazionali, e la recente estate torrida, così come le piogge torrenziali delle settimane scorse, impattano violentemente su tutto il pianeta. Governanti e negoziatori di tutto il mondo si sono riuniti nei giorni scorsi a Sharm el-Sheikh, in Egitto, alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop27) 2022, per rilanciare gli accordi precedenti (Parigi 2020) «per ridurre urgentemente le emissioni di gas serra, costruire resilienza e adattarsi, nonostante le sfide, agli inevitabili impatti del cambiamento climatico». Nel Vecchio continente, secondo un rapporto presentato dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), le temperature si sono notevolmente innalzate nel periodo 1961-2021, a una velocità media di circa 0,5 °C per decennio. «Le temperature estreme hanno causato oltre 148.000 vittime nella regione europea negli ultimi 50 anni. In appena un anno da allora, abbiamo perso almeno altre 15.000 vite». Nel 2021, eventi meteorologici e climatici ad alto impatto hanno provocato centinaia di vittime e colpito direttamente oltre mezzo milione di persone. Circa l’84% di questi eventi erano inondazioni o tempeste. A pagare il costo del climate change sono, oltre ai singoli paesi, soprattutto le economie, costrette a dover trovare soluzioni rapide, in termini risarcitori, per far fronte ai danni causati dalla siccità e dalle violente inondazioni. In questo, un ruolo chiave stanno giocando le coperture assicurative legate ai cambiamenti climatici, come i rischi atmosferici e le calamità naturali, che vengono sempre più spesso adattate, grazie all’utilizzo di dati meteo-climatici e di modelli di monitoraggio meteorologico, alle possibilità di evento stimate.

SEMPRE PIÙ DIFFUSE LE POLIZZE PER FRONTEGGIARE I DANNI, SEMPRE PIÙ FREQUENTI, LEGATI AL METEO
Climate change, assicurazioni contro i disastri ambientali
Pagine a curadi Federico Unnia
Fenomeni ambientali sempre più estremi, concentrati in poco tempo e per questo più devastanti. Siccità che mette in ginocchio agricoltura e impresa. Danni diretti ed indiretti per centinaia di milioni di euro. Pubblico e privato cercano protezione in coperture assicurative non sempre disegnate per queste necessità. Un fenomeno cui guardano con attenzione i pochi studi legali specializzati nel settore.

«Osserviamo una crescente sensibilizzazione da parte dei privati e delle istituzioni sulle coperture assicurative legate ai cambiamenti climatici – quali i rischi atmosferici e le calamità naturali – anche alla luce di eventi estremi che hanno colpito il nostro territorio negli ultimi anni», spiega Stefano Ferri, responsabile «Attuariato danni non auto, riassicurazione e gare» di Generali Italia. «Fenomeni meteorologici quali vento, grandine e bombe d’acqua sono in aumento per frequenza e severità degli eventi (con un picco negli anni 2018-2019) e nonostante ciò il nostro Paese resta sottoassicurato. Appare ormai chiaro in tutto il mercato europeo come tali coperture implichino da un lato costi assicurativi crescenti, dall’altro la necessità di sostenere lo sviluppo di tali garanzie assicurative anche in ottica di supporto alle tematiche Esg».

Le polizze assicurative, sulla base della maggiore frequenza ed intensità dei fenomeni estremi, stanno cambiando veste. «Da qualche tempo abbiamo adottato una diversa strategia per la gestione dei rischi climatici, anche attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro permanente denominato Climate Change Lab, che punta ad una miglior valorizzazione delle coperture assicurative eventi atmosferici e calamità naturali, anticipando le esigenze dei clienti in merito ai cambiamenti climatici», spiega Ferri: «si stanno rivedendo le condizioni contrattuali delle polizze. Ad esempio stiamo pensando ad una garanzia unica per intemperie e inondazioni per rispondere alle esigenze del mercato, ma anche a clausole specifiche che consentano di adeguare le condizioni di assicurazione nel tempo in maniera più semplice e trasparente per clienti ed intermediari e sofisticando le tariffe su rischi metereologici ed alluvionali, anche attraverso tecnologie di geolocalizzazione».

Le imprese assicurative stanno affrontando i mutamenti climatici e le istanze provenienti dalla clientela, anche per mezzo dello sviluppo di nuove tecnologie volte a una più corretta e precisa valutazione dei rischi assunti e a una più tempestiva definizione dei sinistri.

