Inflazione, i fondi pensione non sono da evitare

Giulia Sirtoli
Nonostante la spinta inflazionistica, la previdenza complementare non è da fuggire. Rassicurano le case finanziarie sui fondi pensione, sui quali è da preferire una visione di lungo periodo. Questi alcuni rilievi emersi durante la tavola rotonda tenuta ieri da Assoprevidenza in coda all’assemblea associativa.

Crisi energetica, aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti e regolamentazione Covid in Cina sono i tre motori della crescita inflazionistica che sta colpendo i mercati. Ciò provocherà una rivalutazione del tfr a fine anno che favorirà chi ha conservato la somma in azienda. Per questo, il 2022 è l’annus horribilis della previdenza complementare, nelle parole di Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, che ha moderato la tavola rotonda di ieri, con la partecipazione di vari esponenti delle case finanziarie partner dell’associazione italiana per la previdenza complementare.

Infatti, come emerge dai dati Covip di settembre 2022, il settore ha registrato un aumento in termini di iscritti, ma il rendimento delle risorse gestite è stato negativo. Nel dettaglio, le posizioni in essere a settembre presso le forme pensionistiche complementari sono 10,1 mln, in crescita del 4,2% rispetto alla fine del 2021. Tuttavia, nei nove mesi del 2022 i rendimenti sono risultati pari a -10,6% e a -12,2% per fondi negoziali e fondi aperti. Nonostante gli scenari neri, è emersa la necessità di non collegare tali eventi alla scelta di evitare la previdenza complementare. Infatti, su un punto concordano tutti i rappresentanti delle case finanziarie presenti: la previdenza è un settore che non esaurisce le sue possibilità in periodi congiunturali, ma piuttosto ha il vantaggio di spiegarsi sul lungo periodo. Emerge infatti dai dati Covip che, osservando piuttosto l’andamento negli ultimi dieci anni, i rendimenti risultano invece positivi. In particolare, da inizio 2012 a settembre 2022, il rendimento medio annuo composto rimane positivo, essendo pari al 2,7% per i fondi negoziali e al 3% per i fondi aperti.

Giulia Sirtoli
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