La Fabi lancia l’allarme mutui

SUI PRESTITI LE FAMIGLIE ITALIANE PAGANO PIÙ INTERESSI RISPETTO ALLA MEDIA EUROPEA

di Rossella Savojardo
Con i prezzi energetici ancora in corsa e l’inflazione che continua a battere ogni record, toccando quasi il 12%, per gli italiani l’accesso al credito è sempre più costoso e la casa di proprietà rappresenta sempre più una conquista. Gli effetti dei rialzi dei tassi di interesse decisi dalla Banca Centrale Europea sono già visibili sui dati di mutui e prestiti dei primi sette mesi dell’anno, i quali risultano in crescita (+0,4%) ma a un ritmo nettamente inferiore rispetto a quello degli ultimi cinque anni (+1,2%), stando all’ultimo studio della Fabi. Il rallentamento è ancora più accentuato se si guarda ai mutui ipotecari per i quali gli interessi hanno già superato il 4% e adesso, dopo il nuovo rialzo Bce, secondo la Federazione dei bancari è possibile che arrivino a sforare anche il 5%. «I dati sui prestiti di fine estate rappresentano un segnale di discontinuità e di preoccupazione», spiegano dalla Fabi, «a partire da agosto, infatti, in controtendenza rispetto al passato cominciano ad affacciarsi i primi segnali di una battuta d’arresto per chi ancora vede nel mattone un bene rifugio e per le imprese il cui costo del credito potrebbe appesantirsi.

Contro un’accelerazione del 2,2% registrata fino al mese di luglio, a fine agosto, i prestiti alle imprese sono aumentati solo dello 0,7% rispetto al mese precedente. Nel dettaglio, per quanto concerne le imprese, da luglio ad agosto si è registrato un aumento complessivo dei finanziamenti di scarsi 4,5 miliardi, un’accelerazione favorita dal solo incremento dei prestiti di medio periodo per 3,9 miliardi (+2,5%), accompagnata da una modestissima crescita registrata non solo sul versante dei prestiti oltre i cinque anni, aumentati di 474 milioni, ma anche sul versante dei prestiti a brevissimo termine (fino a 1 anno), aumentati di soli 66 milioni.

Per le famiglie italiane, invece, i prestiti si sono contratti dello 0,1%, frenata valsa oltre 600 milioni in meno di credito. Quanto alla scarsa crescita degli altri finanziamenti, non riesce neanche a compensare il calo del credito al consumo e dei mutui. Il credito alle famiglie solo in agosto è diminuito di 633 milioni. Nel dettaglio, i mutui ipotecari sono diminuiti di ben 298 milioni (-0,1%), mentre il credito al consumo ha subito una frenata di 409 milioni (-0,4%). Unico comparto a non aver subito una battuta d’arresto è quello degli altri finanziamenti, aumentato di circa 70 milioni (+0,1%).

Oltre a rappresentare una chiara inversione di tendenza, la contrazione dei mutui secondo Fabi è un allarme che potrebbe trasformarsi nei prossimi mesi in una piaga finanziaria per le famiglie. In Italia, per altro, queste pagano già rate più alte rispetto a quelle degli altri paesi europei, visto i tassi di interessi del paese più alti del livello medio di quelli registrati nella zona euro. Questo vale pressoché per tutte le categorie di prestiti, partendo dai mutui, passando per il credito al consumo e infine arrivando agli altri finanziamenti erogati alle famiglie. «C’è poi un problema giovani», ricorda Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, commentando gli ultimi dati. «Il governo potenzi il fondo di garanzia per aiutare i giovani a comprare casa».

È in questo quadro appena descritto che la Fabi accende l’allarme: la crisi dei mutui subprime in Europa potrebbe riaccendersi, innescata dalla difficoltà dei cittadini di far fronte a rate sempre più alte.«La cronaca finanziaria del 2008», segnalano dalla Federazione, «insegna che, nel periodo storico in cui il rialzo dei tassi è stato più alto di sempre e ha preceduto la politica accomodante della Bce per i successivi 15 anni, i tassi hanno raggiunto soglie da capogiro».Ora, la mappa delle condizioni del credito nell’Eurozona «potrebbe dare qualche indicazione per il futuro, anticipando l’allarme finanziario per tutti quei cittadini per i quali i rischi di usura e di povertà potrebbero sostituirsi a quei da sovra indebitamento». A oggi, comunque, se pur vero che l’inasprimento delle condizioni sui tassi e quindi sui mutui corre il rischio di mettere a dura prova la sostenibilità finanziaria del debito delle famiglie, la situazione pare differente. Negli Usa la crisi subprime venne infatti innescata dalla volontà delle banche di scaricare il rischio d’insolvenza dei mutuatari in appositi veicoli di cartolarizzazione che furono poi collocati ai piccoli risparmiatori. Una deriva di cui oggi al momento non c’è traccia. (riproduzione riservata)

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