Pagamenti, uno su tre è digitale

PATUELLI AL SALONE DEI PAGAMENTI: ANACRONISTICO IL DIBATTITO SUL TETTO AL CONTANTE
di Emma Bonotti
Tra i dossier più caldi del governo Meloni. La discussione sul tetto al contante anima da settimane le sale di Palazzo Chigi, ma per Antonio Patuelli «le logiche nazionali sono anacronistiche, quando con un click i denari girano in Europa con grande facilità». Davanti a una platea di manager e giornalisti alla settima edizione del Salone dei Pagamenti, il presidente dell’Abi ha dichiarato di assistere troppo spesso a dibattiti sui pagamenti di vecchio stampo, «che non tengono conto delle grandi innovazioni dei diversi sistemi» presenti sul mercato. L’evento si svolge Mico-Milano Congressi e prevede 40 sessioni di dibattito con oltre 200 relatori che da ieri a venerdì 25 novembre si interrogheranno sul futuro dei pagamenti e l’evoluzione degli strumenti e dei servizi, oltre che approfondire temi come l’open banking e l’open finance.

«Come amministratore delegato di Bancomat, una manovra sul limite massimo al contante mi lascia abbastanza indifferente dal momento che la transazione media sulla nostra piattaforma si aggira intorno ai 49 euro». Durante il suo intervento alla sessione plenaria, Alessandro Zollo ha ricordato la storia di Bancomat e gli obiettivi a cui punta il gruppo a quarant’anni dalla sua fondazione: «Siamo nati proprio con i prelievi, nel tentativo di rispondere all’esigenza delle persone di avere i contanti a qualsiasi ora del giorno e della notte. Negli ultimi anni abbiamo registrato un’impennata dei pagamenti digitali, ma ancora oggi i prelievi ammontano a 500 milioni di euro all’anno». Nel tentativo di digitalizzare il settore, «non possiamo negare ai cittadini l’accesso al contante».

Simile la posizione di Michele Centemero, country manager Italy di Mastercard, sulla manovra del governo di centrodestra. Per il brand americano il focus resta «semplificare la vita dei consumatori». E su questo aspetto la riforma non incide. «A ottobre i viaggi aziendali degli italiani sono cresciuti del 40% rispetto allo stesso mese del 2019», ha spiegato Centemero. Un segno che il turismo sta recuperando i margini persi durante la pandemia e tutta la filiera, dai servizi alla manifattura, deve prepararsi ad accogliere i visitatori, anche attraverso soluzioni digitali. «Dobbiamo migliorare l’esperienza dei consumatori internazionali quando visitano il nostro Paese. All’estero sono abituati a un alto livello di tecnologia nei pagamenti che dobbiamo cercare di mantenere».

Spesso citata in Europa come il fanalino di coda nel percorso di digitalizzazione, negli ultimi tempi l’Italia ha cambiato passo. «Proprio qui, al Salone dei Pagamenti, cinque anni fa dicemmo che nel nostro Paese meno di un pagamento su cinque avveniva in modo digitale. Prima della pandemia il rapporto si è portato a uno su quattro. E oggi, a soli tre anni di distanza, quasi una transazione su tre avviene elettronicamente». Per Marco Ferrero, commercial division director di Nexi, siamo davanti a un «acceleramento incredibile». Ora l’obiettivo «non è raggiungere la media europea, ma guardare agli esempi nordici, come la Svezia dove meno di un pagamento su tre è gestito con il contante». In chiusura, Ferrero si è espresso contrariato sulla possibilità di avere un unico colosso europeo nel settore. «Al momento ne conto almeno due in grado di fronteggiare gli investimenti richiesti. Ma il punto non è solo crescere, bisogna conoscere e operare da vicino su ciascuno dei diversi territori dell’Unione. Questa risorsa, che è ricchezza, fa parte del nostro dna». Ferrero ha poi scherzato sul futuro di Nexi: «I prossimi passi? Li scopriremo insieme». (riproduzione riservata)

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