«La crisi climatica sta spingendo le compagnie assicurative a rivedere non solo le coperture assicurative, ma soprattutto, i propri modelli di business, che risultano sempre più basati, soprattutto nei settori impattati dal cambiamento climatico, sull’utilizzo di dati meteo-climatici e di modelli di monitoraggio meteorologico, in modo da garantire una più puntuale valutazione, e conseguente quotazione, dei rischi assicurativi assunti», dice Emanuele Grippo, partner del focus team Assicurazioni dello studio legale Gianni & Origoni. «In aggiunta, talune imprese assicurative, soprattutto in ambito agricolo e nella protezione contro disastri naturali, hanno provveduto ad adottare modelli di assicurazione parametrica. Tali modelli tengono in considerazione non tanto il rischio assicurativo assunto, bensì la probabilità che si verifichi l’evento dannoso. L’assicurato, in ipotesi di sinistro, non è tenuto a fornire prova del danno occorso, venendo allo stesso offerto un indennizzo prestabilito parametrato sulla probabilità dell’evento, con conseguente maggiore celerità e certezza nella liquidazione in caso di evento dannoso» . «Una delle principali conseguenze dei danni causati dal cambiamento climatico consiste nell’aumento, soprattutto nei settori agricolo, dei trasporti e immobiliare, della sinistrosità. Ne consegue che la maggior parte dei contenziosi in tale ambito ha ad oggetto l’effettivo perimetro della copertura offerta e la eventuale operatività delle esclusioni o delle limitazioni previste in polizza, sicché, tenendo in considerazione il regolamento negoziale definito, la gestione del contenzioso è imperniata sulla valutazione e disamina di tali argomenti. L’attuale situazione climatica incide nella maggiore attenzione da parte delle imprese assicurative nello sviluppo e nell’utilizzo di tecnologie volte alla acquisizione e alla elaborazione di dati e informazioni ai fini della valutazione e monitoraggio dei rischi meteorologici e ambientali. In tale contesto, si registra altresì una maggiore attenzione da parte delle imprese nella selezione dei rischi».

Per quanto riguarda le calamità naturali nell’assicurazione Property Retail, da tempo si ipotizza una partnership pubblico privata per la gestione assicurativa e riassicurativa di tali eventi, ad oggi non ancora concretizzatasi. In ambito agricolo invece, nel ramo grandine, fra qualche mese è prevista l’entrata in vigore del fondo pubblico Agricat che coprirà i rischi catastrofali (eventi climatici quali alluvione, siccità e gelo) complementare all’assicurazione privata e gestita in ottica di partnership tra pubblico e privato. «Stiamo assistendo all’impatto, sempre più preponderante, del climate change in ogni ambito della nostra quotidianità. In questo senso non fanno eccezione il mercato bancario e soprattutto quello assicurativo», spiega Lorenzo Conti, partner dello Studio legale Rucellai & Raffaelli, vice presidente dell’Unione avvocati europei (Uae) e presidente della Commissione di diritto delle assicurazioni dell’Uae. «Le istituzioni europee stanno al passo e dettano i tempi. Il Regolatore Comunitario in ambito assicurativo (Eiopa) ha infatti promulgato una serie di linee guida finalizzate ad incrementare negli operatori assicurativi europei la consapevolezza di come il cambiamento climatico inciderà sul mercato chiedendo alle imprese di adeguare – sia nel breve che nel lungo periodo – i processi di governance e di valutazione del rischio coerentemente con le nuove metodologie di analisi del rischio ambientale per prevenire i nuovi scenari in ottica di sempre maggiore sostenibilità a tutto tondo. I possibili scenari generati dai cambiamenti climatici possono coinvolgere, infatti non solo l’attività di sottoscrizione delle polizze ma anche le politiche di investimento, la realizzazione ed il pricing dei prodotti assicurativi, nonché la rimodulazione del set contrattuale e delle informazioni da rendere al pubblico. Eiopa ha sottolineato che sebbene il cambiamento climatico nei prossimi anni potrà senz’altro fornire alle imprese nuove opportunità in termini di investimento, il corrente modello di business potrebbe non essere più efficace, con la conseguenza di mettere a repentaglio la capacità delle imprese, che non si adegueranno ai nuovi mutati scenari, di rimanere solvibili nel lungo periodo. Inoltre secondo il legislatore Europeo, il rischio legato al climate change può essere categorizzato in due fattori: rischi legati alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio (in accordo con gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi sul clima) resiliente rispetto ai cambiamenti climatici (i.e. transition risks) e rischi che derivano degli effetti «fisici» che comporta il cambiamento climatico (i.e. physical risks). «Anche l’Ivass (Istituto per la Vigilanza sulle assicurazioni) ha di recente diramato una comunicazione agli operatori (lettera al mercato in data 27 luglio 2022) con la finalità di richiamare appunto l’attenzione alle linee guida europee, sottolineando come l’Italia sia tra i paesi europei più esposti al rischio di catastrofi naturali, sovente correlate proprio ai cambiamenti climatici ed al degrado dell’ambiente e del territorio. In questo scenario è sicuramente probabile che nei prossimi anni si verificherà un aumento delle richieste di indennizzo (sia nel ramo danni, che nel ramo vita), nonché di contenzioso legato proprio ad eventi di natura atmosferica e climatica, che potrebbe passare da occasionale a sistematico».

