I fronti aperti di Montepaschi e bcc

di Angelo De Mattia
Due importanti affermazioni ascoltate nel convegno Acri per la Giornata mondiale del Risparmio meritano approfondimenti e chiarimenti. In primis l’aumento di capitale del Montepaschi per il quale, considerando anche gli impegni degli investitori che hanno prestato una sub-.garanzia, saranno da prendersi in carico dal consorzio di banche circa 177 milioni, importo di certo sostenibile. Mentre ci si avvia alla conclusione dell’operazione il ministro Giorgetti ha sostenuto che lo Stato gestirà in maniera ordinata la dismissione della propria quota di capitale del Monte, tenendo conto degli impegni assunti con la Commissione Ue, e lascerà al mercato un soggetto bancario forte. Queste parole sembrano preannunciare l’attuazione di un’uscita completa del Tesoro dall’Istituto. Ecco, allora, il bisogno di ulteriori chiarimenti: quale fine farà il ripetuto (nel governo Draghi) impegno al mantenimento del marchio che taluni ritenevano come la realizzazione dello spezzatino, mentre altri ipotizzavano la salvaguardia di una struttura minore del Monte, ivi incluso l’insediamento a Siena e in Toscana? L’affidamento al mercato comporterà il ricorso a specifiche forme societarie concorrenti per la cessione della partecipazione pubblica o si promuoveranno negoziati con altri istituti? Se per la soluzione del problema Monte si avvierà una fase di riorganizzazione e consolidamento del settore, qual è al riguardo la posizione del ministro? Grande chiarezza è legittimo attendersi dalla parte pubblica.

L’altro argomento da chiarire riguarda le bcc. Nel convegno il governatore Ignazio Visco ha sostenuto che il ruolo di queste banche, molto rilevante nell’intermediazione del risparmio, non è venuto meno a seguito della riforma, anzi si è rafforzato, a partire dalla formazione dei gruppi cooperativi circa quattro anni fa. A livello di settore, sono migliorati il rapporto tra crediti deteriorati e il totale dei finanziamenti e quello tra costi e ricavi; sono aumentati il rendimento del capitale e delle riserve e il coefficiente patrimoniale relativo al capitale di migliore qualità; progressi sono avvenuti nell’ambito del governo societario. Visco poi non ha taciuto che la riforma ha richiesto agli istituti in questione importanti cambiamenti sul piano strategico, organizzativo e operativo. Per le bcc con attivo di bilancio inferiore a 5 miliardi, la Banca d’Italia ha introdotto una serie di misure di Vigilanza per attuare criteri di proporzionalità e adeguatezza. Nella stessa giornata Federcasse, con il suo presidente Augusto dell’Erba, rileva che vi sono pure altri aspetti della normativa europea, ivi compresi il prossimo recepimento di «Basilea 3 più» e il presidio dei rischi ambientali, sociali e di governo societario sui quali ci si attende che governo e Vigilanza intervengano per supportare l’azione di questo settore e della Federazione per conseguire soluzioni improntate a proporzionalità. In effetti siamo convinti che l’opera non è conclusa, che vi è ancora da lavorare, non essendo sufficiente fermarsi al tetto dei 5 miliardi di cui si è detto e per specifiche materie. La non osservanza dell’insieme dei principi sopra citati finisce per essere causa di proposte che vengono prodotte per modifiche normative radicali da apportare alla riforma del credito cooperativo. Dunque, sarebbe lungimirante far presto. Su di un altro più ampio versante il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha avanzato proposte che, del pari, richiedono pronte risposte, innanzitutto da parte del governo. Insomma, vi è una tematica del credito che richiede grande progettualità.

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