Meloni pesca da fondi e polizze

PROPONE AGLI INVESTITORI ANTICIPI SULLE TASSE TAGLIANDO L’ALIQUOTA DAL 26 AL 14%
di Anna Messia
Il governo guidato da Giorgia Meloni tenta di reperire anche da fondi comuni e polizze Vita le risorse necessarie a finanziare gli interventi a sostegno delle imprese e delle famiglie alle prese con il caro energia. Tecnicamente si chiama «affrancamento», previsto nella Manovra, ed è la prima volta che viene utilizzato per i redditi di capitale. L’intenzione, semplificando, è quella di chiedere ai risparmiatori un anticipo immediato delle tasse sulle plusvalenze che stanno realizzando con i loro investimenti, in cambio di un’aliquota più bassa, fissata per entrambi al 14%, rispetto al valore medio del 26%. Esercitando l’opzione, l’imposta sul capital gain futura non sarebbe più calcolata dal momento dell’acquisto, ma da quello dell’affrancamento. Nel caso delle polizze Vita i prodotti interessati sono in particolare le gestioni separate (rami I e ramo V) che (a differenza delle unit linked), prevedono che il cliente riceva a scadenza almeno il capitale investito, senza rischio di perdite. E, in ogni caso, dovranno essere polizze che scadono dopo il 31 dicembre 2024 con l’obbligo i continuare a detenerle almeno fino al 1 gennaio 2025, scongiurando quindi il rischio di una pioggia di riscatti. Quanto potrà sperare di raccogliere l’esecutivo da queste misure? La relazione tecnica, che fornisce le stime, non è ancora stata resa nota ma molto dipenderà da come i provvedimenti verranno attuati e i dubbi non mancano. Il risparmio sulle polizze vita rispetto all’aliquota standard dovrà infatti essere misurato caso per caso dai clienti, considerando che gran parte delle riserve Vita delle gestioni separate (circa il 60%) è investito in titoli di Stato per i quali la tassazione è già più bassa del 14%, pari al 12,5% come per i Btp, mentre le altre componenti sono tassate al 26%. L’aliquota media delle gestioni separate, complessivamente, è pari in media al 18-19% con un risparmio effettivo che sarebbe quindi pari ad appena 4-5 punti percentuali. Uno sconto che assume valore per i grandi patrimoni ma che diventa trascurabile nel caso di polizze vita di importi più limitati. Ma, potenzialmente, il bacino da cui pescare è molto ampio considerando che le riserve delle gestioni separate sono pari a circa 600 miliardi e le plusvalenza stimate ammontano oggi a circa 60 miliardi. Se, teoricamente, tutti i sottoscrittori decidessero di approfittare della possibilità di una tassazione al 14% per le plusvalenze realizzate finora, il governo potrebbe incassare addirittura 8,4 miliardi solo dalle polizze vita. Come detto, però, la convenienza è limitata per gran parte dei clienti retail e in ogni caso, come scritto nella norma, dovrà essere il risparmiatore stesso a fornire alla compagnia «la provvista dell’imposta sostitutiva» pronto cassa, o magari chiedendo un credito alla stessa impresa se non avesse disponibilità della somma, riducendo quindi ulteriormente inevitabilmente il beneficio dello sconto fiscale. Mentre non è chiaro se potrà essere percorsa una terza strada, ovvero la possibilità di riscattare solo una parte della polizza, necessaria a pagare l’anticipo delle tassazione. Interrogativi che restano aperti mentre per i fondi comuni (compresi quelli immobiliari) l’affrancamento potrà essere più agevole visto che, a differenza delle polizze non c’è alcun obbligo di detenere il prodotto per due anni e il cliente può quindi liquidare il fondo usando il beneficio fiscale per poi reinvestire sullo stesso o su una altro prodotto. Ma anche in questo caso a muovere saranno probabilmente i grandi investitori, compresi gli istituzionali che la norma incluso. (riproduzione riservata)
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