Secondo Laura Opilio, partner di Cms, «se da un lato è evidente che, per le polizze che coprono rischi associati ad eventi climatici la mole di richieste di risarcimento sia in crescita, non è questo l’unico settore influenzato dal rischio climatico.

I sinistri derivanti da un evento climatico vengono, ad esempio, in rilievo anche nelle assicurazioni dei trasporti, resi difficoltosi o impossibili a causa di eventi atmosferici. Ancora in via esemplificativa, pensiamo alle coperture c.d. all risk stipulate da talune aziende che, a seconda dei casi, coprono o meno i danni ambientali, le spese di bonifica e ripristino o le contaminazioni generate da incendio. Anche le polizze D&O devono tenere in considerazione la responsabilità degli amministratori nel prevenire e gestire tali eventi. La necessità di avere a disposizione una notevole quantità di dati, unita alla difficoltà di poter prevedere la frequenza e mole degli eventi da coprire, sono tra i fattori che rendono complesso l’adeguamento delle coperture. Talvolta le compagnie assicurative hanno rivalutato le proprie riserve e di conseguenza il quantum richiesto agli assicurati ai fini del rilascio dei certificati, stante l’aumento del rischio nel verificarsi di eventi climatici catastrofici, in particolar modo per quanto riguarda il ramo property. In presenza di eventi climatici straordinari e non prevedibili perchè connessi al repentino cambiamento climatico, possono nascere contestazioni in relazione alla straordinarietà dell’evento ed alla sua possibile qualificazione come caso fortuito. Si pensi alle coperture relative alla responsabilità professionale di coloro che, a vario titolo, svolgono l’attività di progettazione. Qualora l’opera realizzata in conformità al progetto subisca dei danni a causa di un evento naturale, potrebbe accadere che non sia immediatamente percepibile se il danno sia derivato da un errore di progettazione, ovvero se la causa sia unicamente individuabile nella straordinarietà dell’evento naturale. Il 2021, ed ancora di più l’anno corrente, hanno visto in netta crescita il numero dei sinistri legati a catastrofi climatiche, con un’impennata delle stime dei danni assicurati ed una conseguente necessaria revisione delle riserve stimate dalle compagnie. Tali circostanze hanno comportato un’impennata dei premi assicurativi e la fuga o il rifiuto da parte delle compagnie assicurative nel rilasciare polizze assicurative in determinate aree geografiche del globo maggiormente soggette al verificarsi di catastrofi naturali».

Secondo Marco Boldini, partner di Orrick, straordinario presso l’università San Raffaele (diritto pubblico e del Fintech) e presidente del centro di Bioetica presso la medesima università, «nel nuovo contesto in cui ci troviamo – ovverosia un’economia sempre più sostenibile e una transizione verso un mondo ove imprese di assicurazione e riassicurazione sono attori fondamentali del sistema – sarà sempre più importante vedere come tali imprese coglieranno le opportunità offerte dalla nuova normativa (Esg su tutte), posto che le sfide con cui dovranno confrontarsi saranno del tutto nuove e imprevedibili: dalla gestione dei rischi alla capacità di innovarsi e adattarsi, ripensare il business vita e danno e pensare gli investimenti concentrandosi su assets sostenibili e al tempo stessi remunerativi. Non solo. Una governance ben equipaggiata sarà cruciale per guidare i cambiamenti e pensare a nuove coperture, sempre più necessarie in vista dei cambiamenti climatici e non. La mole di reportistica richiesta dalla nuova normativa consentirà alle imprese di intraprendere un’analisi accurata delle strategie di investimento, dei loro contenziosi e anche confrontarsi con i propri competitors. I regulators hanno chiaramente espresso il loro crescente interesse e focus sul settore Esg e sulla sostenibilità intesa a 360 gradi».

In questo scenario si inseriscono quindi i pochi studi davvero specializzati in questo complicato settore. «Attualmente affianchiamo società clienti soprattutto sotto il profilo – sempre più attuale – della prevenzione e mitigazione del rischio climatico; del resto eventi come frane, alluvioni, allagamenti, bombe d’acqua – una volta rari – sono sempre più frequenti e sempre più d’impatto per il business delle imprese che assistiamo», dice Silvia Cossu, equity partner dello Studio Lipani Catricalà & Partners. «Non dimentichiamo che secondo la World Meteorological Organization (Wmo) il numero di catastrofi naturali si è quintuplicato dal 1970, a causa del cambiamento climatico. L’Italia, peraltro, è tra i paesi europei più esposti al rischio di catastrofi naturali, sovente correlate con i cambiamenti climatici e con il degrado dell’ambiente e del territorio, ed è al contempo tra quelli dove è minore la presenza di coperture assicurative che proteggano imprese e famiglie dalle relative perdite». Le coperture sono in fase di revisione? «Anche le compagnie di assicurazione sono state investite da un aumento esponenziale dei sinistri, peraltro in relazione a rischi valutati in relazione a condizioni climatiche più standard. Nell’ambito di un’indagine globale condotta su oltre 10.000 individui tra Europa, Asia e Americhe, è emerso che ben tre quarti degli intervistati sarebbe interessato a coperture assicurative che sostengono la prevenzione di perdite causate da eventi climatici estremi. In questa fase, stiamo lavorando nell’ottica di prevenirlo il contenzioso. Come detto il cambiamento climatico, pure previsto, sta avendo effetti dirompenti sulla vita delle persone e delle imprese a livello globale e sul modo di persone e imprese di concepire e regolare le proprie attività. Le imprese assicurate contro il rischio climatico sono ancora molto poche (ancora meno sono le famiglie), e peraltro eravamo abituati a guardare ai «rari» eventi meteo estremi come cause di forza maggiore, spesso neppure coperte da polizza».

«Interveniamo molto spesso in sinistri complessi e catastrofali, contenziosi da Rc prodotti e recall, in giurisdizioni tradizionalmente complesse come Usa, Canada e Asia», dice Claudio Perella, partner dello Studio RP Legal & Tax. «Tra le coperture per le quali lo studio è coinvolto in modo crescente ci sono le polizze per l’assicurazione dei rischi ambientali, spesso coinvolte in relazione a eventi nascenti dai cambiamenti climatici. Si tratta di rischi relativamente nuovi, dei quali vi è tuttavia ormai crescente consapevolezza, e l’intero mercato assicurativo è chiamato a un aggiornamento per valutarne la portata, le conseguenze in termini di rischio e misure di prevenzione. Gli elementi di maggiore complessità sono spesso legati alla natura catastrofale dei sinistri, con numerosi soggetti coinvolti, richieste risarcitorie formulate a vario titolo e davanti a diverse autorità giudiziarie, e spesso si rileva anche la presenza di più coperture assicurative coinvolte, con frequenti situazioni di coassicurazione indiretta. Un fenomeno che si sta rilevando a livello mondiale e che probabilmente si verificherà anche da noi è quello delle azioni di responsabilità nei confronti di Directors e Officers per la mancata adozione di misure di prevenzione e gestione del rischio legato ai cambiamenti climatici, e questo sta avendo (ma in alcune giurisdizioni come gli Stati Uniti è un trend già ormai piuttosto consolidato da qualche anno) impatti sulle coperture D&O».

Secondo quanto rilevato dal Rapporto Sigma di Swiss Re Institute pubblicato il 30 marzo corso, in relazione ai rischi derivanti da disastri naturali nel 2021, questo tipo di eventi sono in sensibile crescita. In Italia, in base al rapporto, alluvioni e frane si verificano più frequentemente di qualsiasi altro pericolo naturale, cui si aggiunge il rischio sismico (il 73% del territorio nazionale sarebbe potenzialmente esposto). «Nel settore assicurativo gli operatori con cui abitualmente ci confrontiamo stanno affrontando con approcci diversi la questione anche in ragione dei rami assicurativi interessati», ricordano Davide Magnolia, partner ed Elsa Bricchi, senior associate di Lca Studio Legale. «In alcuni casi le coperture assicurative sono state sostanzialmente mantenute sulla base dei modelli fino ad oggi utilizzati senza revisioni significative, in altri casi (specie nei casi in cui tra i rischi esclusi vi erano gli eventi catastrofali) c’è stata l’esigenza di proporre coperture assicurative ad hoc a fronte di una maggior sensibilizzazione e richiesta in tal senso del mercato. Per quanto riguarda le più recenti iniziative assicurative di garanzie ad hoc, è ancora prematura una valutazione circa un potenziale contenzioso; mentre per quanto riguarda le coperture classiche, anche tenuto conto di quanto emerge dalle recenti pubblicazioni di Ania sulla scorta, tra le altre, di un Discussion Paper del 20 maggio scorso di Eiopa sull’esposizione del settore assicurativo europeo al rischio fisico, risulterebbe che fino ad oggi gli operatori siano stati in linea generale in grado di gestire i sinistri derivanti dalle tre principali catastrofi naturali (tempesta, incendio boschivo e inondazioni)».
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